Alessandro Orsini: “Il governo Meloni è il meno sovranista della storia repubblicana”
Nell’80° anniversario della Repubblica, il sociologo analizza le promesse mancate e le piroette dell’esecutivo a un anno circa dalla fine della legislatura

“Com’è possibile che il primo governo sovranista della Repubblica italiana sia stato anche il meno sovranista dell’Italia repubblicana?”, se lo chiede Alessandro Orsini, sociologo ed esperto di terrorismo internazionale. “Molti oppositori affermano che il sovranismo mancato di Meloni sia una conseguenza della sua furia demagogica. Quando era all’opposizione - ricorda Orsini in un editoriale su Il Fatto Quotidiano - Giorgia Meloni si è lasciata andare a una demagogia talmente furibonda e volgare che alla fine è stata vittima del suo eloquio cancerogeno. Come dire: Meloni ha fatto promesse talmente impossibili da mantenere che le è stato impossibile mantenerle. I criminali imperversano nelle piazze italiane, i giovani si accoltellano allegramente, la mafia spopola, l’immigrazione clandestina furoreggia, il Pil è esangue, l’Italia non conta niente in politica internazionale e così via”. Orsini spiega “il mancato sovranismo del governo Meloni con la lotta per la conquista e la conservazione del potere”. A portare Giorgia Meloni a rinunciare al sovranismo tanto rivendicato in campagna elettorale e durante gli anni in cui era all’opposizione sono stati due episodi, secondo il sociologo.
“Il primo problema sono state le minacce di Ursula von der Leyen. Il 23 settembre 2022, poco prima del voto in Italia, Von der Leyen disse, in buona sostanza, che avrebbe fracassato le ossa di Meloni se Giorgia non avesse rigato dritto. Se ne capisce la ragione: quando era all’opposizione, Meloni passava il tempo a cannoneggiare Von der Leyen. Il 16 luglio 2019, Meloni, con un comunicato stampa pubblicato sul sito di Fratelli d’Italia, aveva ritratto Von der Leyen come una ‘burocrate’ contro cui lottare. “Fratelli d’Italia è al momento l’unico partito italiano che ha annunciato in modo chiaro il proprio voto contrario alla candidatura di Ursula von der Leyen alla presidenza della Commissione europea. Non saremo complici di una riedizione dell’era Juncker, dell’asse franco-tedesco, dell’Europa imbelle su immigrazione incontrollata e terrorismo, di un’Unione che mira a punire quelle nazioni che non si allineano ai diktat dei burocrati”, affermava la leader di Fratelli d’Italia. “Divenuta presidente del Consiglio, Meloni ha temuto che la presidente della Commissione europea le restituisse i cannoneggiamenti. Conseguenza: Meloni ha cercato di proteggersi da Von der Leyen stabilendo una relazione sempre più asimmetrica con la Casa Bianca. Giorgia si è prima trasformata nella ‘donna’ di Biden, con tanto di bacio in fronte, e poi nella ‘donna’ di Trump. I valori del Partito repubblicano (di destra) e i valori del Partito democratico (di sinistra) non contano niente per Meloni. Per conservare il potere, Meloni è stata ‘bideniana’ sotto Biden e ‘trumpiana’ sotto Trump. E addio sovranismo. Però ha funzionato: Von der Leyen, visto il ‘protettore’ di Giorgia, ha rispettato il cane per il padrone”.
La seconda ragione, secondo Alessandro Orsini deriva dalla sudditanza dell’Italia agli Stati Uniti, specialmente “dopo la caduta del Muro di Berlino”. Dopo il 1989 “la Casa Bianca ha assunto un controllo strettissimo sul vertice della Repubblica italiana. Come ha testimoniato Massimo D’Alema il 4 maggio 2026 presso la sede della stampa estera a Roma, la Casa Bianca sceglie direttamente il ministro degli Esteri italiano, scavalcando il presidente del Consiglio, oppure esercita un potere di veto. Uno Stato satellite non può avere un governo sovranista. D’altra parte, il presupposto di ogni sovranismo è la chiusura delle basi americane sul territorio italiano. Se questa richiesta manca nel programma di Fratelli d’Italia - conclude Orsini - il sovranismo di Meloni è soltanto un modo di raggirare i creduloni”.
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