World Wide Mafia: Nicola Gratteri e la guerra alla mafia più potente del mondo
Dalle montagne dell'Aspromonte ai mercati internazionali: l'ascesa della ‘Ndrangheta che ha portato a Rinascita-Scott
“La ‘Ndrangheta in questo momento è la mafia più dura, più cruda e più ricca che ci sia quantomeno nel mondo occidentale”.
Le parole sono quelle di Nicola Gratteri che, prima di arrivare alla guida della Procura di Napoli, ha dedicato gran parte della propria carriera al contrasto della criminalità organizzata calabrese dalla Procura di Catanzaro. Sono anche le parole che sintetizzano il racconto della prima stagione di “World Wide Mafia - 'Ndrangheta”, dedicata al lavoro investigativo di Gratteri e all'evoluzione della mafia calabrese, passata da organizzazione radicata nei paesi dell'Aspromonte a realtà criminale presente in diversi Paesi e capace di infiltrarsi nell'economia, nella politica, nell'imprenditoria e nelle istituzioni.
Attraverso le immagini della docuserie targata Disney Plus, che ricostruisce alcune fasi della gigantesca operazione Rinascita-Scott, che nella notte del 19 dicembre 2019 mobilitò oltre 3mila uomini delle forze dell'ordine, Gratteri restituisce il quadro di ciò che lo avrebbe accompagnato negli anni a venire: “Per noi questa è una guerra. Questa guerra sarà dura, sarà cruenta”.
Ma la serie sulla ‘Ndrangheta non racconta solo l’indagine giudiziaria. Racconta anche il percorso umano, spesso non esattamente semplice, di un magistrato che ha scelto di dedicare la propria vita alla lotta contro la mafia partendo dalle esperienze vissute durante l'infanzia. “Ho visto delle persone morte a terra. Davanti alla mia scuola - ha spiegato Gratteri pensando agli anni della sua giovinezza - ho visto i figli degli 'ndranghettisti comportarsi da piccoli mafiosetti. Facevano sempre prepotenze nei confronti degli altri ragazzi. Io non sopportavo questa cosa. La ritenevo una cosa ingiusta, insopportabile. Allora ho detto: io da grande devo fare qualcosa perché questa violenza non ci sia”.
E infatti, dietro la determinazione che si percepisce guardando la docuserie, emerge anche la tenacia che accompagna la promessa che il magistrato si è fatto da ragazzo. La stessa che lo aiuterà nei momenti del bisogno. Quando nel 2016 assume la guida della Procura di Catanzaro, Gratteri trova un ufficio privo di slancio, forse incapace di affrontare una questione delicata come la ‘Ndrangheta. “Quando sono arrivato a Catanzaro c'era una calma piatta. C'era lutto, non c'era entusiasmo. Ho visto dei colleghi giovani, intelligenti, preparati, ma un pò spenti, rassegnati, quasi impotenti”. La risposta del magistrato è stata talmente rivoluzionaria che quasi certamente ha contribuito a riavviare quell’entusiasmo che sembrava essersi spento per sempre. “Se tu arresti 8-10 persone, non serve. Tu devi fare un'indagine, devi avere una strategia per attaccare l'intera organizzazione”.
Ed è stata proprio questa la filosofia che, oltre a rivitalizzare la Procura catanzarese, ha portato anche alla nascita di Rinascita-Scott, una delle più vaste operazioni antimafia della storia italiana. L'inchiesta coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro non si è limitata, infatti, a colpire singoli affiliati o gruppi criminali, ma ha ricostruito l’intero ecosistema di potere che ruota attorno alle cosche vibonesi e, in particolare, alla potente famiglia Mancuso di Limbadi. Ciò che è emerso va molto oltre la forza della ‘Ndrangheta, le armi, le estorsioni o il narcotraffico.
Con Rinascita-Scott la Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro ha fotografato il livello militare della ‘Ndrangheta, fatto di clan, gerarchie, intimidazioni e controllo del territorio. Quello economico, costruito attraverso appalti, subappalti, riciclaggio e intestazioni fittizie. La dimensione politico-istituzionale, nella quale si annidano la ricerca del consenso, i favori e i rapporti con la pubblica amministrazione. Accanto a questa sono emerse anche le figure di professionisti, imprenditori, funzionari e presunte talpe accusate di favorire gli interessi delle cosche. Infine compare quello che gli investigatori definiscono il livello relazionale: una rete di rapporti opachi, ambienti riservati e centri d'influenza che, secondo l'accusa, avrebbe contribuito a rafforzare il potere dell'organizzazione.
Insomma, ci troviamo davanti alla rappresentazione di una mafia che non coincide più soltanto con il boss armato o con il killer di strada. “Man mano che ci avviciniamo ai giorni nostri - ha spiegato Gratteri - sta accadendo sempre più che abbiamo una 'Ndrangheta che non ha bisogno di sparare per farsi riconoscere. È già conosciuta. La gente, chi deve sapere, sa”.
C’è poi la dimensione internazionale del fenomeno mafioso calabrese. “Noi abbiamo la certezza che la ‘Ndrangheta è presente in tutti i paesi d'Europa. È presente in America, a New York, è presente in Sud America, è presente a Melbourne, in Australia, e incomincia - ha proseguito Gratteri - ad essere presente in alcuni paesi dell'Africa. Oggi si sta spostando nell'est asiatico. Quindi è una mafia globale”.
Un vero e proprio salto di qualità che sarebbe stato favorito in primis dal traffico internazionale di droga. Non a caso, la ‘Ndrangheta negli anni è diventata la mafia più ricca che c’è nel mondo proprio perché, per anni, è stata leader nell’importazione di cocaina in Europa.
Ma tornando a Rinascita-Scott, Gratteri ha spiegato come per anni magistrati e investigatori abbiano raccolto migliaia di intercettazioni, testimonianze e riscontri investigativi. Tutto ha contribuito a un’indagine enorme che sarebbe potuta andare in fumo per una fuga di notizie. È per questo motivo che Nicola Gratteri tenta una mossa che lascia tutti senza parole: anticipa di un giorno un’operazione che prevedeva la partecipazione di ben 3mila uomini. “Una cosa che non si è mai fatta: dire a 3.000 uomini che si fa il giorno prima”, come ha precisato lo stesso magistrato.
Grazie al coraggio e alla determinazione di Gratteri, l'operazione porterà all'arresto di oltre 300 persone, all'apertura di un maxiprocesso che negli anni successivi avrebbe prodotto centinaia di condanne e acceso i riflettori non soltanto sulle cosche vibonesi, ma anche sulla cosiddetta “zona grigia” composta da professionisti, politici, imprenditori e soggetti accusati di aver favorito il sistema mafioso.
Un colpo durissimo per la mafia calabrese e per tutti i settori attigui, compreso quello politico. Ma tutto questo, ovviamente, ha un costo. A confermarlo è lo stesso Gratteri: “Il rischio, soprattutto negli ultimi anni, si è innalzato. Il livello di scorta è aumentato tantissimo”. Un rischio enorme, che riecheggia ancora nelle drammatiche e spaventose immagini di repertorio che hanno immortalato la strage di Capaci e quella di via d’Amelio. Eppure, Gratteri non si è mai fermato, non è mai arretrato.
“Non so se ce la faremo, ma ti trovi in un momento in cui puoi solo andare avanti. Non hai altre scelte. Non puoi tirarti indietro o fermarti perché ti sentiresti un vigliacco. Vivere da vigliacco non ha senso”.
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