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Albanese e Scarpinato a Catania. L'ex procuratore: ''Serve una nuova Norimberga per Israele''

La Relatrice ONU alla presentazione de “La luce del risveglio”: “Se restiamo inermi davanti al genocidio vuol dire che lo accettiamo”

Jamil El Sadi

"Speriamo di creare una nuova Norimberga per Israele, che questi assassini vengano portati dinanzi ai tribunali internazionali". È con queste parole che il senatore ed ex magistrato antimafia Roberto Scarpinatoha concluso uno dei passaggi più significativi del suo intervento a Catania, durante la presentazione del libro di Francesca Albanese La luce del risveglio. Dalla Palestina al mondo intero, un manifesto di resistenza e libertà (ed. Rizzoli). La presentazione organizzata da Gammazita e Libreria Lunaria - in collaborazione con Catanesi Solidali con il Popolo Palestinese, ANPI Catania e BDS Catania - ha messo in relazione due esperienze apparentemente lontane, quella della lotta alla mafia e quella per i diritti del popolo palestinese, individuando un terreno comune nella necessità di riconoscere i sistemi di potere, denunciarli e contrastarli attraverso una mobilitazione collettiva.

"Io e Francesca ci siamo incontrati a Palermo un mese fa, abbiamo parlato a lungo. In quell'occasione non ci siamo conosciuti, ci siamo riconosciuti", ha raccontato Scarpinato. "Tutti e due siamo dei risvegliati". L'ex procuratore ha ripercorso così la propria esperienza professionale, iniziata in magistratura nel 1977, ricordando come il lavoro accanto a Giovanni Falcone e Paolo Borsellino avesse progressivamente modificato la sua stessa concezione della mafia. Seguendo le indagini sui delitti politico-mafiosi e sulle stragi, ha spiegato, "mi ritrovavo nelle stanze dei consigli di amministrazione di grandi banche, di multinazionali, nelle stanze di capi della polizia, di capi dei servizi segreti, di parlamentari, di ministri, di presidenti del Consiglio dei Ministri".





Una presa di coscienza che Scarpinato ha accostato al percorso raccontato da Albanese nel suo libro. Per il senatore, Gaza ha rappresentato uno spartiacque capace di mostrare ciò che per anni sarebbe rimasto coperto da narrazioni e ipocrisie. "Gaza è divenuto un laboratorio, dice Francesca, dove il colonialismo occidentale si mostra nella sua forma più nuda e attuale, dove il potere sta sperimentando fin dove può spingersi". E ancora: "Gaza è stata un'operazione di verità, perché ha costretto, ha indotto il potere a gettare la maschera, e tutti abbiamo potuto vedere il vero volto del potere che si nasconde dietro quella maschera".

Al centro dell'intervento anche il ruolo delle istituzioni internazionali e dei governi occidentali. Secondo Scarpinato, dopo Gaza è emersa "la consapevolezza dell'impotenza del diritto" e, contemporaneamente, "della complicità dei governi". Il senatore ha ricordato le sanzioni statunitensi contro Albanese e contro esponenti della Corte penale internazionale, criticando la mancata risposta europea e italiana. Ma la responsabilità, nella sua analisi, non riguarda soltanto la politica. "Non c'è solo la complicità del potere politico, c'è anche la complicità del potere economico. Gaza si è rivelato un grosso affare", ha detto, richiamando gli investimenti nell'industria israeliana e il ruolo dei grandi gruppi finanziari.

Scarpinato ha quindi parlato di una "mafiosizzazione del potere", descrivendo una dimensione internazionale nella quale, a suo giudizio, il diritto viene progressivamente sostituito dalla logica della forza e dell'appartenenza. "Se tu fai parte del mio clan, io ti proteggo, hai tutti i diritti. Se tu non fai parte del mio clan, non conti niente, non hai diritti, ti posso uccidere". Una dinamica che ha definito "il metodo del racket macro-politico, il metodo della violenza, della violenza che si fa statuale". 

 

Ma proprio Gaza, secondo l'ex magistrato, avrebbe generato una reazione non prevista dal potere: "Per milioni di persone il genocidio di Gaza è stato l'occasione di un risveglio collettivo". Da qui il richiamo a uno dei passaggi del libro di Albanese: "Volevamo salvare la Palestina, ma la Palestina sta salvando noi". Per Scarpinato, infatti, la mobilitazione per Gaza avrebbe spinto milioni di cittadini a interrogarsi anche sui propri governi, sui media, sulla tenuta dei diritti e sulla qualità delle democrazie occidentali.

