’Ndrangheta e assunzioni nelle Ferrovie: “I posti di lavoro li decidiamo noi”
L’inchiesta “Epicentro 2” della Dda di Reggio Calabria e le intercettazioni sulla cosca Tegano

“Una regia di infiltrazione strutturata su due principali componenti: sindacale e criminale”. È il quadro delineato dalla Dda di Reggio Calabria nell’inchiesta “Epicentro 2”, che nelle scorse settimane ha portato a decine di arresti e che dedica una parte consistente degli accertamenti alle assunzioni nel settore ferroviario. Nell’informativa depositata nell’ottobre 2024, i carabinieri del Reparto operativo descrivono “una massiccia penetrazione da parte della cosca Tegano nella gestione delle assunzioni dei nuovi dipendenti delle Ferrovie dello Stato e delle ditte satellite”, a partire dal comparto delle pulizie. Agli atti dei magistrati coordinati dal procuratore Giuseppe Borrelli, con gli aggiunti Walter Ignazitto e Stefano Musolino, sono finite conversazioni tra presunti boss, sindacalisti e persone interessate all’assunzione di figli e nipoti. Tra i soggetti intercettati c’è Paolo Gatto, non indagato, il cui telefono è stato monitorato perché ritenuto “strettamente legato” a Bruno Nicolazzo, sindacalista arrestato e considerato dagli inquirenti intraneo alla cosca Tegano. Ex consigliere comunale di Alleanza nazionale e successivamente candidato con Alternativa popolare, Gatto nell’ottobre 2022 sollecitava il figlio a partecipare alle selezioni: “Vedi al computer quel fatto!… quel fatto delle Ferrovie, Rfi, quell’altro”. Poi insisteva: “Ehi Rfi, papà, capo treno diventi!… Oggi che è domenica buttati queste cazzo di domande!… Rfi e Treni Nord, tutte e due… qualsiasi!”. Nel giugno successivo raccontava che il giovane “l’hanno richiamato essendo andato molto bene nelle prime prove nonostante il problema medico riscontratogli”. Dopo ulteriori visite a Roma, gli esami sarebbero andati male e “probabilmente gli cambieranno la mansione”. Dagli accertamenti Inps citati nell’informativa risulta che il figlio sia stato assunto da Rfi nel novembre 2023. Diverso l’esito per un nipote di Gatto, sul quale Nicolazzo avrebbe commentato: “U salaru… Lo hanno preso per il culo”. A descrivere in termini ancora più espliciti il presunto sistema è Francesco Borruto, operaio nelle pulizie e nella manutenzione ferroviaria, indagato e definito dagli investigatori “un elemento pienamente intraneo alla cosca Tegano”. Parlando con un collega afferma: “Ad Archi me la vedo io, siamo coperti! – dice a un collega – Possiamo fare quello che vogliamo!… facciamo mangiare a questo e a quello e li accontentiamo… i posti di lavoro li decidiamo noi”. Secondo quanto emerge dalle intercettazioni, Borruto sostiene inoltre che alcune assunzioni sarebbero state gestite attraverso due sindacalisti dietro pagamento: “Loro fanno entrare… dicono che si vendono i posti di lavoro”. Il presunto tariffario viene indicato senza mezzi termini: “Tu vuoi un posto di lavoro, diecimila euro! Dieci posti di lavoro sono centomila euro!”. In un’altra conversazione un aspirante dipendente riferisce al parente del sindacalista “scomodato” che “al novantanove per cento è fatta”. Anche eventuali difficoltà durante gli accertamenti sanitari, sostiene, sarebbero superabili: “Se ci sono, qualche piccolo problema… riescono a gestirlo”. Secondo gli accertamenti Inps riportati dagli investigatori, l’uomo è stato poi assunto da Rfi nel febbraio 2024. Nelle carte compare infine Franco Benestare, indicato come boss di Archi, che secondo la ricostruzione investigativa si sarebbe attivato per ottenere il trasferimento del figlio di un amico rivolgendosi a uno dei sindacalisti. È lo stesso Benestare a raccontare l’interessamento: “Io gli ho mandato un messaggio a questo… della Ferrovia… e che mi sposti al figlio di Peppe”. Le circostanze riportate nell’inchiesta rappresentano la ricostruzione dell’accusa e dovranno essere vagliate nelle successive fasi del procedimento. Per gli indagati vale il principio di presunzione di innocenza fino a eventuale sentenza definitiva.
Fonte: Il Fatto Quotidiano














