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Cade il cessate il fuoco in Iran. Trump: "Memorandum è finito. Sono feccia"

Continua lo scontro per il controllo dello Stretto di Hormuz, mentre permangono i dubbi su una possibile nuova operazione da insider trading

Francesco Ciotti

Tutta la moderazione e la calma apparente stabilita in Medio Oriente è improvvisamente crollata in una notte: nelle scorse ore, due navi commerciali che percorrevano la cosiddetta "rotta dell'Oman" sono state colpite nelle acque dello Stretto di Hormuz.

Una delle imbarcazioni è stata raggiunta da un missile a otto miglia nautiche a est di Limah, in Oman, e a bordo è immediatamente scoppiato un incendio. Un funzionario americano ha riferito ad Axios che il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica — il temuto IRGC — ha lanciato almeno due missili contro navi commerciali in transito nello stretto, e che entrambe hanno riportato danni ingenti.

Il quadro si è poi allargato con la comunicazione ufficiale del CENTCOM, il Comando Centrale degli Stati Uniti, che ha identificato tre navi colpite: la M/T Al Rekayyat, battente bandiera delle Isole Marshall, la M/T Wedyan, battente bandiera saudita, e la M/T Cyprus Prosperity, battente bandiera liberiana. Secondo fonti iraniane, le imbarcazioni avevano deliberatamente ignorato gli avvertimenti delle forze della Repubblica islamica di cambiare rotta. Teheran aveva infatti ordinato a tutte le navi di seguire una propria "rotta sicura" attraverso lo stretto, che avrebbe portato i vettori molto più vicino alle coste iraniane, designando contestualmente alcune acque territoriali omanite come "zona ristretta".

Nei minuti immediatamente successivi, la risposta di Washington non si è fatta attendere. Il CENTCOM ha annunciato la conclusione di una "nuova serie di attacchi offensivi" contro l'Iran, dichiarando di aver colpito oltre 80 obiettivi con munizioni ad alta precisione.

"Il 7 luglio le forze del Comando Centrale degli Stati Uniti hanno concluso una nuova serie di attacchi offensivi contro l'Iran, colpendo oltre 80 obiettivi con munizioni ad alta precisione come risposta immediata ai recenti attacchi iraniani contro navi mercantili in transito nello Stretto di Hormuz", ha dichiarato in una nota. Tra i bersagli figurerebbero anche oltre 60 piccole imbarcazioni dell'IRGC presenti nello stretto e nelle sue immediate vicinanze.

Secondo quanto riportato da Axios, che cita un portavoce ufficiale americano, gli attuali attacchi statunitensi contro l'Iran sarebbero "quattro o cinque volte più estesi e potenti rispetto a quelli precedenti." Gli attacchi aerei sono proseguiti fino alle prime ore del mattino, con una sequenza operativa senza precedenti rispetto alle fasi precedenti del conflitto.

La rappresaglia di Teheran e minaccia di richiudere lo Stretto di Hormuz

L'Iran non è rimasto inerte, ovviamente. L'IRGC ha dichiarato di aver sferrato un attacco coordinato con missili e droni contro 85 obiettivi militari statunitensi nella regione, tra cui la Quinta Flotta degli Stati Uniti, la base aerea di Ali al-Salem in Kuwait e il porto di Salman. Mohsen Rezaei, consigliere militare senior del leader supremo dell'Iran, ha avvertito che gli Stati Uniti starebbero cercando di far transitare le proprie navi da guerra attraverso lo Stretto di Ormuz, di fatto compromettendo gli accordi in vigore.

La dottrina militare iraniana ha subito un irrigidimento significativo: secondo una fonte citata da Press TV, qualsiasi nuovo attacco contro l'Iran innescherà la chiusura completa dello Stretto di Hormuz e colpi contro almeno due obiettivi statunitensi per ogni sito iraniano bombardato da Washington. 


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"L'Iran, pur lanciando un serio avvertimento sulle conseguenze della violazione degli impegni da parte degli Stati Uniti, adotterà misure decisive per salvaguardare i propri interessi nazionali e la propria sicurezza nazionale", ha ammonito il viceministro degli Esteri Kazem Gharibabadi con un messaggio diffuso su X.

Trump la spara grossa: Il Memorandum "per me è finito"

Immancabili i commenti tempestosi, sprezzanti e fuori misura del tycoon americano che ora si mostra più disfattista che mai. Al vertice NATO di Ankara, Donald Trump ha praticamente stroncato il Memorandum d'intesa mentre era seduto accanto al Segretario Generale Mark Rutte.

"Per me, penso che sia finito. Per quanto mi riguarda, è solo uno spreco di tempo", ha dichiarato senza indugi, senza risparmiare invettive avvelenate al cianuro contro la controparte e iraniana: "Sono feccia. Sono persone malate. Sono guidati da persone malate."

Il presidente Usa ha poi aperto alla possibilità di una denuclearizzazione dell'Iran "senza un accordo," aggiungendo: "Non so nemmeno se arriveremo a un accordo, potremmo anche farlo senza accordo, perché sapete cosa? È più facile." Come questa strada verrebbe percorsa in concreto è rimasto senza risposta.

Parallelamente, il Dipartimento del Tesoro ha reintrodotto le sanzioni sul petrolio iraniano a partire dal 7 luglio per le nuove vendite, revocando la deroga di 60 giorni concessa durante i colloqui di pace. Il corrispondente di Al Jazeera in collegamento da Teheran, Resul Serdar Atas, ha sottolineato la portata della misura: "Per l'Iran, l'unica ancora di salvezza per sostenere l'economia è rappresentata dalle esportazioni di petrolio e prodotti petrolchimici, ed è proprio questo lo scopo del memorandum d'intesa."

