L'agenda rossa di Paolo Borsellino la custodiscono i servizi segreti. "Io è da 30 anni che sostengo invece che l’agenda rossa è la scatola nera per la strage di via d’Amelio. Ed è per quello che delle mani che non erano mani dei mafiosi, ma mani di una persona che rivestiva un ruolo dello Stato, hanno sottratto subito dopo l’esplosione".
Gli occhi sono tutti per Salvatore Borsellino, fratello del magistrato Paolo Borsellino, presente come ogni anno alla caserma Lungaro, sede del reparto scorte della Questura di Palermo, dove si è tenuta la tradizionale commemorazione organizzata dal Siap (Sindacato italiano appartenenti Polizia) alla vigilia del 34° anniversario della strage di via d’Amelio. Assente il questore Vito Calvino, era presente il suo vice, Alessandro Milazzo. L'ispettore Luigi Lombardo, rappresentante del Siap, ha definito la caserma "un luogo sacro" bagnato da "sangue innocente che pretende verità e giustizia a distanza di 34 anni". Ha sottolineato come l’iniziativa sia priva di retorica: "Noi non ricorderemo mai queste persone, o meglio, le abbiamo davanti ogni giorno, noi facciamo memoria di loro". 
Accanto a Salvatore sedeva Giuseppa Catalano, sorella di Agostino Catalano, capo della scorta di Borsellino. Con i ricordi il fratello del giudice morto il 19 luglio 1992 ritorna a quel terribile giorno: "Mi è stato risparmiato di vedere tutto quell’inferno che voi avete dovuto vivere", ha detto, ricordando di essere arrivato in via d’Amelio solo a notte fonda dopo aver appreso la notizia dalla televisione mentre viveva a Milano. Per Borsellino quel luogo rappresenta un momento essenziale della memoria, senza retorica. "Il giorno di memoria si potrebbe concludere qui, non ci sarebbe bisogno di tutto il resto", ha affermato, riferendosi all’ufficio da cui partirono gli agenti di scorta. Ha ribadito la sua posizione sul palco di via d’Amelio, che considera uno spazio riservato esclusivamente ai familiari delle vittime: "Perché io dalle istituzioni aspetto prima di tutto verità e giustizia, e fino a quando non avrò verità e giustizia non permetterò che vengano come istituzioni, ma potranno venire come singole persone".
Borsellino ha anche rivelato un momento di tensione personale.
“Sono stato ferito appena arrivato qui. Ero appena entrato in questo luogo che per me è sacro. Sono stato avvicinato da due giornalisti del TGS, i quali mi hanno riferito in maniera incompleta un’affermazione di Lucia che purtroppo ha suscitato una reazione di cui mi pento veramente. Dovevo aspettare di vedere quello che ha detto veramente Lucia prima di reagire come sono stato portato a reagire. Mi era stato riferito soltanto che Lucia mi aveva detto che non c’è bisogno di trovare l’agenda rossa per sapere perché è morto loro padre".
"Sentirmi riferire che Lucia avesse potuto dire che non c’è bisogno di trovare l’agenda rossa" è "una cosa che mi ha colpito e quindi devo chiedere scusa a Lucia - ha detto - Voglio leggere quello che ha veramente detto. Io non ho soltanto perso un fratello, ho perso anche dei nipoti, dei nipoti che da 3 anni hanno ritenuto di dover interrompere i rapporti di ogni tipo con me. Io ai miei nipoti continuo a volere il bene che gli ho sempre voluto. E devo dire a Lucia: Lucia, si possono seguire strade diverse per arrivare alla verità, ma l’importante è che tutti tendiamo ad arrivare alla verità e a nient’altro che alla verità. E quindi chiedo scusa se con la mia reazione, a Lucia, anche se forse non riuscirà a sentire la voce, se con la mia reazione posso averla in qualche maniera ferita”. 
Nino Morana Agostino, nipote di Vincenzo Agostino (scomparso il 21 aprile 2024), che ha accompagnato suo nonno in tutte le battaglie per ottenere la verità sulla morte del figlio Nino Agostino e della moglie Ida Castelluccio (incinta) il 5 agosto del 1988; ha parlato della propria esperienza personale. Non avendo vissuto gli anni delle stragi, ha raccontato di essere cresciuto durante l’adolescenza con il nonno sotto scorta. "Ho conosciuto le persone oltre la divisa", ha detto, ricordando gli agenti come "ragazzi" che hanno accudito il nonno fino all’ultimo, accompagnando anche la sua bara fuori dalla cattedrale.
Anche la voce di Antonio Vullo, unico sopravvissuto della scorta di Paolo Borsellino, si è fatta sentire: dopo 34 anni ancora ci sono delle zone d'ombra o meglio, delle falle vere e proprie nella sicurezza del giudice Borsellino.
E poi Luciano Traina, fratello di Claudio Traina, agente della scorta ucciso, ha raccontato con crudezza il momento in cui apprese la notizia e arrivò sul luogo della strage. La telefonata della madre mentre stava uscendo di casa, la corsa in questura, l’arrivo in via d’Amelio tra fiamme e fumo denso. Ha descritto la scena straziante: il terreno coperto di fuliggine, i resti umani incontrati camminando, il riconoscimento del corpo di Emanuela Loi. "Scusate l’aggressività del mio discorso, ma queste cose vanno dette", ha detto. Per lui il 19 luglio deve appartenere "alle persone perbene, non per questa gentaglia (i politici) che interessa soltanto la loro poltrona".
Domani è il 19 luglio. Via d'Amelio sarà ancora una volta piena di anime furenti, che chiedono verità e giustizia e non "vendetta".
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