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Alessandro Orsini sulla guerra in Iran: ''Italia coinvolta nel conflitto''

Il sociologo analizza il ruolo del Bel Paese nel conflitto sullo Stretto di Hormuz: Meloni teme ritorsioni iraniane.

Giuseppe Cirillo

Si torna a parlare del coinvolgimento dell'Italia nel conflitto tra Stati Uniti e Iran. Questa volta a farlo è Alessandro Orsini che, attraverso il Fatto Quotidiano, ha analizzato i principali scenari internazionali senza dimenticare la guerra in corso in Ucraina e quella che definisce la consueta disinformazione derivante da una narrazione mediatica occidentale sempre più distorta. 

La prima questione analizzata dal sociologo è la polemica nata attorno alle parole del segretario generale della NATO, Mark Rutte, secondo cui 500 aerei americani sarebbero decollati dalle basi italiane durante la guerra contro l'Iran. Dichiarazioni che hanno visto un netto ridimensionamento da parte della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che ha corretto quei numeri parlando di circa 200 voli. Peccato che, secondo Orsini, in un caso del genere il punto centrale non sia la quantità, ma ben altro. “Anche 200 aerei sono un numero impressionantemente grande se consideriamo che la guerra è durata quaranta giorni. Vuol dire - ha sottolineato Orsini - che tutti i giorni sono decollati dall'Italia tanti, tanti aerei americani”. Ma a essere contestata è anche la tesi secondo cui si sarebbe trattato soltanto di missioni logistiche. “Esistono i voli logistici di pace ed esistono i voli logistici di guerra. Nel caso degli aerei americani decollati dall'Italia erano tutti voli logistici di guerra”.


Da Camp Derby ai missili Samp-T per gli Emirati Arabi Uniti 

Secondo Orsini, il riferimento continuo ai “voli logistici” rischia di trasmettere un'immagine fuorviante del ruolo italiano nel conflitto. Per comprenderlo bisogna fare riferimento a Camp Derby, il più grande deposito di armi e munizioni statunitensi presente fuori dal territorio americano, situato nei pressi di Pisa. “Tutte le volte che scoppia una guerra, una guerra importante, gli Stati Uniti devono necessariamente tirare fuori bombe e munizioni da Camp Derby. È semplicemente assurdo immaginare che gli Stati Uniti non possano attingere al loro più grande magazzino di armi e di munizioni nel mondo, al di fuori dei confini nazionali”.

E ancora: “Quando noi sentiamo dire che i voli americani sono stati cinquecento, Meloni corregge dicendo che sono stati duecento. Io ho la certezza assoluta, questa è la mia opinione ovviamente, che quanto meno quegli aerei americani abbiano trasportato bombe e munizioni. Le armi - ha aggiunto Orsini - possono uscire da Camp Derby in due modi principali: fondamentalmente attraverso l'aeroporto militare di Pisa o attraverso il porto di Livorno, e questo significa che l'Italia è coinvolta nella guerra con l'Iran

A questo va aggiunta anche la questione dei missili Samp-T. Secondo Orsini, l'Italia ha fornito un sistema Samp-T agli Emirati Arabi Uniti. Inizialmente, ricorda il sociologo, questa fornitura era stata giustificata parlando di “armi difensive” destinate a proteggere il Paese dai bombardamenti iraniani. Successivamente, però, sarebbe emerso che gli Emirati Arabi Uniti stavano a loro volta bombardando l'Iran, circostanza che configurerebbe un coinvolgimento diretto dell'Italia nel conflitto.

È su questo punto che si concentra una delle critiche più dure rivolte da Alessandro Orsini alla politica estera del governo italiano. Nella fase iniziale della guerra Roma avrebbe assecondato le richieste provenienti da Washington, circostanza che sarebbe confermata anche dalle parole dello stesso Donald Trump. “Trump ringraziò Meloni perché ‘aiuta sempre’”.


Il timore delle ritorsioni di Teheran

Secondo il docente, i rapporti tra i due leader si sarebbero incrinati soltanto in un secondo momento, quando gli Stati Uniti avrebbero chiesto all'Italia di inviare navi nello Stretto di Hormuz “a bombardamento in corso”, una richiesta che avrebbe comportato un coinvolgimento diretto dell'Italia nel conflitto contro l'Iran e che il governo non avrebbe potuto accogliere. Da qui il duro giudizio del professore sull'operato dell'esecutivo: “Giorgia Meloni fronteggia queste crisi internazionali in maniera assolutamente inadeguata”. Una valutazione che Orsini estende anche alla comunicazione politica e mediatica adottata dal governo. “Meloni cancella tutti questi dettagli che sto riportando e rappresenta i fatti in maniera completamente distorta o addirittura falsa. Questo sistema dell'informazione ‘corrotto’ cerca di indurre gli italiani a credere che sin dal primo giorno di guerra Meloni sia opposta al bombardamento dell'Iran perché è stato un disastro. Alla fine Trump ha perso la guerra, almeno questa guerra dei quaranta giorni. Non so se ci sarà una ripresa, ne parleremo di questo”. 

Il cambio di atteggiamento da parte del governo italiano sarebbe stato dettato dal timore di possibili ritorsioni iraniane. Dopo aver sostenuto l'azione militare statunitense, Giorgia Meloni e Antonio Tajani avrebbero infatti cercato di rassicurare Teheran sul mancato coinvolgimento dell'Italia nel conflitto. “Sono terrorizzati dal fatto che l'Iran possa condurre ritorsioni contro le navi italiane o contro obiettivi italiani”. 


Ucraina, il punto di vista di Mosca: “Nessun passo indietro”

Un'altra parte dell'intervento è stata dedicata alla guerra ancora in corso in Ucraina. Orsini ha contestato apertamente la tesi secondo cui la Russia starebbe perdendo il conflitto e ha criticato la lettura proposta da una parte della stampa italiana. “Quando si dice che la campagna militare di Putin è fallita, io mi pongo una domanda molto semplice: se è davvero così, perché l'Ucraina non riconquista Mariupol, Bakhmut, Severodonetsk o Avdiivka?”.

Difatti, la situazione sul campo di battaglia è estremamente difficile per l'Ucraina. “È provato che l'Ucraina non ha missili intercettori sufficienti e che la Russia sta devastando la sua infrastruttura energetica”. Mosca avrebbe assunto il controllo quasi completo dei cieli ucraini.

Per comprendere meglio il punto di vista di Mosca, il sociologo ha commentato alcuni passaggi di una recente intervista rilasciata da Vladimir Putin alla televisione di Stato. Dalle parole del presidente russo emerge un messaggio preciso: “Putin riconosce che gli attacchi stanno creando problemi, ma dice anche che non sono problemi critici”. La risposta del Cremlino, quindi, non sarebbe quella di ricorrere all'arma nucleare, bensì di rafforzare ulteriormente la difesa antiaerea. “Putin - ha sottolineato Orsini - dice chiaramente che la risposta non sarà l'uso delle armi nucleari ma il rafforzamento della difesa”.

Il passaggio forse più significativo riguarda la determinazione della Russia a non arretrare sul piano militare. “Più l'Ucraina colpirà la Russia - ha spiegato Orsini - più la posizione di Putin diventerà rigida. Non ci saranno passi indietro da parte della Russia”. 

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