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Gaza, oltre le bombe anche le banche: come Israele stringe il cappio sui palestinesi

Non bastano il genocidio e gli “escursionisti” in Cisgiordania: ora l'annientamento passa anche dalla finanza

Giuseppe Cirillo

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Cosa accadrebbe a un Paese se qualcuno, con intenzioni tutt’altro che benevole, utilizzasse il proprio potere per influire sul controllo monetario, commerciale e bancario, paralizzando l’intera economia? Il risultato sarebbe qualcosa di terrificante, ovviamente scioccante. Ma ciò che più d'ogni altra cosa dovrebbe spaventare è il fatto che questo, in realtà, sta già avvenendo: a Gaza.  

Nella Striscia di Gaza i bombardamenti israeliani hanno devastato quasi tutto. Una distruzione fisica enorme. Le foto che abbiamo visto nei mesi lo hanno dimostrato ampiamente. Secondo alcune stime della Banca Mondiale, delle Nazioni Unite e dell'Unione Europea, gran parte della produzione economica si è già fermata, l'economia di Gaza si è contratta di oltre l'80% e gran parte delle infrastrutture civili è stata distrutta o gravemente danneggiata. 

Ora, la questione centrale risiede proprio in quell'80 per cento. Resta, infatti, un altro 20 per cento, insieme a un altro dato che potrebbe sfuggire ai molti, ma non a chi da tempo sta portando avanti un vero e proprio genocidio ai danni del popolo palestinese.

A volte, distruggere gli edifici non equivale necessariamente a distruggere tutte le strutture economiche e istituzionali. Il “rischio”, infatti, è che le case siano già state distrutte dai continui bombardamenti. Ma se anche un solo seme fosse rimasto nascosto, con il tempo potrebbe dare origine a una nuova vita.

Questo seme viene rappresentato dal sistema bancario, dai suoi pagamenti, da quello che resta delle importazioni, degli stipendi e delle poche reti commerciali rimaste ancora in piedi. Ed è proprio questo seme che il governo sionista israeliano, evidentemente, vuole distruggere. Non solo intende cancellare il popolo palestinese, lasciando spazio a disposizione per fare incetta di territori, ma vuole distruggere anche ogni remota possibilità futura che i palestinesi, o almeno quelli rimasti ancora in vita, possano in qualche modo rinascere dalle macerie.

Ecco dunque che il bersaglio non sono soltanto i palestinesi inermi e indifesi assieme a donne e bambini, oppure gli ospedali, le scuole o i centri di distribuzione allestiti per donare acqua e cibo. A essere presi di mira sono anche le banche. Non le mura e gli sportelli fisici, ma il sistema all'interno del quale operano. Se un singolo ospedale viene bombardato, perdi un ospedale. Ma se blocchi il sistema bancario, puoi impedire contemporaneamente il pagamento dei fornitori, gli stipendi pubblici, gli acquisti di carburante, l'importazione di medicinali, il commercio tra imprese e molto altro ancora. Tanto geniale quanto demoniaco.

Le banche israeliane
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Immagine di copertina by Paolo Bassani. Realizzata con supporto IA