Strumenti di accessibilità
Skip to main content
| Topnews

Duemila Secondi. Bombe nucleari ad Aviano, l’avv. Starace: ''GIP valuterà nostra denuncia''

Per la prima volta l’arsenale nucleare nascosto nelle basi italiane entra in un’aula di tribunale: “Chiediamo risposte, il nostro territorio è a rischio”

Karim El Sadi

Per la prima volta, la questione della presunta presenza di armi nucleari nella base di Aviano arriva davanti a un giudice. Dopo le archiviazioni delle denunce presentate a Roma e Brescia, il GIP del Tribunale di Pordenone ha fissato per il 15 giugno 2026 l’udienza sull’opposizione alla richiesta di archiviazione avanzata dalla Procura. Un passaggio che le realtà pacifiste e i promotori dell’iniziativa considerano storico, perché potrebbe aprire una fase nuova nel dibattito sulla presenza di ordigni nucleari sul territorio italiano.
La notizia è stata annunciata dall’avvocato Pierumberto Starace, che rappresenta i sedici firmatari della denuncia e che abbiamo intervistato nel podcast “Duemila Secondi”.
Non è la prima volta che denunciamo. La prima denuncia risale al 2005, quindi oltre vent’anni fa”, racconta Starace. “Fino ad ora i pubblici ministeri avevano sostanzialmente respinto queste iniziative e avevano persino sostenuto che i denuncianti non fossero persone offese, nonostante risiedessero nei pressi delle basi americane presenti sul territorio nazionale”.
Secondo il legale, l’udienza del 15 giugno rappresenta una novità assoluta: “Questa denuncia, a differenza di quella presentata al Tribunale di Brescia, non è stata archiviata. Il pubblico ministero ha provato ad archiviarla ma noi ci siamo opposti prima che il GIP emettesse il decreto di archiviazione e credo che, per la prima volta, siamo riusciti a far sì che un giudice convocasse un’udienza sulla fondatezza o meno di questa denuncia”.
Nel corso dell’intervista, Starace sostiene che la presenza di armi nucleari nelle basi di Aviano e Ghedi sia ormai un fatto noto da anni. “In alcune di queste basi è sicuro che ci siano bombe nucleari, sicuramente ad Aviano e a Ghedi. Ne abbiamo alcune decine, anche se non esiste un dato ufficiale. Dai documenti in nostro possesso e dalle risposte fornite alle interrogazioni parlamentari, nessuno ha mai negato la presenza di queste armi”.

L’avvocato ritiene inoltre che questa situazione sia incompatibile con gli obblighi assunti dall’Italia sul piano giuridico e internazionale. “Violano la normativa italiana sull’importazione, costruzione e detenzione di armi nucleari. Violano l’articolo 11 della Costituzione, secondo cui la Repubblica ripudia la guerra, e contrastano con il Trattato di non proliferazione nucleare ratificato dall’Italia nel 1975. Per quanto ci riguarda non c’è alcun dubbio sul fatto che la situazione sia illegale”.
Tra gli aspetti più controversi vi è anche il tema della sicurezza delle popolazioni che vivono nelle vicinanze delle installazioni militari. “La presenza di queste armi è risaputa in ambito militare e rende la base interessata un obiettivo legittimo di un’eventuale ritorsione”, afferma Starace. “Per questo numerose associazioni hanno chiesto l’esistenza e la pubblicazione di piani di emergenza per la popolazione. La prefettura dovrebbe predisporli, ma anche su questo tema registriamo grande reticenza”.
Secondo il legale, l’udienza di Pordenone ha già attirato attenzione oltre i confini nazionali. “Questa vicenda ha avuto un’eco internazionale. Noi ci aspettiamo quantomeno un approfondimento istruttorio, la prosecuzione delle indagini e la formulazione di un’imputazione. Il 15 giugno ci saranno associazioni, cittadini e televisioni. Potrebbe esserci un popolo intero ad assistere alla decisione del giudice”.
Nell’intervista si affronta anche il tema della crescente instabilità internazionale e del rischio nucleare. “La guerra è una realtà. Se gli Stati Uniti dovessero decidere di utilizzare queste bombe per attaccare o contrattaccare, noi non avremmo voce in capitolo”, sostiene Starace. “Bisogna considerare che i tempi tecnici per decidere e agire nell’utilizzo di un’arma nucleare si sono ridotti drasticamente. Oggi si parla di circa 89 secondi. La catastrofe nucleare dista 89 secondi”.
L’intervista completa a Pierumberto Starace è disponibile nel nuovo episodio di “Duemila Secondi”. 

ARTICOLI CORRELATI

Da Aviano un migliaio di voci per la pace: ''No alle guerre e alle bombe nucleari''

Perché l'Italia: anatomia di un laboratorio

Usa: testate con successo le termonucleari B61-12