VIDEO - Ardita: ''Basta revisioni e negazionismi, la mafia non esisterebbe senza il potere''
Il magistrato incontra gli studenti a Catania: “I 200 milioni di Messina Denaro? Blitz importante, ma è una goccia nel deserto”
“Ho letto in questi giorni che si parla con fare critico della possibilità di riconoscere i collegamenti importanti della mafia nella politica, nelle istituzioni, nella finanza e nell’economia. Si è detto che questo comporta il fatto che si cerca la mafia dove non c’è. È un’accusa grave, ingiusta e pericolosa perché riguarda un settore nel quale si può ottenere un effetto talmente opposto: quello di nascondere la mafia”.
Così il procuratore aggiunto di Catania Sebastiano Ardita ha parlato ai microfoni di ANTIMAFIADuemila a margine dell’iniziativa organizzata a Catania dall’Associazione “Antimafia e Legalità”. Un incontro su mafia e legalità in cui il magistrato, accompagnato da Enzo Guarnera, avvocato e presidente dell’associazione, e dal giornalista Simone Olivelli, ha spiegato ad alcuni studenti delle scuole superiori il fenomeno mafioso e gli sforzi per contrastarlo.![]()
Lucio Di Mauro, giornalista, presenta l'evento
“La mafia è il rapporto che esiste tra criminalità e potere. E andarla a cercare è l’unico modo possibile per comprendere questi nessi che molte volte rimangono nascosti”, spiega Ardita. “Meno la mafia è violenta, più questi rapporti sono importanti”. Su questo aspetto, Sebastiano Ardita è netto: “Senza il rapporto con il potere la mafia non esisterebbe, non avrebbe la sua capacità di incidere sulla società”. Il procuratore ha quindi voluto rispondere e ricordare a chi, giorni fa, sui giornali, “ha criticato coloro che cercano i nessi di copertura che la mafia ha in una parte forte della società, che questa è l’essenza della mafia”. Negando questi nessi, aggiunge, “si finisce per negare l’esistenza della mafia. Si afferma, con altre parole, che la mafia non esiste”. ![]()
Antonino Liberto Porracciolo, presidente della Corte d'appello di Catania
Il tesoro di Messina Denaro
A margine dell’iniziativa, alla quale hanno partecipato varie classi delle scuole superiori della città, Ardita ha risposto a una domanda sul recente maxi blitz della Guardia di Finanza, coordinato dalla Dda di Palermo, ai danni di Matteo Messina Denaro e del suo patrimonio economico nascosto in paradisi fiscali europei ed extraeuropei. “Sono convinto del fatto che queste lodevoli operazioni siano purtroppo una goccia nel deserto”, commenta il magistrato. “I meccanismi di trasferimento del denaro nelle casse dei mafiosi sono avvenuti in modo massiccio e pericoloso, con un’invasione dell’economia che è diventata capillare”. Secondo Ardita, “stiamo rischiando, nei prossimi anni, di ritrovarci con un’economia reale fortemente inquinata dai patrimoni mafiosi. Cioè, i soldi che sono arrivati dal narcotraffico, dalle estorsioni e dai racket stanno finendo nell’economia reale”.![]()
Sebastiano Ardita
Altro tema affrontato riguarda il racket, ormai tornato a essere una pratica comune delle famiglie mafiose di tutta l’isola. Inquietanti, sotto questo aspetto, sono stati gli episodi di violenza registrati nelle periferie palermitane nelle ultime settimane. “C’è un ritorno alle estorsioni, cioè al drenaggio dell’economia pulita, e questo è un rischio per la società. Per anni le estorsioni sono sembrate un crimine superato perché pericoloso; ora, invece, tornano i reati violenti, le macchine incendiate, le saracinesche colpite con i kalashnikov, e questo è un dato che deve farci riflettere”. Le denunce sono sempre meno? “Se i commercianti non denunciano, come invece accadeva tempo fa, forse è perché avvertono più forte la pressione mafiosa. Il pendolo della repressione dello Stato oscilla da una parte all’altra e, quando si attenua questa capacità di repressione, aumenta la capacità delle mafie e quindi anche la paura dei commercianti”.![]()
Da sinistra: Simone Olivelli, Sebastiano Ardita ed Enzo Guarnera
Il ruolo delle nuove generazioni
Ampio spazio, nel corso dell'incontro, è stato dedicato anche al ruolo dei giovani nella prevenzione e nel contrasto del fenomeno mafioso. Secondo Ardita, il tema non può essere affrontato esclusivamente sul piano repressivo, specialmente nella provincia di Catania dove si registra il più alto tasso di dispersione scolastica in Italia. “Ai giovani dovremmo raccontare non solo come si contrasta la mafia militare ma come si previene il fenomeno mafioso. Dobbiamo far comprendere che non è soltanto un problema di carcerazione e di repressione violenta dello Stato, ma è un problema di rielaborazione di un piano sociale. E soprattutto nella dimensione dei ragazzi bisogna far capire che le loro professioni del futuro dovranno vederli protagonisti di un’attività per gli altri. In una città come Catania, in cui esiste una dimensione socialmente degradata, questi ragazzi devono dare il loro contributo”. Per il magistrato è inoltre fondamentale comprendere “i veri nessi che esistono tra la realtà sociale deviata e i fenomeni criminali di tipo mafioso”, soprattutto in una fase storica caratterizzata da “un tentativo di revisionismo di questo fenomeno”.
Sulla stessa linea anche il presidente dell’associazione “Antimafia e Legalità”, Enzo Guarnera, che ha spiegato come l’iniziativa sia nata “dall’esigenza di fornire ai giovani una chiave di lettura di cosa sta diventando il fenomeno mafioso nel nostro Paese, non solo in Sicilia”. Guarnera ha sottolineato come oggi la mafia non possa essere identificata soltanto con le cosche impegnate nei traffici illeciti, ma debba essere letta anche attraverso il ruolo della cosiddetta “zona grigia”. “La mafia, quella che occupa militarmente il territorio, ha bisogno di riciclare gli ingenti quantitativi di denaro che derivano dalle attività illecite e per fare questo ha bisogno di professionisti. C’è un’ampia zona grigia del nostro Paese, una mafia dei ‘colletti bianchi’, composta da professionisti, avvocati, commercialisti, esperti in finanza e informatici, che aiutano le cosche mafiose nel riciclaggio e nel reinvestimento”. Secondo Guarnera esiste inoltre “un rapporto sinergico” tra una parte della politica e questi livelli più evoluti delle organizzazioni mafiose, un sistema che “non è stato approfondito” e che “alcuni purtroppo negano”. Da qui l'appello rivolto alle nuove generazioni: “I ragazzi queste cose devono saperle. L’unica possibilità di cambiamento è che le nuove generazioni siano diverse da molti padri e da molti nonni”.
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© Alessia Miconi














