Caso Regeni, condannati tre 007 egiziani, la famiglia: ''Sentenza per tutti i Giulio del mondo''
L’avv. Alessandra Ballerini: “Il governo ora deve rompere i rapporti con Il Cairo”. Lo Voi: “L’impianto accusatorio pare abbia retto”
A oltre dieci anni dal rapimento e dall’uccisione di Giulio Regeni al Cairo la prima corte d’Assise di Roma, dopo oltre otto ore di camera di consiglio, ha condannato tre 007 imputati appartenenti alla National Security egiziana accusati di aver sequestrato, torturato e ucciso il giovane ricercatore friulano nel 2016. Uhsam Helmi, colonnello, Athar Kamel Mohamed Ibrahim, colonnello, e Magdi Ibrahim Abdelal Sharif, maggiore, sono stati condannati a dieci anni di reclusione ma solo per il sequestro (non per tortura e omicidio). Tariq Sabir, generale di polizia che era al vertice del dipartimento incaricato di monitorare i sindacati indipendenti, è stato invece assolto. La Corte ha disposto anche l'interdizione perpetua dai pubblici uffici. Le motivazioni della sentenza saranno depositate entro 90 giorni. I tre sono stati inoltre condannati in solido al risarcimento dei danni patrimoniali e non patrimoniali nei confronti delle parti civili, da liquidare in separato giudizio. “Oggi sappiamo che la nostra fede nella giustizia è stata ben riposta", ha commentato Alessandra Ballerini, avvocata della famiglia Regeni. Richiamando le parole del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, "verità e giustizia non devono prestarsi a compromessi", la legale ha affermato che "queste parole oggi hanno trovato concretezza in una sentenza emessa nel nome del popolo italiano", che costituisce "un presidio per tutti i Giulio e le Giulie del mondo". "Al di là delle singole condanne, è evidente che l'impianto probatorio sostenuto dalla Procura ha superato il vaglio della Corte. Dovremo evidentemente leggere le motivazioni", ha aggiunto. La legale ha chiamato in causa anche il governo: "Ora anche il nostro governo dovrà prenderne atto, reclamare il risarcimento del danno, come richiesto dall'Avvocatura di Stato, e rompere i rapporti con un Paese che, lungi dall'essere sicuro, tortura e uccide anche i cittadini degli Stati cosiddetti amici". "Da stasera tutti i regimi, i loro apparati, le loro divise saranno costretti a ricordarsi che la dignità delle persone è inviolabile", ha aggiunto. Più cauta, in attesa delle motivazioni, la valutazione del procuratore di Roma Francesco Lo Voi. "Credo si possa dire, da ciò che il dispositivo consente di individuare, che la parte sostanziale, principale, dell'impianto accusatorio abbia retto", ha affermato. Lo Voi ha sottolineato l'importanza di essere riusciti a celebrare un processo che aveva rischiato di non poter procedere, "attivando anche la Corte costituzionale", davanti a una Corte d'Assise "autonoma ed indipendente" e con gli imputati assenti rappresentati dai difensori d'ufficio. Il risultato, ha osservato, è stato raggiunto nonostante "una cooperazione non particolarmente proficua da parte delle autorità egiziane". Il procuratore ha inoltre ringraziato Sergio Colaiocco per il lavoro svolto sul caso. La giornata era cominciata in un'aula Occorsio assiepata di cittadini, associazioni e giornalisti. Presenti i genitori di Giulio, Paola Deffendi e Claudio Regeni, e la sorella Irene. Prima di entrare Ballerini aveva ricordato il "faticosissimo percorso ad ostacoli, in salita" affrontato dalla famiglia: "In pochi avrebbero scommesso che saremmo arrivati ad un processo e poi ad una sentenza. Questa è già una vittoria ma non ci accontentiamo".
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