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'Ndrangheta, processo "Meta bis": rinviato a giudizio Domenico Condello, boss di Archi noto come "Gingomma"

AMDuemila

Prosegue l'inchiesta "Meta bis", il procedimento nato dalla rielaborazione della storica operazione "Meta" che nel 2010 aveva ricostruito gli assetti della 'ndrangheta reggina. Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Reggio Calabria, Stefania Rachele, ha disposto il rinvio a giudizio di Domenico Condello, conosciuto come "Gingomma", ritenuto dalla Direzione distrettuale antimafia uno dei vertici della cosca di Archi. 
Il procedimento rappresenta uno sviluppo della storica indagine che, oltre quindici anni fa, aveva consentito di delineare gli equilibri della criminalità organizzata nella città di Reggio Calabria, individuando il ruolo delle principali articolazioni mafiose riconducibili alle famiglie Condello e De Stefano. Nel corso degli anni il processo ha coinvolto numerosi presunti esponenti di primo piano della 'Ndrangheta. Tra questi Giuseppe De Stefano, che ha scelto di essere giudicato con rito abbreviato, mentre la posizione di Pasquale Condello è stata successivamente separata.
L'iter giudiziario aveva però subito una svolta nel 2019, quando la Corte di Cassazione aveva annullato senza rinvio alcune posizioni processuali, rilevando un vizio di correlazione tra le contestazioni formulate e le decisioni adottate. Gli atti erano quindi tornati alla Procura di Reggio Calabria per un nuovo esame, dando origine a ulteriori approfondimenti investigativi della Direzione distrettuale antimafia, confluiti nell'attuale procedimento "Meta bis".
Secondo la ricostruzione accusatoria, Domenico Condello avrebbe fatto parte, insieme a Pasquale Condello e Giuseppe De Stefano, della componente "visibile" della 'ndrangheta reggina. Gli investigatori ritengono che il gruppo operasse in collegamento con altri appartenenti all'organizzazione collocati, secondo la Procura, in livelli decisionali superiori e in parte occulti.
Per la Direzione distrettuale antimafia, i tre presunti boss avrebbero promosso e gestito un organismo decisionale unitario capace di coordinare le principali cosche operanti nel territorio reggino. Tale struttura, secondo l'impianto accusatorio, non costituirebbe un'organizzazione autonoma rispetto alle singole cosche, ma rappresenterebbe il livello superiore di direzione e coordinamento delle articolazioni mafiose cittadine.
La Procura sostiene inoltre che Pasquale CondelloGiuseppe De Stefano e Domenico Condellofacessero stabilmente parte anche della componente definita "segreta" o "riservata" della 'Ndrangheta. Secondo gli inquirenti, l'esistenza e la composizione di questa struttura sarebbero state protette attraverso l'utilizzo di schermi personali, professionali, istituzionali e massonici, ritenuti funzionali a mantenere riservati ruoli e attività dell'organizzazione. 
Per quanto riguarda la posizione di Domenico Condello, noto con il soprannome di "Gingomma", la Direzione distrettuale antimafia lo indica come una delle figure di riferimento della cosca di Archi. Secondo l'accusa, oltre a partecipare agli organismi decisionali dell'organizzazione, avrebbe svolto un ruolo operativo di primo piano, coordinando le attività della cosca e dando esecuzione alle direttive impartite dai vertici. 
Gli inquirenti gli attribuiscono anche il compito di mantenere i collegamenti tra l'organizzazione mafiosa e le attività economiche sottoposte a pressioni estorsive, fungendo da raccordo tra le decisioni assunte ai livelli superiori della struttura criminale e la loro concreta attuazione sul territorio. 
Si tratta di contestazioni formulate dalla Direzione distrettuale antimafia che dovranno ora essere esaminate nel dibattimento, a seguito del rinvio a giudizio disposto dal gip del Tribunale di Reggio Calabria. 

Fonte: reggiotoday.it