Dell’Utri, Tescaroli: ''Tutto ciò che è stato fatto era doveroso. Intolleranza punta a delegittimazione''
Su Repubblica parla il procuratore di Prato che a Firenze avviò l'indagine sui mandanti esterni delle stragi ’92-’94

"Un problema esiste. Siamo ancora qui, dopo un trentennio, ad attendere che ci sia il rispetto dell’azione e delle verifiche che prima i pm e poi i giudici hanno il dovere di compiere". Sono le parole di Luca Tescaroli, attuale procuratore di Prato ed ex magistrato della Procura di Firenze che avviò l'indagine sui mandanti esterni delle stragi mafiose del 1992-1994. Dichiarazioni che arrivano all'indomani della notizia dell'archiviazione delle accuse nei confronti di Marcello Dell'Utri nell'ambito dell'inchiesta sui mandanti occulti delle stragi del 1993. Il gip di Firenze Patrizia Martucci ha infatti disposto l'archiviazione rilevando che "mancano elementi concreti su contatti/rapporti diretti tra Cosa Nostra e Silvio Berlusconi e quindi Marcello Dell'Utri, stretto collaboratore di Berlusconi". Dopo trent'anni di indagini si tratta della sesta archiviazione.
Intervistato da Repubblica, Tescaroli evita di entrare nel merito della decisione del giudice, ma rivendica la legittimità del lavoro svolto dai magistrati e l'obbligo di approfondire ogni elemento investigativo emerso nel corso delle indagini. Alla domanda se si senta colpito dall'archiviazione o se ritenga che sia stato un errore aprire l'inchiesta su Berlusconi e Dell'Utri, risponde: "Ho troppo rispetto di tutti gli attori in campo, dei miei doveri e anche delle persone che non ci sono più per entrare nel merito. Una cosa posso dirla con serenità: tutto ciò che è stato fatto, era doveroso fare".
Nel corso dell'intervista il procuratore allarga però il ragionamento al rapporto tra politica e magistratura, denunciando un clima di crescente ostilità nei confronti dell'azione giudiziaria. "La politica, non tutta certo, non accetta il sindacato che la magistratura deve svolgere quando di mezzo ci sono figure che esercitano un grande potere", afferma.
Tescaroli vede un progressivo aumento dell'intolleranza verso il controllo di legalità esercitato dalla magistratura. "Eravamo abituati, ma l’intolleranza sta crescendo a dismisura, lo abbiamo visto anche durante la campagna referendaria, con le offese, la sistematica volontà di demolire la credibilità dei magistrati. Sembrava dovesse finire, invece". E aggiunge: "È come se il responso dei cittadini, con la vittoria del no, non fosse stato accettato fino in fondo...".
Le polemiche seguite alle dichiarazioni di Marina Berlusconi vengono affrontate dal magistrato richiamando i principi costituzionali che regolano l'azione penale. "Mi limito a ricordare ai cittadini che un pm apre un’indagine non sulle comunità, ma su singole persone. E di fronte a specifici elementi e connessioni. Soprattutto, lo fa in applicazione dei valori della Carta: a carico di chiunque, piccolo o grande che sia, a prescindere dal potere, dalla posizione, perché tutti siamo uguali di fronte alla legge".
Quanto alle accuse secondo cui le contestazioni nei confronti del fondatore di Forza Italia sarebbero state costruite "con il fango del pregiudizio ideologico", Tescaroli replica: "Rispetto tutti. Ma direi che sono affermazioni che non meritano di essere commentate. Tornerei al punto: c’è l’intolleranza ormai esibita al controllo di legalità".
Secondo il procuratore, il clima attuale sarebbe persino più pesante rispetto agli anni dello scontro tra Silvio Berlusconi e la magistratura. "Sì, ravviso un differenziale non positivo. Oggi siamo in una campagna continuativa, direi senza tregua. Ogni giorno c’è un atto di delegittimazione. Che prende anche a pretesto le storie più o meno tragiche o controverse dell’attualità. Sono in magistratura dal 1991 e un periodo di tale perdurante aggressività non lo ricordo. Non fa bene alla comunità, tantomeno all’equilibrio tra i poteri".
Nella sua analisi emergono inoltre preoccupazioni per l'autonomia della magistratura e per alcune riforme che incidono sull'organizzazione delle indagini. "Si vorrebbe forse da parte di taluni che i magistrati dipendessero dal potere esecutivo?", si chiede. "Vi sono segnali non confortanti. Vi è, tra l’altro, l’accentramento di competenze delle indagini nei confronti delle procure distrettuali. Un dato che incide sulla diffusività del potere giudiziario, che va custodito invece nell’esclusivo interesse di tutti i cittadini".
Infine, Tescaroli si sofferma sulle nuove generazioni di magistrati, evidenziando il rischio di una crescente burocratizzazione del lavoro giudiziario. "Al netto della passione e del coraggio che certamente anima tanti, devo confessare che vedo, nell’atteggiamento di giovani colleghi, una burocratizzazione. Che, diciamolo così, nuoce. Il pm deve esercitare l’azione con rigore, sobrietà, ma con quell’autonomia e indipendenza che vanno messe al servizio della collettività. Un pm non deve preoccuparsi solo di tenere le carte a posto".
Fonte: la Repubblica
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© Jamil El Sadi














