Strumenti di accessibilità
Skip to main content
| 'Ndrangheta

Operazione ''Res Tauro'': conclusa la fase investigativa sul clan Piromalli

AMDuemila

La procura reggina pronta a valutare il rinvio a giudizio per 39 indagati, inseriti in un sistema di estorsione, armi e aste truccate 

La Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria ha notificato l’avviso di conclusione delle indagini preliminari a 39 persone coinvolte nell’inchiesta “Res Tauro”, l’operazione che punta a far luce sulle presunte attività della cosca Piromalli, storicamente egemone nell’area della Piana di Gioia Tauro. Grazie a questo passaggio formale, ora l’indagine entra nella fase che potrebbe portare alla richiesta di rinvio a giudizio da parte della procura. 
L’attività investigativa, condotta dai carabinieri del Ros e coordinata dalla Dda reggina, era partita nel 2020 attraverso intercettazioni, servizi di pedinamento, monitoraggio e approfondimenti patrimoniali: la prima svolta era già arrivata nel settembre 2025, quando erano state eseguite 26 misure cautelari tra arresti in carcere e domiciliari. 
Al centro della ricostruzione accusatoria figura il presunto ritorno al vertice del clan di Giuseppe Piromalli, soprannominato “Facciazza”, tornato in libertà nel 2021 dopo una lunga detenzione al 41 bis. Secondo gli inquirenti, il boss avrebbe rapidamente riassunto il controllo dell’organizzazione, riaffermando l’autorità della cosca sul territorio e affiancato dai fratelli Gioacchino e Antonio Piromalli, indicati dagli investigatori come parte integrante dell’organismo decisionale del gruppo criminale. L’inchiesta descrive un succedersi di tensioni e riassetti interni maturati durante gli anni di detenzione del capo storico, e riguardanti in particolare la gestione dei proventi illeciti e gli equilibri con altre articolazioni della criminalità organizzata presenti nella zona.
Secondo la procura, infatti il clan avrebbe continuato a esercitare un controllo capillare attraverso estorsioni ai danni di imprenditori e attività commerciali, imponendo la propria influenza economica e criminale. Uno dei filoni più delicati dell’indagine riguarda il settore delle aste giudiziarie: alcune procedure sarebbero state manipolate per favorire soggetti contigui alla cosca o consentire il recupero di beni sotto sequestro o confiscati dall’autorità giudiziaria. 
Dalle intercettazioni acquisite emergerebbe inoltre la disponibilità di un arsenale di armi comuni e da guerra, i riferimenti riguardano kalashnikov, pistole di diverso calibro e soprattutto la necessità, da parte degli affiliati, di presentarsi armati agli incontri ritenuti più delicati. Parallelamente agli accertamenti penali, la magistratura aveva precedentemente disposto sequestri patrimoniali: il primo provvedimento aveva riguardato immobili, terreni e attività economiche per un valore attorno ai 3 milioni di euro; successivamente erano stati sequestrati ulteriori beni e rapporti finanziari per oltre 4 milioni, ritenuti riconducibili a soggetti vicini all’organizzazione. 
Il bilancio investigativo finale, tra i 39 indagati, vede coinvolti alcuni componenti della famiglia Piromalli, personaggi presunti affiliati o sodali della cosca stessa, accusati a vario titolo di associazione mafiosa, estorsione, riciclaggio, autoriciclaggio, turbativa d’asta, detenzione e traffico di armi, oltre al trasferimento fraudolento di valori. 
La chiusura dell’inchiesta rappresenta adesso l’ultimo passaggio prima della possibile apertura del procedimento giudiziario, spetterà al gup decidere se le accuse formulate dalla procura si trasformeranno in un processo.  

Fonte: reggiotoday.it 

Foto © Imagoeconomica