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Condannare le vittime, assolvere i carnefici: il paradosso di un'Italia che non cambia

Lorenzo Baldo

In questo periodo ho pensato spesso a una parola, che tra l’altro è stata utilizzata anche nel titolo di questo incontro: oltre. “La verità oltre la mafia”. L’idea stessa che la verità sulle stragi mafiose nel nostro Paese vada “oltre la mafia” è già di per sé un atto d’accusa. E il termine “oltre” lo possiamo ritrovare in alcuni pezzi di questo grande puzzle che rappresenta il mondo in cui viviamo. 
Mi tornano in mente le parole di Matteo Messina Denaro quando, alla fine del 2012, aveva mandato una lettera a Palermo per chiedere alle famiglie mafiose del capoluogo di organizzare un attentato contro il Pm Nino Di Matteo che in quel periodo, assieme al pool, stava investigando sulla trattativa Stato-mafia, pochi mesi prima dell’avvio del relativo processo. “Mi hanno detto che si è spinto troppo oltre” era stata la spiegazione fornita da Messina Denaro, senza specificare chi. Era evidente che si stava riferendo ai mandanti esterni, i veri protagonisti di tante stragi e omicidi eccellenti in Italia. “Sono gli stessi mandanti di Paolo Borsellino”, aveva assicurato il pentito Vito Galatolo, parlando proprio con Di Matteo, e descrivendo i dettagli del progetto omicidiario che, secondo il Gip di Caltanissetta che ha archiviato l’indagine, è da considerarsi ancora “certamente operativo per gli uomini di Cosa nostra”.
Il paradosso di questo Paese è vedere i giusti che cercano la verità e la giustizia che rischiano la vita perché si sono spinti troppo “oltre”, mentre i mandanti esterni delle peggiori stragi restano impuniti nell’ombra. A livello internazionale è la stessa cosa.


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Le scene di violenza disumana a danno degli attivisti della Flotilla a cui abbiamo assistito pochi giorni fa parlano chiaro: Israele continua a calpestare platealmente i più basilari diritti umani, in totale spregio del diritto internazionale, e si spinge sempre più “oltre” ogni limite consentito nel continuare a perpetrare il genocidio a Gaza. E il mondo è sempre più complice di Netanyahu, come ha detto la mamma di Hind Rajab, la bimba di 6 anni uccisa dall’esercito israeliano, a cui si è ispirato un celebre film. Nel frattempo il nostro Governo, dopo oltre 70.000 morti a Gaza, tra cui più di 20.000 bambini, si sveglia di improvviso e chiede le scuse da Israele, limitandosi a richiedere all’Alto rappresentante dell’Unione Europea, l’adozione di sanzioni contro il ministro Ben-Gvir, ma non contro il governo Netanyahu. E questa è una squallida pantomima in quanto il governo sa bene che altri Paesi europei non consentiranno mai l’approvazione di quella sanzione e per approvarla serve l’unanimità. Mentre per approvare le sanzioni commerciali, non serve l’unanimità. Ma il nostro governo si guarda bene da interrompere gli accordi economici con Israele. Di fatto l’Italia e la Germania continuano ad avere un ruolo chiave nel bloccare la sospensione dell'accordo Ue-Israele. Nel frattempo quindi Benjamin Netanyahu resta impunito e Israele continua a dimostrare di non essere una democrazia, ma piuttosto uno Stato fuori legge. Ma fino a che punto a Netanyahu verrà consentita questa impunità? Forse fino a quando userà gli Epstein files per ricattare Trump? E, tornando a noi, fino a quando consentiremo a chi ci governa di ostacolare pesantemente la ricerca della verità sulle stragi, così come sta facendo la Commissione parlamentare antimafia, paradossalmente in grande sintonia con la procura di Caltanissetta? Chi ha cuore il futuro di questo disgraziato Paese ha il dovere morale di non permettere a coloro che hanno già superato la linea di confine dell’occultamento della verità, di andare “oltre”. Perchè se con la nostra ignavia, glielo permetteremo ancora, costoro continueranno a sbianchettare la storia scomoda. Quella che va “oltre”, e che per loro non può essere confermata politicamente e pubblicamente, perché rappresenta un’ammissione di colpa. E cioè che una parte dello Stato, cosiddetto deviato – su indicazione dei servizi segreti americani – ha armato il braccio di Cosa nostra che, insieme alla destra eversiva, ha realizzato le stragi. 


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Per questo governo significherebbe ammettere di essere oggi utilizzato dagli Stati Uniti come un utile idiota nelle strategie criminali americane. In primis, a sostegno del genocidio a Gaza, ma non solo. In un mondo che è sempre più una polveriera, i guerrafondai e i genocidi come Netanyahu o Ben-Gvir, continuano ad alimentare l’odio tra i popoli. Ma di fronte a tutto quell’odio, che mira a contaminare anche le nostre coscienze, tornano in mente le parole di Antoine Leiris. Che il 16 novembre 2015, dopo aver perso la moglie, Hélène, assassinata al Bataclan, rimase vedovo con un bambino di appena 17 mesi. Quel giorno decise di non cedere alla rabbia e alla paura, affermando che l'odio degli attentatori avrebbe ottenuto solo il risultato di renderli simili a loro. Antoine lo scrisse di suo pugno il giorno dopo la strage: “Rispondere all'odio con la rabbia sarebbe cedere alla stessa ignoranza che ha fatto di voi ciò che siete. Non avrete il mio odio e non avrete nemmeno quello di mio figlio”. Ed è come se un filo sottile unisse tutti coloro che cercano giustizia. Perchè chi sta occultando la verità sulle stragi di Stato in Italia, oltre a commettere una violenza vera e propria che apre agli scenari peggiori, sta ipotecando il nostro futuro, mettendo in catene la democrazia. A tutto questo bisogna contrapporre civilmente, ma con ancora più forza, la pretesa della verità sui mandanti esterni. Coloro che la nascondono, e diventano complici degli stragisti, così come gli stessi autori e sostenitori del genocidio in atto, non avranno mai il nostro odio, ma il nostro più totale disprezzo. Che è lo stesso con il quale verranno ricordati nei libri di storia, perché da quest’ultima non verranno assolti. 

Foto © Paolo Bassani 

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