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Flotilla, le accuse degli italiani rientrati: “Picchiati, umiliati e chiamati per numero con i mitra puntati”

Le testimonianze di Mantovani e Carotenuto atterrati a Fiumicino. La Procura di Roma acquisisce il video di Ben-Gvir

AMDuemila

Le immagini dei partecipanti alla Global Sumud Flotilla inginocchiati a terra, con le mani legate dietro la schiena e sorvegliati dai soldati israeliani, sono già finite al centro dell’inchiesta aperta dalla Procura di Roma. I magistrati acquisiranno infatti il video diffuso sui social dal ministro della Sicurezza nazionale israeliano Itamar Ben-Gvir, nel quale gli attivisti vengono derisi mentre sono trattenuti nel porto di Ashdod. Il filmato entrerà nel fascicolo insieme alle testimonianze dei 29 italiani rientrati nelle ultime ore, tra cui il giornalista del Fatto QuotidianoAlessandro Mantovani e il deputato M5S Dario Carotenuto.

La Procura capitolina sta già lavorando da tempo su precedenti missioni della Flotilla. Nell’ultimo procedimento, relativo ai fatti del 29 aprile, il pm Stefano Opilio ipotizza il reato di sequestro di persona dopo l’abbordaggio di 22 imbarcazioni. Per la missione dell’autunno scorso, invece, i magistrati procedono per tortura, sequestro di persona, danneggiamento con pericolo di naufragio e rapina. In quell’ambito è stata chiesta anche una rogatoria internazionale alle autorità israeliane.

Al loro arrivo all’aeroporto di Fiumicino, Mantovani e Carotenuto hanno mostrato ai cronisti le fascette rosse numerate applicate ai polsi dai militari israeliani dopo il fermo. Il giornalista aveva il numero 164, il parlamentare il 147. Proprio quei numeri, raccontano, sarebbero stati usati durante le operazioni di trasferimento e detenzione.

A un certo punto - ha raccontato il deputato M5S - hanno chiamato me e il collega per numero, il 147, puntandoci contro i mitra. Noi avevamo fuori dai container le mani alzate, ci hanno chiesto di avanzare con le mani in alto e poi di girarci. Quelli sono stati forse i secondi più lunghi della mia vita. Dopodiché ci hanno preso per il collo e ci hanno diviso e da quel momento in poi non più niente dei miei compagni di viaggio, che per me sono veramente delle persone straordinarie”.

Le testimonianze raccolte dai due italiani descrivono un trattamento violento e degradante subito dagli attivisti durante il trasferimento dopo l’abbordaggio della nave Kasr-I Sadabad, che si trovava in acque internazionali diretta verso l’Egitto. Mantovani ha riferito che le forze israeliane avrebbero aperto il fuoco contro l’imbarcazione prima di salire a bordo. “Le forze israeliane hanno sparato contro la nostra barca diversi colpi, non saprei dire che tipo di proiettili, per farci mettere a prua”, ha raccontato.

Secondo il giornalista, i passeggeri sarebbero stati poi trasferiti su una seconda nave-container utilizzata come centro di detenzione temporaneo. “Siamo stati incatenati e ammanettati - ha detto -. Io sono stato spogliato, mi hanno buttato gli occhiali da vista e lasciato in costume da bagno. Siamo stati picchiati e presi a calci, noi anche meno degli altri: sentivo le urla degli attivisti, qualche costola di sicuro qualcuno se l’è rotta. Su quella seconda nave container quasi tutti quelli che arrivavano, eravamo circa 180, hanno preso le botte”.

Anche il deputato del Movimento 5 Stelle ha parlato di violenze diffuse. “Ho ricevuto un pugno nell’occhio che per un po’ mi ha accecato. Ma ho visto persone con problemi alle orecchie, agli occhi. Ho sentito donne denunciare violenze sessuali. Siamo molto preoccupati per gli attivisti che sono ancora lì e non sappiamo cosa stiano subendo”.

Carotenuto ha inoltre raccontato l’esistenza di una stanza utilizzata per le aggressioni ai fermati. “C’era addirittura una panic room – racconta visibilmente scosso l’onorevole pentastellato che mostra anche il braccialetto rosso con numero di matricola assegnato ai fermati – all’interno c’erano 3 persone che, dicendoci ‘Welcome to Israel’, ci picchiavano selvaggiamente. C’erano 20 o 30 persone con probabili fratture, 5 traumi cranici, alcuni abusi di violenza sessuale, anche anziani di 70 anni sono stati torturati”.

Mantovani conferma le violenze subite durante il fermo: “Ci hanno sbattuto per terra. Sono stato colpito sul volto e sulle gambe”. Entrambi riferiscono inoltre di essere stati costretti a firmare documenti contenenti dichiarazioni false durante la permanenza in custodia israeliana.

I due italiani sono riusciti a contattare l’ambasciata soltanto durante uno scalo ad Atene, dopo la deportazione da Israele. Intanto restano forti le preoccupazioni per gli altri attivisti ancora trattenuti. Gli avvocati della ong Adalah, che assiste i partecipanti alla missione, hanno denunciato di non essere riusciti a incontrare tutti i fermati e temono che possano essere trasferiti nel carcere di Ketziot in attesa delle procedure di espulsione accelerate annunciate dal governo di Benjamin Netanyahu.

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Foto © Imagoeconomica