Approccio ''mistico'' e scelta miope. ''Mafia-appalti'' non basta a spiegare le stragi

Nell'ordinanza della Gip Luparello indicati 43 approfondimenti investigativi
“Il filone ‘mafia-appalti’, non scevro di una sua intrinseca plausibilità” non può “spiegare gli eventi tellurici scatenatisi in Italia negli anni 90 né riesce a cogliere gli evidenti nessi sintattici tra i diversi eventi tragici che hanno mortificato la storia repubblicana del Paese”.
Ecco una delle considerazioni che dalla Gip di Caltanissetta Graziella Luparello scritte nell'ordinanza con cui, lo scorso dicembre, aveva respinto la richiesta dei pm di Caltanissetta di archiviare le indagini sui mandanti esterni delle stragi di Capaci e di via D’Amelio, sempre rimaste a carico di ignoti.
Un provvedimento di 286 pagine che, dati alla mano, contesta duramente la pista su “Mafia-appalti”, che in Commissione antimafia è stata definita dal procuratore Salvatore De Luca come una “sicura concausa” delle stragi del 1992.
Secondo la Gip Luparello, invece, concentrarsi su questa ricostruzione è una scelta “affetta da severa miopia”, in contrasto con “tutta una serie di elementi” che inducono a temere che “l’ostinata blindatura dell’affare mafia-appalti” possa comportare “un ingessamento dell’accertamento giudiziario intorno a un aspetto certamente importante e (verosimilmente) fondato dell’indagine, ma enucleato dal contesto storico-criminale complessivo e con brutale recisione del tessuto connettivo con le radici più profonde dei fatti oggetto di indagine”.
Si chiede dunque di “abbandonare qualunque approccio ‘mistico’ o dogmatico alla questione mafia-appalti” e di procedere anche con tutta una serie di approfondimenti che partono da vari elementi emersi nel corso del tempo.
Ben quarantatré i punti su cui si chiede di approfondire.
Finalmente è possibile sapere quali. Il segreto sull’ordinanza è caduto nel momento in cui la Suprema Corte di Cassazione ha dichiarato "inammissibile" il ricorso per "abnormità" che la stessa Procura nissena aveva presentato contro la decisione del Gip.
Un scontro senza precedenti reso ancor più grave dalle parallele posizioni espresse proprio in Commissione parlamentare antimafia. Posizioni che sono state ribadite in una nota ufficiale in cui il Procuratore nisseno afferma che su “Mafia-appalti” la sua Procura ha “per la prima volta in più di trent’anni” svolto approfondite indagini “individuando concreti e gravi elementi (secondo le nostre valutazioni) a sostegno di tale concausa delle stragi, che non può essere sminuita a robetta di poco conto”.
Nell'ordinanza del Gip viene dato atto dello "scrupolo d’indagine quasi maniacale” dei pm, apprezzandone “l’enorme sforzo investigativo”, anche se poi contesta “un arresto dell’impegno requirente di fronte a ostacoli rispetto ai quali può rivelarsi proficuo esperire un tentativo concreto di superamento”.
E così la Luparello ha indicato ulteriori 43 approfondimenti investigativi da compiere.
Si ordina di acquisire le carte su Gladio, declassificate nel 2021 su direttiva del governo Draghi, per verificare se ci furono “esercitazioni” nello stesso periodo degli “attentati terroristici degli anni 70”, ma anche a caccia di “circostanze utili” a chiarire il fallito attentato dell’Addaura.
Si indica anche si acquisire e ove necessario sequestrare tutti gli atti e i documenti sul "Supersismi", l'entità deviata dei servizi militari di cui facevano Santovito, Pazienza Belmonte e Musumeci.
La giudice Luparello ordina anche un approfondimento investigativo sull'esplosivo utilizzato per le stragi. Si va dall'acquisizione della consulenza dei consulenti tecnici del pm Tescaroli, nel 1993, e verificare se "tra le sostanze esplosive sequestrate in Italia a partire dagli anni '70, è mai stata repertata la presenza di T4 e di pentrite".
La giudice ordina poi di verificare se l’esplosivo utilizzato nelle stragi fosse compatibile con quello custodito in un arsenale scoperto in una villetta di Alcamo (Trapani) nel 1993. Su Capaci, invece, il Dna femminile estratto da un guanto di lattice trovato nei pressi del cratere sull’autostrada andrà comparato con quello di Ivana Orlando, moglie del defunto Giovanni Aiello, alias “Faccia da mostro”, l’ex poliziotto che compare e scompare sullo sfondo delle bombe.
Ancora la giudice ordina di verificare l'effettiva esistenza dell'"Appunto", datato 7 aprile 1990, recante la dicitura "Riservato", apparentemente trasmesso dal Prefetto Luigi Rossi, al vertice della Sezione Anticrimine della Direzione Generale della Polizia Criminale, al ministro dell'Interno Gava, con oggetto la dicitura "Licio Gelli-Interrogatorio".
Non solo. La Luparello sospetta che gli interrogatori di Falcone a Licio Gelli e di Paolo Borsellino a Gaspare Mutolo possano essere stati spiati, visto che chiede ai pm di capire quali “uffici romani” venissero usati all’epoca dai magistrati e se quei locali fossero “captati”.
Altri approfondimenti vengono poi indicati sulla figura di Paolo Bellini, l’ex Avanguardia nazionale, indagato dai pm nisseni in un altro procedimento, per il quale è stata già chiesta l’archiviazione. La Procura nissena ha fatto sapere di aver "delegato indagini ancor prima della decisione della Corte”.
Proprio le richieste sull’ex terrorista nero avevano spinto la Procura a ricorrere in Cassazione contro Luparello, visto che alcuni accertamenti, affermava De Luca, “sono già stati svolti”, mentre un’altra parte è considerata “impossibile” da compiere, per la morte di persone che dovrebbero essere interrogate.
Adesso però non potrà esimersi nell'affrontare gli ulteriori approfondimenti. Anche per questo è chiesta la proroga dei termini in quanto i quattro mesi concessi a dicembre sono appena scaduti.
Foto © Shobha
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