Processo Perfido: udienza preliminare infinita, si rischia di annullare il lavoro della Procura
Udienza fissata il 17 luglio 2026 alle ore 10 presso il Tribunale di Trento
Con la presente, a nome del Coordinamento Lavoro Porfido, intendo portare all’attenzione della stampa e dell’opinione pubblica il fatto relativo alla ripresa, dopo ben 3 mesi (udienza precedente il 10 aprile scorso), delle udienze relative al secondo troncone del processo ‘Perfido’. L’udienza, fissata infatti per il prossimo venerdì 17 luglio alle ore 10, è però ancora tecnicamente all’interno della fase ‘preliminare’ e, a quanto pare, non sarà quella conclusiva. Come Clp giudichiamo negativamente e con preoccupazione il fatto che la cosiddetta ‘udienza preliminare’ si trascini da un anno e 9 mesi (prima udienza il 17 ottobre 2024), considerato che alcuni fatti oggetto di giudizio risalgono addirittura a quasi 12 anni fa (2 dicembre 2014). Il protrarsi oltre ogni ragionevolezza di questa fase preliminare, dopo l’uscita di scena in modo discutibile di due soggetti di rilievo quali il faccendiere Giulio Carini e il generale Dario Buffa, lancia un ambiguo messaggio alla società civile. L’impressione è che delle difficoltà del Tribunale dovute all’incompatibilità di molti magistrati, onestamente espresse dal suo Presidente dott. Spina, si avvantaggino oggi i personaggi ‘eccellenti’ chiamati a rispondere di ‘voto di scambio politico-mafioso’, quali i due ex sindaci di Frassilongo e Lona-Lases, o di favoreggiamento dell’associazione mafiosa quale l’ex comandante della Stazione Carabinieri di Albiano. Ricordo per l’occasione che quest’ultimo deve rispondere non solo in merito al suo coinvolgimento nei fatti relativi al sequestro e pestaggio dell’operaio cinese avvenuto il 2 dicembre 2014 (oggetto di un esposto-denuncia presentato dal compianto avv. Giampiero Mattei già il 5 maggio 2016) ma anche per aver omesso atti del proprio ufficio in relazione alla ‘violenza privata’ nei confronti di un gruppo giovani campeggiatori, responsabili di aver danneggiato i cantieri posti in località Dossi-Grotta il 2 agosto 2015. In quell’occasione Enzo Macheda, Mario Giuseppe Nania, Giuseppe Battaglia, Selman Hasani, Saverio e Santo Manuardi ed altri, misero in atto una reazione “violenta ed illecita” nei confronti dei giovani responsabili del furto e danneggiamento nei rispettivi cantieri, senza addebitare loro i fatti illeciti e procedere al sequestro dei bastoni usati per il feroce pestaggio. Si evidenzia che anche in tal caso, come già in occasione del sequestro e pestaggio di Hu Xupai, “si ripeteva la dinamica dell’avviso dato al comandante dei carabinieri di Albiano, Dandrea Roberto, da parte di Bertuzzi Franco” (informativa ROS). Non solo, ma la refurtiva veniva affidata in ‘custodia’ allo stesso Macheda, sul proprio veicolo, delegandolo ad atti tipici di polizia giudiziaria “ con effetto di sostanziale avallo della primazia di Macheda”, come scritto nella richiesta di rinvio a giudizio a firma dell’allora Procuratore dott. Sandro Raimondi e dei PM dott.ssa Maria Colpani e dott. Davide Ognibene, datata 22 novembre 2023. Il fatto che a quasi tre anni dalla richiesta di rinvio a giudizio non sia ancora conclusa la fase dell’udienza preliminare rende bene l’idea del grave ritardo con il quale si celebra questo secondo troncone del processo, ritardo che danneggia sia gli imputati, qualora innocenti, che le parti offese e la società trentina in generale, alla quale si rende difficoltoso comprendere cosa sia avvenuto in questi anni tra le cave di porfido e non solo. Il rischio concreto è che le condizioni che hanno permesso l’insediamento della criminalità organizzata, con le gravi ripercussioni anche sulle condizioni di lavoro, non vengano adeguatamente comprese e di conseguenza contrastate, consentendo ai diversi soggetti che ne sono stati protagonisti di ripristinare indisturbati, magari con modalità più subdole, la loro presa sull’economia e le comunità della zona del porfido. Il Clp lancia quindi un appello alla società civile e agli organi di informazione affinché siano vigili e attenti a quanto avviene nelle aule di ‘giustizia’, e al Tribunale affinché non si vanifichi mediante continui rinvii e dilazioni il prezioso lavoro fatto dalla Procura e dagli inquirenti.
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