Sette persone finite in carcere e cinque ai domiciliari. È il bilancio dell’operazione eseguita ieri mattina dai carabinieri del Comando provinciale di Reggio Calabria, con il gruppo speciale di Gioia Tauro, contro la cosca Costa-Filippone di Melicucco. L’inchiesta, coordinata dalla Procura antimafia reggina e avviata nel maggio del 2022, contesta a vario titolo associazione per delinquere di tipo mafioso, estorsione aggravata, violenza privata aggravata, detenzione illegale di armi e detenzione ai fini di spaccio di sostanza stupefacente.In manette sono finiti Salvatore Ammagatti, Pasquale Costa, Rosario Costa detto Angelo, Salvatore Costa, Salvatore Magiaruga, Dario Varamo e Carmelo Costa. Agli arresti domiciliari sono finiti invece Domenico Antonio Napoli, Gabriele Bruzzese (assessore comunale di Melicucco), Domenico Giuseppe Galata’, Giuseppe Politano’ e Giorgio Varone.
Contestualmente è stato disposto il sequestro preventivo di un’impresa individuale che gestisce una cava di inerti e di un terreno. Secondo l’accusa, il capo promotore dell’associazione sarebbe Rosario "Angelo" Costa. Dalla seconda metà degli anni ’90, "a seguito di contrasti con la fazione mafiosa diretta da Rocco Santo Filippone (condannato all’ergastolo) acquisiva il controllo del “locale” di Melicucco unitamente al fratello Carmelo, sancito anche con l’investitura formale da parte di Carmelo Bellocci, 70 anni, esponente dell’omonima cosca di Rosarno". Filippone, già al vertice della cosca, è stato condannato in via definitiva per associazione mafiosa e in appello per l’omicidio dei due carabinieri uccisi sull’autostrada nel gennaio 1994. Il procuratore capo Giuseppe Borrelli ha illustrato l’operazione sottolineando che “le indagini hanno permesso di ricostruire le dinamiche di ’Ndrangheta della ’locale’ di Melicucco". Ha poi aggiunto: "E’ stata ricostruita la genesi del sodalizio - ha proseguito Borrelli - sono stati ricostruiti anche vari episodi estorsivi, in particolare otto estorsioni, in una delle quali ha visto anche coinvolto un esponente dell’amministrazione comunale di Melicucco (ai domiciliari con l’ipotesi di reato di concorso in estorsione ndr)". "Ritengo questo provvedimento cautelare di particolare importanza - ha aggiunto - anche perché si inserisce nella linea operativa della Procura di Reggio Calabria, finalizzata a ricostruire, in particolare, quelle che sono gli assetti associativi mafiosi del distretto di Reggio Calabria”.
Borrelli ha spiegato che "la cosca di Melicucco, a base famigliare, era sostanzialmente emersa in provvedimenti già datati della Procura della Repubblica di Reggio Calabria in particolare, nei provvedimenti ’Crimine’ e ’Ndrangheta stragista’, ma non era stata riconosciuta nella sua autonomia. Nell’ambito dell’odierno provvedimento si e’ proceduto alla ricostruzione storica dell’affermarsi di questo gruppo criminale sul comune di Melicucco, affermazione che é iniziata a partire dagli anni ’90, quando essa é riuscita a scalzare quello che era stato il dominio del gruppo facente capo a Rocco Santo Filippone, soggetto condannato in via definitiva in ’Ndrangheta stragista’".
Le indagini, proseguendo sulle risultanze di quei maxiprocessi, hanno dimostrato un controllo capillare del territorio. "Le indagini hanno dimostrato che il nuovo gruppo criminale - ha proseguito il Procuratore della Dda - abbia esercitato un controllo totale nel territorio di Melicucco, sottoponendo ad estorsioni gli operatori economici della zona, intrattenendo rapporti con altre consorterie mafiose di primo piano, e condizionando in modo significativo l’operatività dell’ente comunale. Il gruppo criminale, all’interno del territorio, costituiva un soggetto alternativo allo Stato, al quale i cittadini si rivolgevano per la risoluzione di vicende private e che esercitava anche un controllo sull’andamento dell’ordine pubblico, impedendo che avvenissero reati. Uno dei vertici dell’organizzazione, per esempio, per dirimere un mancato pagamento di una somma di circa duemila euro ad un titolare di una sala scommesse, l’accesso ai fondi agricoli e la compravendita di terreni. Sono emersi - ha spiegato - collegamenti con la cosca Piromalli ai quali gli indagati si rivolgevano per richiedere l’assunzione di persone presso il centro di distribuzione di Amazon, contatti con la cosca Mancuso di Limbadi, con imprenditori pugliesi al fine di recuperare un capannone dove stoccare rifiuti urbani con lo scopo di trattenerli temporaneamente per farle poi smaltire all’estero. Inoltre, forniture di inerti ad imprenditori edili della zona, imposizioni al proprietario di due supermercati per la fornitura di carne, il quale, prelevato e portato al cospetto dei capi della cosca".
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