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Attilio Manca, la verità negata: a Palermo il racconto della battaglia di Angela Gentile

Ad "Una Marina di Libri" Luca Grossi presenta "Tienimi le mani"

Aaron Pettinari

Non è stata soltanto la presentazione di un libro. È stata una testimonianza collettiva di memoria, dolore e ricerca della verità. Nell'ambito della diciassettesima edizione di "Una Marina di Libri", ai Cantieri Culturali alla Zisa, è stato presentato "Tienimi le mani – La verità sulla vita e la morte di Attilio Manca", volume firmato dal giornalista di ANTIMAFIADuemila Luca Grossi e pubblicato da Terra Somnia Editore.
Un'opera che restituisce voce ad Angela Gentile, la madre dell'urologo Attilio Manca, trovato morto nel febbraio del 2004 in circostanze assolutamente incompatibili con la versione ufficiale dell'overdose. Una battaglia durata oltre vent'anni, condotta da una madre che non ha mai smesso di chiedere verità e giustizia.
Ad aprire l'incontro è stato Paolo Miggiano, editore con Brizio Montinaro di Terra Somnia, che ha sottolineato come quella di Attilio Manca sia una vicenda nota soprattutto agli addetti ai lavori e ai giornalisti che si occupano di mafia e depistaggi.
"Le storie del nostro Paese – ha osservato – finiscono spesso per raccontare i criminali. Sono loro a conquistare le prime pagine, i libri, il cinema. Molto più raramente trovano spazio le vittime dimenticate, quelle senza voce". Da qui il senso della collana editoriale che ospita il volume e il legame con lo slogan della manifestazione: "La voce dei senza voce".
Miggiano ha ricordato come la storia di Attilio Manca rischierebbe di scomparire senza il lavoro di chi continua a raccontarla. "Le storie esistono nella misura in cui qualcuno si assume l'onere di narrarle", ha affermato, definendo il libro una lunga e intensa intervista ad Angela Gentile, capace di ripercorrere non soltanto la morte del figlio, ma anche la sua vita, le speranze, i sogni e le menzogne costruite attorno alla sua scomparsa.


luca palermo 2


Particolarmente toccante l'intervento di Brizio Montinaro, fratello di Antonio Montinaro, caposcorta di Giovanni Falcone ucciso nella strage di Capaci. Montinaro ha raccontato l'incontro con la famiglia Manca e il rapporto di amicizia nato negli anni con Angela Gentile.
"La cosa che più mi colpisce – ha detto – è la fatica che questa famiglia ha dovuto affrontare per restituire dignità ad Attilio". Un dolore che, secondo Montinaro, si è trasformato in una doppia sofferenza: quella per la perdita di un figlio e quella per aver dovuto assistere alla costruzione di una narrazione che lo descriveva come un tossicodipendente morto per overdose.
"Noi familiari delle vittime conviviamo con il dolore. Ma per loro c'è stata anche l'angoscia di vedere il proprio caro trascinato nella melma", ha aggiunto.
Il momento centrale dell'incontro è stato però l'intervento dell'autore, Luca Grossi, che ha spiegato la genesi del volume.
"Sul libro compare il mio nome – ha detto – ma i veri autori sono altri: Angela Gentile, il fratello Luca, il padre Gino e tutti coloro che hanno dedicato la loro vita alla ricerca della verità".
Grossi ha raccontato le lunghe ore di registrazione trascorse con Angela Gentile, nel tentativo di trasferire sulla carta la sua voce e la sua anima. Un lavoro nato dalla volontà di conservare la memoria di Attilio, non soltanto come vittima di una vicenda giudiziaria controversa, ma come giovane medico brillante, appassionato, pieno di progetti e di umanità.
Nel libro trova spazio anche la relazione approvata all'unanimità dalla Commissione parlamentare antimafia, inserita come appendice documentale.
"Quella relazione – ha spiegato Grossi – afferma una verità importante: Attilio Manca non si è suicidato. Viene evidenziato il collegamento con la mafia barcellonese e con settori deviati delle istituzioni, nell'ambito della vicenda della latitanza di Bernardo Provenzano".
Gli elementi emersi nel corso degli anni mettono in evidenza che il medico avrebbe incrociato elementi sensibili legati alle cure prestate al boss mafioso durante la sua latitanza.
Grossi ha ricordato inoltre le anomalie investigative che si sono verificate negli anni, le testimonianze di collaboratori di giustizia, le incongruenze della tesi dell'overdose e l'assoluzione definitiva di Monica Mileti, accusata di aver ceduto la dose di eroina che avrebbe provocato la morte del medico.
"Se nessuno ha ceduto quella dose – ha osservato – allora restano aperte domande enormi che attendono ancora una risposta".
Il giornalista ha infine espresso la speranza che le indagini ancora aperte presso la Procura di Roma possano finalmente approdare a un processo capace di fare luce su una delle pagine più oscure della storia recente italiana.
Tra i passaggi più commoventi della serata, il ricordo delle ore successive alla morte di Attilio. Grossi ha riportato il racconto di Angela Gentile: la notizia ricevuta all'improvviso, il viaggio verso Viterbo, le difficoltà incontrate perfino nel vedere il corpo del figlio, le prime versioni fornite ai familiari, inizialmente orientate verso un aneurisma cerebrale e successivamente mutate nell'ipotesi dell'overdose.
Una sequenza di eventi che, secondo la famiglia, avrebbe impedito persino l'elaborazione del lutto.
"Il dolore è la parte più sacra dell'essere umano", ha concluso Grossi. "Quando ascolto una madre come Angela, sento di trovarmi davanti a qualcosa che non può essere spiegato fino in fondo. Ma proprio da quel dolore nasce la necessità di continuare a cercare la verità".
A ventidue anni dalla morte di Attilio Manca, la battaglia della sua famiglia continua. E attraverso le pagine di "Tienimi le mani" la voce di Angela Gentile torna a chiedere ciò che reclama da oltre due decenni: verità, giustizia e dignità per suo figlio.

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Foto © Emanuele Di Stefano