Minacce di morte ad ex sindaco di Lona Lases: presentata interrogazione parlamentare
Deputati di Pd e M5S chiedono al Governo verifiche immediate
Un’interrogazione a risposta scritta è stata presentata alla Camera per fare piena luce su presunte minacce di morte rivolte da esponenti della ’Ndrangheta ad un ex sindaco del comune di Lona-Lases, in Trentino. L’atto, depositato il 17 giugno 2026, è stato firmato dall’onorevole Stefania Ascari e co-firmato da Antonio Ferrara del Movimento 5 Stelle. L’iniziativa nasce da una lettera pubblicata il 7 giugno 2026 dal quotidiano “Il T” a firma di Walter Ferrari. Nella missiva l’autore racconta di aver partecipato il 3 giugno 2026 a un’udienza davanti al giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Trento, nell’ambito di un procedimento per diffamazione promosso proprio dall’ex primo cittadino di Lona-Lases. Secondo il resoconto di Ferrari, durante quell’udienza il legale dell’ex sindaco avrebbe affermato che il suo assistito era stato "ripetutamente fatto oggetto di minacce di morte da parte della ‘Ndrangheta". Gli interroganti sottolineano che, qualora questa circostanza risulti verbalizzata o formalmente rappresentata in atti giudiziari, si tratterebbe di un fatto di straordinaria gravità per l’ordine e la sicurezza pubblica. Il territorio del porfido trentino e il comune di Lona-Lases sono stati negli ultimi anni al centro di importanti indagini che hanno portato a condanne per associazione mafiosa. Per questo Ascari e Ferrara chiedono al Governo se il Ministero dell’Interno sia a conoscenza delle dichiarazioni emerse in aula e se l’ex sindaco abbia effettivamente denunciato o segnalato minacce riconducibili alla ’Ndrangheta, specificando natura, provenienza e periodo in cui sarebbero state formulate. I due deputati domandano inoltre se il Commissario del Governo per la Provincia di Trento abbia già coinvolto o intenda coinvolgere con urgenza il Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica, se siano in corso valutazioni del rischio e se siano previste misure di tutela o protezione per l’ex amministratore. Infine, l’interrogazione chiede se l’Esecutivo ritenga opportuno promuovere ulteriori iniziative per approfondire il contesto in cui eventuali minacce sarebbero maturate, alla luce delle risultanze giudiziarie sulle infiltrazioni della criminalità organizzata nel comparto estrattivo del porfido.
Dari veri ma diversi: una riflessione sulla giustizia
Lo scorso 3 giugno mi sono trovato davanti al Gip per un procedimento nei miei confronti, nato da una querela presentata da un ex sindaco di Lona Lases. Questi ha ritenuto diffamanti alcuni miei interventi pubblicati su QT, riguardanti la sua figura e quella del padre, personaggio di spicco con il quale ho polemizzato più volte sulle pagine dello stesso giornale quando era all’apice della sua carriera imprenditoriale e politica. Negli ultimi anni ho avuto analoghe divergenze anche con il figlio, eletto per tre mandati sindaco dello stesso comune. Oggi egli contesta alcune affermazioni contenute nell’inchiesta che QT porta avanti da anni sulle presunte infiltrazioni mafiose nel tessuto economico e amministrativo della zona del porfido. Inchieste alle quali ho contribuito con interventi rivolti principalmente ad approfondire gli aspetti sociologici del fenomeno.Non è questo, tuttavia, il tema che intendo affrontare ora, poiché sarà oggetto di valutazione da parte del giudice. Ciò che mi preme sottolineare è un’altra questione: davanti al giudice, l’avvocato dell’ex sindaco – come già in passato l’avvocato del querelante dott. Antonio Cristofolini – ha presentato dati e riscontri diversi da quelli da me utilizzati. Dati che, pur provenendo da fonti più o meno indipendenti in ambito medico-scientifico, non possono essere definiti “falsi”, bensì semplicemente “diversi”.
Mi spiego, è senz'altro vero che il querelante e il di lui illustre padre abbiano la fedina penale intonsa; tuttavia, a monte sta il fatto che, per i gravi atti avvenuti nel 1986, il secondo sia stato oggetto di indagini da parte dei Carabinieri e nei suoi confronti sia stato all'epoca emesso pure un provvedimento di rinvio a giudizio. Lo stesso discorso vale, in tempi più recenti, per il querelante che, a sua volta, è stato rinviato a giudizio per il reato di "abuso d'ufficio" in relazione a vicende legate ad una delle ditte controllate da soggetti recentemente condannati per "associazione mafiosa", ma dopo alcune udienze il processo si è arenato nelle secche che hanno preceduto l'abrogazione del reato da parte del Governo. Dati veri ma diversi che tuttavia, considerati nel complesso, consentono di collocare i protagonisti in una determinata categoria, e non certo quella dei "pupi".
Quella che però vorrei evidenziare come la più interessante delle affermazioni della suddetta avvocata è la seguente: "Il mio assistito è stato ripetutamente fatto oggetto di minacce di morte da parte della 'Ndrangheta'". In questo caso andrebbe senz'altro verificata innanzitutto la veridicità dell'affermazione, che dovrebbe essere suffragata da eventuali denunce da parte dell'ex sindaco (se ha querelato lo scrivente per diffamazione dovrebbe, a maggior ragione, aver denunciato minacce di morte); quindi ci si dovrebbe porre l'interrogativo se la candidatura nella sua lista di un soggetto ora condannato in via definitiva per "associazione mafiosa", così come la nomina del fratello (anch'egli con la medesima condanna) quale assessore estero alle cave, siano stati atti imposti "dalla 'Ndrangheta" con la minaccia di morte. La qual cosa dovrebbe far perlomeno riaprire la questione relativa all'opportunità di inviare a Lona-Lases una Commissione d'accesso. Tuttavia, se così fosse, come spiega l'ex sindaco la lettera a sua firma, pubblicata dall'Adige il 22 marzo marzo 2017 (un decennio dopo elle nomine), nella quale affermava "lo e i fratelli Battaglia facciamo il bene del paese"?
Fratelli Battaglia che oggi sappiamo, in quanto attestato in Tribunale, rappresentavano proprio le cosche di 'Ndrangheta nella zona del porfido.
Tratto da: "il T"
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