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'Ndrangheta nel veronese, l'indagine della DDA sui legami tra cosche e politica

Le rivelazioni di un pentito e la sentenza della Cassazione confermano il radicamento della mafia calabrese nel Veneto

AMDuemila

Di elementi che dimostrano come le mafie, compresa la 'Ndrangheta, siano ramificate e consolidate anche al Nord non solo ne esistono, ma ve ne sono in abbondanza. Esiste anche un'indagine aperta della Direzione distrettuale antimafia (DDA) di Venezia sui rapporti tra la 'Ndrangheta radicata nel veronese e alcuni esponenti politici locali. Stiamo parlando di una vicenda - come ha ricordato il Corriere della Sera - nella quale le dichiarazioni del collaboratore di giustizia Nicola Toffanin hanno permesso agli investigatori di identificare quello che hanno definito il “secondo livello”, riferendosi alle reti di relazioni tra le cosche calabresi e il mondo della politica, delle istituzioni e dell'imprenditoria.

Toffanin, durante gli interrogatori, avrebbe indicato ai pubblici ministeri i nomi di alcuni politici veronesi con i quali gli uomini della cosca Giardino avrebbero intrattenuto rapporti. Informazioni ancora coperte dal segreto istruttorio, che probabilmente dovranno essere verificate in ogni loro parte. Tuttavia, le aspettative restano comunque alte. Del resto, Toffanin è lo stesso collaboratore che ha rivelato l'esistenza di un progetto, mai portato a termine, per intimidire la magistrata Maria Beatrice Zanotti, all'epoca pubblico ministero a Verona impegnata nelle indagini contro la 'Ndrangheta. Stando alle sue dichiarazioni, nel 2018 alcuni appartenenti all'organizzazione criminale calabrese avrebbero progettato un attentato con esplosivo contro la pm, oggi sotto protezione.

Restando sul controllo della 'Ndrangheta in Veneto, la questione è da tempo così delicata e di fondamentale importanza per le cosche calabresi che anche una sentenza della Corte d'Appello di Venezia, relativa al processo "Isola Scaligera 1", ha dimostrato come il consenso elettorale sia stato preso in considerazione come una delle leve principali per consolidare la propria presenza sul territorio. Secondo quanto riportato nella sentenza, infatti, l'intenzione era quella di costruire un consenso elettorale sufficiente a far eleggere persone considerate affidabili in posizioni politiche strategiche, sia a livello comunale sia regionale.

È il caso dell'assessorato all'ecologia, un settore particolarmente delicato perché gestisce autorizzazioni ambientali, rifiuti e appalti pubblici, dunque affari particolarmente remunerativi. Anche in questo caso, i giudici hanno accertato come l'intenzione delle cosche fosse quella di influenzare la politica attraverso il voto e le relazioni personali.

I magistrati lo avrebbero interrogato anche su altri affari condotti all'estero, tra cui un appalto in Tunisia per la costruzione di un'infrastruttura e una presunta trattativa relativa alla vendita di armi alla Siria, nella quale sarebbe comparso anche un noto politico romano vicino al centrodestra, la cui identità non è stata resa pubblica.

A confermare questo quadro è anche la recente decisione della Corte di Cassazione. Lo scorso 9 luglio i giudici hanno respinto l'ultimo ricorso di Francesco Vallone, già condannato nel processo "Isola Scaligera". La vicenda riguarda il presunto patto corruttivo legato ad Amia. Secondo quanto ricostruito dai giudici, attraverso falsi corsi di formazione sarebbero stati ottenuti fondi pubblici. Vallone aveva sostenuto che la successiva assoluzione per alcuni reati fiscali legati al proprio centro studi dimostrasse la sua estraneità ai rapporti con la criminalità organizzata. Una tesi che la Cassazione ha respinto, confermando quanto già accertato nei precedenti gradi di giudizio. Per i giudici, dunque, Vallone resta inserito nel contesto mafioso della cosca Arena-Nicoscia, di cui la famiglia Giardino rappresentava il punto di riferimento nel Veronese. Una decisione che conferma, ancora una volta, come la presenza della 'Ndrangheta nel Nord Italia sia il risultato di un radicamento costruito nel tempo attraverso affari, relazioni e tentativi di influenzare la politica, le istituzioni e l'economia.

Fonte: Corriere della Sera

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