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Caso Ranucci, Conte contro Meloni: ''Report era un conto aperto''

Elly Schlein: “Era già scritto, la destra ha ottenuto il suo obiettivo dopo anni di attacchi al programma e al conduttore”

Giuseppe Cirillo
antimafiaduemila

La decisione della Rai di defenestrare Sigfrido Ranucci, allontanandolo dalla conduzione di Report, ha sollevato non poche critiche e non solo dalla redazione di Report, che ha definito la scelta come "irricevibile" sia per il metodo utilizzato da viale Mazzini che per la decisione in sé. A criticare pesantemente la decisione è anche il leader pentastellato Giuseppe Conte, che durante la presentazione del suo libro "Una nuova primavera" ha lanciato pesanti critiche contro il governo Meloni. Lo ha fatto senza troppi giri di parole, definendo l'ultimo attacco contro Ranucci come l'effetto di "un editto della premier Meloni".

L'ex premier ha infatti ribadito il successo meritato della trasmissione di Rai Tre, che negli anni si è sempre distinta per la qualità dell'informazione offerta al pubblico televisivo. "È tutto governato da Palazzo Chigi, era un conto aperto. Report, trasmissione d'inchiesta, rappresenta uno degli ultimi spazi di reale autonomia nel panorama informativo italiano. L'informazione oggi - ha precisato Conte - è peggiorata rispetto ai tempi di Silvio Berlusconi perché il 90% dell’informazione, parlo di stampa e tv, è controllata direttamente o indirettamente da Palazzo Chigi. Rimaneva Report".

Conte ha ricordato anche le modalità che hanno accompagnato l'attentato contro il giornalista. Soprattutto, ha sottolineato come non sia emerso nessun dato che possa far anche solo immaginare che le inchieste di Report possano essere state condizionate da Lavitola. "Ranucci non c'entra nulla, lui è la vittima", ha precisato.

L'attacco alla premier Giorgia Meloni non ha escluso la carenza del suo governo in molti aspetti che riguardano la vita del Paese. Dal caro vita alle imprese e alle famiglie che sono sempre più in difficoltà economiche, "questo governo - ha sottolineato Conte - si prepara a festeggiare i suoi quattro anni mentre le pompe di benzina sono diventate come gioiellerie. Quattro anni di durata e zero riforme, c'è poco di cui vantarsi".

Almeno per il momento, da parte della premier non è arrivato ancora nessun commento. A commentare, invece, è il partito Fratelli d'Italia, che attraverso una nota in commissione Vigilanza Rai sembra aver avallato la tesi di Conte. Il partito di Giorgia Meloni ha infatti spiegato che "auspica che la trasmissione ‘Report’ torni finalmente a fare il suo vero mestiere, quello per cui tutti i cittadini pagano il canone, ovvero il giornalismo d’inchiesta. L’auspicio è che torni a essere una trasmissione d’inchiesta credibile, dopo anni in cui la sua funzione originaria è stata distorta a vero e proprio organo di faziosa propaganda politica e ideologica". Un commento, quello di FdI, che sembra voler ignorare i grandi risultati raggiunti e mantenuti costanti nel tempo grazie al lavoro della squadra di Report, da sempre premiata con la fedeltà dimostrata, appunto, da quel pubblico che paga il canone.

I parlamentari del M5S in commissione di Vigilanza Rai - ha spiegato "Il Fatto Quotidiano" - scrivono: “L’obiettivo di Giorgia Meloni era quello di distruggere Report nell’anno elettorale e lo ha fatto”. Per la pentastellata Barbara Floridia, “l’Italia è ripiombata nei tempi bui dell’editto bulgaro”.

A commentare la vicenda è anche il Pd, che attraverso Elly Schlein ha fatto sapere: “Era già scritto che Ranucci non venisse confermato. La destra ha ottenuto il suo obiettivo dopo anni di attacchi al programma e al suo conduttore. Telemeloni non ha nemmeno aspettato che i magistrati facessero luce sulla vicenda. Ciò dimostra che l’obiettivo era far saltare Report”.

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