Un concetto ripreso dalla stessa Albanese. "Il risveglio come consapevolezza fine a sé stesso non cambia nulla se non si accompagna responsabilizzazione", ha affermato la Relatrice speciale delle Nazioni Unite. "Se restiamo inermi vuol dire che lo accettiamo, e dalla normalizzazione della distruzione del diritto che avrebbe dovuto proteggere i palestinesi e non l'ha fatto discende la possibilità che si distrugga anche il diritto che protegge noi".

Albanese ha richiamato le pronunce della Corte internazionale di giustizia e i mandati d'arresto emessi dalla Corte penale internazionale, puntando il dito anche contro i rapporti economici e militari mantenuti con Israele. "La Leonardo S.p.A. è un'azienda italiana partecipata dallo Stato italiano che sta fornendo servizi e mezzi ad un esercito che commette crimini giorno dopo giorno". Da qui la domanda: "Perché non ci fermiamo a pensare che quel marcio è già qua?".





La giurista ha poi respinto l'utilizzo della memoria della Shoah come giustificazione delle violenze contro i palestinesi. "Mi indigna quando sento utilizzare la memoria dell'Olocausto per giustificare quello che è stato fatto ai palestinesi e quello che continua ad essere fatto ai palestinesi". Per Albanese, quanto accade oggi rappresenta anche un'occasione storica di consapevolezza: "La Palestina è stata come un portale tra il passato e il futuro, e il presente ha la possibilità di essere un momento di grande, grande consapevolezza".

Il punto di contatto con l'antimafia, ha spiegato, risiede proprio nella capacità di comprendere e rendere visibile il funzionamento dei sistemi di potere. "Ho spiegato come Giovanni Falcone diceva della mafia: guardate che la mafia è un fattore umano, è creato dall'uomo, ha una sua nascita, un suo svolgimento, ma anche una sua fine. E per mettere fine a fenomeni tragici come la mafia serve la consapevolezza. Io penso la stessa cosa dell'apartheid e del genocidio".

Albanese ha denunciato anche quella che considera una progressiva compressione del dissenso in Italia, citando sanzioni, provvedimenti contro i manifestanti e quanto accaduto nelle università, nei giornali e nelle scuole. "Si è strangolato il movimento di resistenza civica, di obbedienza alla Costituzione, esercitando il diritto, la libertà d'espressione, esercitando il diritto al dissenso, che è l'essenza stessa della democrazia". E ha aggiunto: "Chi vede il dissenso come un elemento eversivo è qualcuno che non ha capito che cosa è stato il processo che ha portato all'elaborazione, alla scrittura della nostra Carta Costituzionale".

Nella seconda parte dell'incontro la relatrice Onu ha insistito sulla necessità di colpire anche gli interessi economici che sostengono i sistemi di oppressione, richiamando Sandro Pertini, la resistenza e l'esperienza siciliana di Addiopizzo. "La lotta partigiana come la lotta antimafia e la lotta contro l'apartheid chiedono una cosa unica, chiedevano, chiedono e chiederanno una cosa unica, che è quella di interrompere la filiera economica, il profitto". Perché, ha aggiunto, "che si tratti di patriarcato, che si tratti di traffico di vite, che si tratti di mafia, che si tratti di apartheid o di genocidio, l'oppressione è una e una sola. E quello che cambia è il numero delle vittime".

È proprio dalla Sicilia che Scarpinato ha tratto, infine, un parallelo con la mobilitazione per la Palestina. Ha ricordato gli anni in cui ai funerali delle vittime di mafia "le chiese erano vuote", fino alla svolta determinata dal lavoro del pool antimafia e dalle stragi del 1992, quando migliaia di cittadini tornarono nelle piazze. "Il popolo ha capito che quelle stragi non erano stragi solo di mafia, che dietro c'era il potere, e quindi reclamava verità e giustizia".

Per l'ex magistrato quella storia dimostra che l'indifferenza e la rassegnazione sono strumenti essenziali per la conservazione del potere. "Questo mondo di politici non ha paura dell'astensionismo, anzi, meno persone vanno a votare, meglio è". Da qui l'invito a ricostruire una partecipazione dal basso e a riconoscere il carattere comune delle diverse battaglie: "Gaza non è solo in Palestina, Gaza è dovunque. Le lotte sono trasversali".

Il messaggio conclusivo è stato quindi rivolto direttamente ai cittadini. "Il primo punto è non rassegnarsi. Il primo traguardo è restare insieme e capire che ciascuno di noi da solo è impotente, ma insieme siamo una forza". Una convinzione che Scarpinato aveva già condensato poco prima in un appello: "Restiamo insieme. Diciamo che noi siamo dalla parte degli oppressi e che devono avere paura di noi, perché noi siamo in grado di cambiare il mondo se restiamo insieme. Speriamo di creare una nuova Norimberga per Israele, che questi assassini vengano portati dinanzi ai tribunali internazionali".

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