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Appello bis 'Ndrangheta stragista, Graviano pronto a fare dichiarazioni spontanee

Tramite il legale il boss di Brancaccio ha annunciato di voler parlare all'udienza del 22 giugno

Aaron Pettinari

Il boss di Brancaccio Giuseppe Graviano è pronto a rilasciare dichiarazioni spontanee in un pubblico dibattimento. Lo ha annunciato tramite il proprio legale, nell'ultima udienza del processo d'appello bis 'Ndrangheta stragista, lo scorso 21 maggio.

Assieme a Rocco Santo Filippone, 'uomo riservato' della cosca Piromalli, è accusato di essere stato tra i mandanti di quegli attentati ed omicidi avvenuti tra il dicembre 1993 e il febbraio 1994, in cui persero la vita anche gli appuntati Antonino Fava e Vincenzo Garofalo (uccisi il 18 gennaio 1994 sull'autostrada Salerno-Reggio, ndr).

"Il signor Graviano la prossima udienza vuole fare dichiarazioni spontanee. Per questo motivo ha bisogno di avere accesso al Pc, che è rotto, con documentazione di atti processuali che sono stati ritirati il 16 febbraio 2026".

Come è noto non è la prima volta che Graviano parla nel processo. Era accaduto in primo grado, con uno "show" durato ben quattro udienze, fino al 29 maggio 2020.

Un "balletto" tra detto, non detto e mezze parole che aveva comunque fatto tremare diversi "interlocutori esterni".Parola di Graviano

Era quello il tempo in cui il boss stragista di Brancaccio raccontava dei rapporti economici che la sua famiglia avrebbe avuto con l'allora imprenditore Silvio Berlusconi, sugli incontri che avrebbe avuto con quest'ultimo mentre era latitante, sugli strali contro il 41 bis.

Nel processo di primo grado, così come nella propria memoria scritta, aveva invitato ad indagare sul proprio arresto, ed aveva anche fatto strani riferimenti all'agenda rossa sparita del giudice Borsellino, alla morte del poliziotto Antonino Agostino, a "un imprenditore di Milano che aveva interesse che le stragi non si fermassero".

Aveva comunque lasciato intendere di poter dire molto di più: "Io qui non sto facendo niente, sto solo dicendo qualcosa, ma posso dire ancora tante altre cose. Io non voglio né soldi né altro. Ho solo dato confidenza a un carissimo amico. Ma se sentissi tutte le intercettazioni potrei dire tanto altro".

Al tempo la "scusa" avanzata era quella dell'asserita incapacità di sentire bene il contenuto delle intercettazioni che furono registrate nel carcere di Ascoli Piceno, mentre passeggiava con il compagno d'ora d'aria Umberto Adinolfi. Conversazioni in cui parlava dell'ex Premier e della "cortesia" che avrebbe chiesto, riferendosi proprio al tempo delle stragi.

Non furono possibili approfondimenti sul punto. Anche se restò scolpito il "per il momento non lo ricordo" alla domanda dell'avvocato Antonio Ingroia se Berlusconi fosse il mandante delle stragi, così come l'accenno all'ex senatore Marcello Dell'Utri (condannato in via definitiva per concorso esterno in associazione mafiosa) come soggetto "tradito" e "danneggiato" dall'ex Premier.

Su tutto quel "fiume" di dichiarazioni del boss di Brancaccio gli avvocati di Berlusconi avevano immediatamente rigettato ogni accusa affermando che sono "totalmente e platealmente destituite di ogni fondamento, sconnesse dalla realtà nonché palesemente diffamatorie" indicando in Graviano uno scopo "finalizzato ad ottenere benefici processuali o carcerari inventando incontri, cifre ed episodi inverosimili ed inveritieri" annunciando che "saranno esperite tutte le azioni del caso davanti l'autorità giudiziaria". In tutti questi anni, però, dalla famiglia Berlusconi non risultano querele nei confronti del capomafia.

Da allora Giuseppe Graviano ha avuto tanto tempo per pensare e riflettere ed oggi siamo di fronte ad un nuovo processo d'appello dopo che la Cassazione ha deciso di annullare con rinvio la condanna all'ergastolo nei suoi confronti e in quelli di Filippone.


I nuovi spunti

Un processo che ha portato nuovi elementi come le intercettazioni registrate nell'ambito dell'operazione Restauro in cui Pino Piromalli, detto Facciazza, commentando proprio il processo 'Ndrangheta stragista, faceva riferimento ai fratelli Graviano in maniera chiara: “I Graviano sono due fratelli seri. Loro sono due ragazzi seri sul serio". "Loro erano là, anzi avevano loro. Dopo Riina c'erano i Graviano... quando c'era allora tutte queste cose qua".

Un elemento di prova importante, secondo il procuratore aggiunto Giuseppe Lombardo, che rappresenta l'accusa anche in appello, che si aggiunge alle altre già acquisite.


Le parole delle difese

Alla scorsa udienza, per le conclusioni difensive davanti alla Corte d’Assise d’Appello di Reggio Calabria sono intervenuti l'avvocato Antonio Sanvito, che assieme a Giuseppe Aloisio rappresenta Graviano, e Guido Contestabile per Rocco Santo Filippone.

Ancora una volta è stata mossa la critica nei confronti delle sentenze precedenti che avrebbero seguito un approccio di tipo storiografico, ricostruendo un contesto ampio (rapporti tra mafia, ’ndrangheta, politica, massoneria, servizi segreti e stagione stragista), per poi evidenziare le singole responsabilità.

Un concetto fuor di logica se si considera l'importanza del contesto storico in cui certi fatti hanno avuto luogo.

E poi ancora le difese sono tornate sul passaggio della Cassazione sul cosiddetto “corto circuito” probatorio tra le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia Consolato Villani e Antonino Lo Giudice. Nella sentenza di annullamento, secondo quanto evidenziato in udienza dalla difesa, la Suprema Corte avrebbe messo in rilievo il contrasto tra le fonti di conoscenza indicate dai due dichiaranti: entrambi, nella ricostruzione difensiva, avrebbero finito per attribuire all’altro l’origine delle informazioni decisive sul presunto mandato omicidiario.

Tuttavia, proprio nella requisitoria il Procuratore Lombardo aveva evidenziato come la Cassazione avesse completamente ignorato l'esistenza di un verbale di confronto tra Lo Giudice e Villani in cui viene superata la problematica facendo emergere che la fonte delle informazioni di Lo Giudice sulle stragi e gli attentati ai carabinieri, sia stato in prima battuta il padre di Consolato Villani, Giuseppe Villani, che era un suo uomo “riservato” che aveva gestito gli affari della famiglia quando Lo Giudice si trovava in carcere nei primi anni Novanta. Un elemento a cui si aggiunge il mancato riferimento alle figure di Giovanni Chilà o Giuseppe Calabrò come “fonti di conoscenza fondamentali per Consolato Villani”, fatto che smentisce la considerazione secondo cui la fonte di Villani sarebbe proprio Lo Giudice.

Alla prossima udienza, fissata per il 22 giugno, le conclusioni difensive continueranno con l'intervento dell’avvocato Salvatore Staiano, difensore di Rocco Santo Filippone. Il 9 luglio sono previste le repliche del sostituto procuratore generale Giuseppe Lombardo e a seguire eventuali controrepliche, fino alla sentenza.

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