Walter Ferrari Cavaliere della Repubblica: il riconoscimento al combattente anti-‘Ndrangheta
Il riconoscimento è arrivato lo scorso 25 marzo dal Commissariato del Governo: il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha conferito a Walter Ferrari l'onorificenza di Cavaliere "al Merito della Repubblica Italiana". Un premio che corona anni di battaglie civili condotte in prima linea con il Coordinamento Lavoro Porfido (Clp), la struttura da lui promossa nel 2014 insieme a figure storiche come il compianto partigiano ed ex sindaco socialista di Cembra, Ettore Gottardi. Eppure, per Ferrari – uomo di estrazione operaia, con una coscienza politica di chiara ispirazione marxista e gramsciana – l'annuncio del Quirinale non è stato un semplice motivo di orgoglio, ma l'inizio di un profondo travaglio interiore. "Mi sono chiesto che senso potesse avere una tale onorificenza per il solo fatto di aver cercato di esercitare al meglio delle mie possibilità i diritti-doveri di cittadinanza responsabile", spiega lo stesso Ferrari in una nota diffusa in occasione del 2 giugno. Un imbarazzo radicato nella sua stessa identità politica, abituata a guardare alle istituzioni statali attraverso la lente del conflitto di classe e della lotta allo sfruttamento. A sciogliere i nodi del dubbio è stato il confronto con persone di fiducia, tra cui l'avvocato Bonifacio Giudiceandrea, e una consapevolezza profonda: la Repubblica e la Costituzione antifascista sono nate proprio dal sangue e dal sacrificio delle componenti socialiste e comuniste della Resistenza. Accettare il cavalierato è diventato così un atto di difesa della Carta fondamentale, oggi definita da Ferrari sotto “attacco frontale" da parte di chi vuole svuotarla di quel principio di "giustizia sociale" che Palmiro Togliatti definiva l'anima stessa della democrazia. Il cavalierato, sottolinea, non è un premio personale, ma un potente segnale istituzionale "verso gli operai che quotidianamente faticano nelle cave di porfido, indipendentemente dalla loro provenienza, cultura, lingua o religione".
La trincea del porfido e il processo "Perfido"
L’onorificenza – la cui richiesta era stata avanzata a sua insaputa dall'ex consigliere provinciale Alex Marini (M5s) e dal presidente delle Acli trentine Walter Nicoletti – accende nuovamente i riflettori su uno dei capitoli più bui della storia economica recente del Trentino. È proprio grazie alle denunce del Clp e alle inchieste giornalistiche (portate avanti insieme al mensile QT con Ettore Paris, Gianfranco de Bertolini, Joshua de Gennaro, e all'Adige con Domenico Sartori) che è stato possibile squarciare il velo di omertà sul distretto estrattivo di Lona-Lases. Il lavoro dei Carabinieri del ROS ha poi portato al processo "Perfido", svelando la ragnatela consociativa tra frange dell’imprenditoria locale e locali della 'Ndrangheta, in un contesto amministrativo inquinato da pesanti conflitti d'interesse, denunciati con coraggio dall'ex segretario comunale Marco Galvagni. Nelle aule di giustizia è emerso lo sfruttamento brutale subito dai lavoratori, in particolare quelli di origine cinese. Operai ridotti a una condizione di quasi schiavitù, difesi in sede civile prima dall'avvocato Giampiero Mattei (prematuramente scomparso, che denunciò anche le pesanti coperture della stazione dei Carabinieri di Albiano) e oggi dall'avvocata Sara Donini, che ha accettato l'incarico nonostante la totale assenza di risorse finanziarie del coordinamento. Nel giorno della consegna virtuale del premio, Ferrari non risparmia critiche durissime alla politica trentina e alle istituzioni locali. Punta il dito contro l'inerzia dei rappresentanti dell'Autonomia (salvo rare eccezioni), molti dei quali hanno intrattenuto rapporti opachi con soggetti poi coinvolti nelle indagini. La vera speranza, per il neocavaliere, risiede altrove: nei tantissimi studenti delle scuole superiori trentine (dal Buonarroti al Rosmini di Trento, dal Filzi di Rovereto al Martini di Mezzolombardo con lo spettacolo 'Perfido: per sfidarli dobbiamo impegnarci', fino al Leonardo da Vinci) e negli universitari della Statale di Milano guidati da Nando dalla Chiesa, saliti a Lona-Lases nell'autunno del 2025. "Tutti loro, ben più del sottoscritto, meriterebbero questo riconoscimento per il loro esempio di impegno civile", conclude Ferrari. Un impegno militante e internazionalista che per il fondatore del Clp non si esaurisce sul territorio locale, ma che oggi deve sapersi schierare fermamente "a fianco del popolo palestinese, contro le guerre imperialiste e per una pace fondata sulla giustizia sociale".
ARTICOLI CORRELATI
Lessico palestinese: l'anatomia del genocidio di Gaza (ma non solo) in dieci parole
Antisemitismo e critica al sionismo, alcune domande
Solidarietà a Salvatore Borsellino
'Ndrangheta, secondo processo 'Perfido' rinviato al 2026. Ammesse tutte le parti civili
Figli di papà e figli del popolo
Trentino, sistema iper-presidenziale sotto accusa: Consulta valuta la legge sul terzo mandato
Processo Perfido: la 'Ndrangheta trentina tra pestaggi e relazioni istituzionali















