Carceri, sindacato penitenziaria: hanno ragione Ardita e Gratteri. Nordio finge oppure non sa

"Si muore carbonizzati in quello che dovrebbe essere il posto più sicuro, con lo Stato che ha per dovere la responsabilità della vita del detenuto. L'agghiacciante storia che viene dal carcere di Sassari dove è morto carbonizzato un detenuto, riprova che i nostri istituti penitenziari sono diventati i peggiori del mondo, peggiori persino di quelli dei Paesi Africani e del Sud America". Così Aldo Di Giacomo, segretario generale Sindacato Polizia Penitenziaria sottolineando che "anche questa volta si ripeterà la situazione di silenzio assordante del Dap e del ministero alla Giustizia". "Ciò che ci preoccupa ancor di più - aggiunge - è quella sorta di assuefazione mediatica che si è creata sull'emergenza carcere dove morti, 125 detenuti dall'inizio dell'anno di cui 36 suicidi e 89 per cause 'da accertare', persino omicidi tra detenuti, rivolte, violenze ed aggressioni quotidiane al personale penitenziario sono considerate normalità. Con l'aggravante che se un magistrato, si badi bene non uno qualsiasi ma il procuratore di Palermo Maurizio de Lucia, denuncia con coraggio e chiarezza che nelle carceri comanda la mafia, ministro e Governo, buona parte della politica lo censura duramente tentando di metterlo alla gogna". "Almeno noi - afferma Di Giacomo - non rinunciamo al ruolo che ci siamo dati da sempre perché di fronte alla catastrofe delle carceri una via d'uscita c'è a partire dalla rimozione dell'attuale capo del Dap Stefano De Michele per affidarne la responsabilità al procuratore di Palermo de Lucia che, solo qualche giorno fa, nell'audizione in Commissione Antimafia ha nuovamente dato prova di avere piena conoscenza della situazione e di cosa fare per superarla. Qualcuno dovrebbe rispondere di quanto accade. Per noi hanno ragione i magistrati Nicola Gratteri, Sebastiano Ardita: solo il ministro Nordio non sa o finge di non sapere che ogni settimana negli istituti penitenziari si sequestrano decine e decine di telefonini mentre strumenti per neutralizzarli e per intercettare i droni, diventati il primo mezzo di approvvigionamento ai detenuti, non sono presi in alcun modo in considerazione. Per noi invece la prima condizione per lavorare in sicurezza è riprendere il controllo delle carceri togliendolo alle mafie per ristabilire legalità e sicurezza dentro e fuori", conclude.
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