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Processo Hydra, il pentito Bellusci: ''Volevo sparare a carabiniere ma Cristello disse no''

L'ex esponente di 'ndrangheta, già condannato nel processo in abbreviato, racconta i retroscena del “consorzio di mafie” in Lombardia

AMDuemila

Rappresaglie in pieno stile mafioso nei confronti degli investigatori più scomodi ma anche subordinazione agli ordini dei capi. E’ ciò che emerge dall’ultima udienza del maxi processo ‘Hydra' sul consorzio tra esponenti delle tre grandi mafie italiane, Cosa Nostra, 'ndrangheta e camorra in Lombardia. In aula davanti ai giudici dell'ottava sezione penale di Milano è stato sentito Francesco Bellusci, uno dei principali collaboratori di giustizia dell’inchiesta. Già condannato a 4 anni e 6 mesi nel filone con rito abbreviato (sono più di 60 le condanne) come esponente della locale di 'ndrangheta di Lonate Pozzolo, nel Varesotto, Bellusci è stato sentito dei pm della Dda Alessandra Cerreti e Rosario Ferracane titolari dell’accusa nel processo principale che si svolge con rito ordinario. Affiliato a partire dal 2017 e poi diventato collaboratore di giustizia insieme ad altri, il teste ha ripercorso dettagli su quell'associazione mafiosa ribattezzata "consorzio" o "sistema mafioso lombardo”, svelando alcuni particolari della propria affiliazione. Il collaboratore di giustizia ha raccontato di aver "bruciato due auto della Polizia locale" in un Comune dell'hinterland milanese nel 2014, "perché c'era un comandante che voleva indagare su di me" e per farlo "chiesi il permesso a Giacomo Cristello", il suo capo. Quest'ultimo, invece, "mi disse di non fare nulla, altrimenti creavo un casino, quando volevo sparare a un carabiniere che mi dava sempre fastidio". Sempre sulla figura di Cristello, anche lui condannato in abbreviato e di recente scarcerato dal Riesame, ha ricordato quando diceva che “tutti devono tremare e capire chi sono”. "Io anche prima dell'affiliazione mi ero messo a disposizione e alimentavo il sistema mafioso - ha aggiunto -. Le armi le prendevamo in una armeria a Cuggiono", nel milanese. Ha parlato pure di una "contabilità delle affiliazioni". Cristello, ha detto ancora, "prendeva carta e penna e se le segnava su un biglietto. Dalla 'ndrangheta - ha proseguito - si esce con la morte o con la collaborazione, oppure quando uno è più anziano o malato si chiede il permesso di ritirarsi 'in buon ordine' da 'uomo onorato'". Sull'episodio delle due auto della Polizia locale bruciate a Robecchetto, nel milanese, Bellusci ha raccontato che "un direttore di banca mi aveva fatto una soffiata, dicendomi che questo comandante indagava sui miei conti". E ancora: "E' la 'ndrangheta che è venuta da me, non il contrario, io guadagnavo di più con mio lavoro, fatturavo 1,3 milioni all'anno. Non ho più guadagnato quelle cifre dopo". Ha spiegato pure di aver contribuito "al mantenimento in carcere di Vincenzo Rispoli", boss storico in Lombardia. "I contributi - ha aggiunto - venivano richiesti all'epoca dal figlio di Rispoli, erano somme che andavano dai 500 ai 2mila euro". Bellusci, come altri pentiti del caso Hydra ha già  parlato di rapporti tra il "consorzio" di mafie e la politica. Il 2 settembre, ha fatto riferimento a "un tizio di Buscate", comune dell'hinterland milanese, "che fa parte dei consiglieri comunali di maggioranza" e "molto amico" di Giacomo Cristello. Questo politico, stando al teste, avrebbe fatto da "ponte" tra Cristello e gli esponenti della famiglia Rispoli in modo da evitare contatti diretti. L’udienza è stata rinviata al 30 settembre e proseguirà con l’esame di Bellusci nell'aula bunker del carcere di Opera. I pm, intanto, metteranno a disposizione delle difese un'informativa del 21 settembre dei carabinieri del Nucleo investigativo con riscontri sugli ultimi due verbali di luglio e settembre. Non solo. Questa settimana gli inquirenti depositeranno un'annotazione con i "riscontri" alle dichiarazioni di Bellusci anche su rapporti con la politica. 

Fonte: Ansa

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Foto © Imagoeconomica