Ricordiamo che  il Memorandum d'intesa firmato il 17 luglio tra Iran e Stati Uniti, mediato dal Pakistan,  prevedeva la cessazione definitiva delle ostilità su tutti i fronti e l'avvio di colloqui per un accordo finale entro 60 giorni. L'accordo in 14 punti imponeva all'Iran di garantire il passaggio senza pedaggi per le navi commerciali per almeno 60 giorni, con il ripristino completo del traffico nello Stretto di Hormuz entro 30 giorni. Ma le violazioni si sono accumulate sin dal primo momento.

Il presidente del Parlamento iraniano, Mohammad Baqer Qalibaf, ha elencato pubblicamente quelle che Teheran considera le principali inadempienze americane: "Violazione degli accordi con l'Iran sullo stretto, reintroduzione delle sanzioni petrolifere, attacchi all'Iran meridionale, continua aggressione sionista contro il Libano", ha dichiarato, concludendo con la constatazione che "l''era del bullismo e dell'estorsione è finita. Non porta da nessuna parte. Noi non ci arrendiamo."

Non è un caso che all'origine della miccia ci siano le rotte di passaggio nello Stretto. Teheran ora ne rivendica il controllo con un'imposizione tariffaria, Washington non vuole ammettere di aver perso un ruolo geopolitico nella regione, ma ci sono tante altre questioni in ballo per la Casa Bianca.

Il nodo irrisolto e le domande senza risposta

Gli analisti russi sentiti da RIA Novosti interpretano l'attuale fase come strutturalmente instabile ma non necessariamente destinata a una guerra totale. Galina Tsaregorodtseva, dell'Istituto di Studi su Stati Uniti e Canada dell'Accademia Russa delle Scienze, ritiene che una ripresa delle ostilità su larga scala sia "estremamente indesiderabile per la Casa Bianca" in vista delle elezioni di metà mandato con l'opinione pubblica fortemente contraria alla guerra. Alexey Yurk, ricercatore presso il Centro di studi sul Medio Oriente dell'IMEMO RAS, pone la domanda più scomoda: "La fase precedente ha dimostrato che l'azione militare è inutile. E quali obiettivi dovrebbero colpire gli americani se Trump insiste sul fatto che tutto è già stato distrutto?".

Il prossimo round di colloqui tra Washington e Teheran, previsto per l'11 luglio in Pakistan, pende ora nell'incertezza. L'Iran ha ribadito che lo Stretto di Hormuz "non tornerà mai alle condizioni prebelliche" e sarà "amministrato dalla Repubblica islamica in conformità con il diritto internazionale". 


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L'ombra dell'insider trading sui mercati

Ma c'è un'altra questione che potrebbe guidare le azioni di Trump, al di là delle influenze sioniste e guerrafondaie. Come abbiamo visto, la reazione dei mercati all'escalation è stata immediata e violenta. Il Brent è balzato di oltre il 5,5%, il WTI ha guadagnato il 3,2%, le borse asiatiche hanno ceduto dal 2,1% del Nikkei al 5,4% del Kospi sudcoreano, mentre i principali titoli tecnologici e legati all'intelligenza artificiale — tra cui SK Hynix e Samsung — hanno perso tra il 5,7% e il 6,3%.

Ma oltre alla turbolenza finanziaria, cresce il sospetto che dietro le oscillazioni dei mercati si nasconda qualcosa di più oscuro. 

Una logica che si regge su una meccanica molto semplice: Trump annuncia un cessate il fuoco, il rischio geopolitico diminuisce, il petrolio scende e il settore tecnologico sale; poi riprendono gli scontri, i premi di rischio salgono, il petrolio schizza in alto e le tech crollano. Chi sapesse in anticipo cosa sarebbe accaduto avrebbe potuto scommettere enormi capitali su entrambe le direzioni, incassando profitti colossali. Ebbene, le aziende legate a Trump avrebbero registrato fino a 750 milioni di dollari di attività di trading solo nelle prime fasi del conflitto con l'Iran, e il Dipartimento di Giustizia avrebbe avviato un'indagine su transazioni petrolifere sospette per un valore di 2,6 miliardi di dollari. A complicare il quadro, un rapporto interno del Tesoro trapelato ai media avvertirebbe della formazione di una bolla dell'intelligenza artificiale "ben più grande e profondamente integrata nell'economia statunitense rispetto alla bolla delle dot-com."

Voci critiche dal fronte MAGA

Nel frattempo, proseguono ad aprirsi ulteriormente le prime crepe all'interno del campo trumpiano non hanno tardato ad emergere. Marjorie Taylor Greene, ex deputata repubblicana, ha pubblicato un post intriso di sarcasmo: "Non so come [gli iraniani] hanno potuto bombardare la nave perché abbiamo completamente annientato il loro esercito e li abbiamo sconfitti in una guerra che non è una guerra, come ci siamo sentiti ripetere ormai 40 volte. Sono davvero felice che Trump si sia candidato alla presidenza per porre fine a guerre straniere per sempre, altrimenti potresti iniziare a pensare che questa guerra, che non è una guerra che abbiamo vinto tipo 40 volte, sta iniziando a trasformarsi in un'altra guerra straniera per sempre in Medio Oriente."

Joe Kent, ex direttore del Centro Nazionale Antiterrorismo, giunto alla conclusione che il memorandum "è di fatto morto". "Siamo tornati a tentare di trovare una soluzione militare per lo Stretto di Hormuz. Il problema è che abbiamo firmato il memorandum perché non esisteva una soluzione militare e avevamo bisogno che lo stretto rimanesse aperto. La nostra opzione migliore è semplicemente andarcene", ha commentato. 

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