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Denise Cosco: morta a 35 anni la figlia di Lea Garofalo

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Denise Cosco, figlia della testimone di giustizia Lea Garofalo, è morta a 35 anni. Domenica scorsa si è lanciata nel vuoto da una finestra; non è deceduta immediatamente e ha lottato ancora per quattro giorni prima di spegnersi. Aveva la stessa età della madre quando questa venne uccisa. 
Lea Garofalo, originaria della Calabria, aveva lasciato Carlo Cosco nel 1996 dopo il suo arresto e dal 2002 aveva iniziato a raccontare quanto sapeva di omicidi ed estorsioni legati all’ambiente criminale in cui era cresciuta. Nel 2009 interruppe il programma di protezione. Nel maggio di quell’anno era stata aggredita nella sua abitazione da un uomo presentatosi come tecnico per riparare la lavatrice; Denise, assente da scuola quel giorno, era intervenuta e l’aveva salvata. Pochi mesi dopo, il 24 novembre 2009, Lea scomparve. Le telecamere del Comune di Milano la ripresero all’Arco della Pace alle 18.37 mentre saliva su un’auto. Fu portata in un magazzino e uccisa. I resti furono distrutti con il fuoco in un campo della Brianza; solo anni dopo ne furono recuperati alcuni grazie alle rivelazioni di Carmine Venturino, all’epoca fidanzato di Denise e coinvolto nell’omicidio. Carlo Cosco, con altri complici della cosca calabrese, aveva organizzato l’agguato dopo averla convinta a lasciare il programma di protezione. Il pubblico ministero Maurizio Tatangelo definì quella di Lea una "morte annunciata". Cosco venne poi condannato all’ergastolo.

Denise, allora adolescente, era rimasta segnata da quella vicenda. Ai funerali della madre, celebrati nel 2013 in piazza Beccaria a Milano e organizzati da Palazzo Marino, con migliaia di persone e don Luigi Ciotti, lei non poteva esporsi. Seguì la cerimonia nascosta dietro una finestra e la sua voce arrivò alla piazza attraverso un altoparlante: "Lea, la mia cara mamma, ha avuto il coraggio di ribellarsi alla cultura della mafia, la forza di non piegarsi alla rassegnazione e all’indifferenza". E ancora: "Se è successo tutto questo è stato solo per il mio bene, e non smetterò mai di ringraziarti". Nel luglio del 2011, a 19 anni, Denise si costituì parte civile nel processo contro il padre e gli altri imputati. Deponeva dietro un paravento, senza timori, e aveva dichiarato: "Io sono un’orgogliosa testimone di giustizia perché non è facile costituirsi parte civile contro il proprio padre, ma è una scelta di libertà interiore per ripartire con la vita". Non chiese mai le scuse a quell’uomo e nelle interviste successive non mostrò odio: "Mio padre uccise mia madre ma per lui provo solo pena, perché non ha capito cosa ha perso: una famiglia, una figlia, l’amore". Denise rimase sotto protezione fino al 2018. Cambiò nome e identità, ottenne un lavoro e visse in una località segreta, seguita dal Servizio Centrale di Protezione della Polizia.


Don Ciotti: Denise ha attraversato la violenza patriarcale e mafiosa

Con l’aiuto di don Luigi Ciotti e di Libera riuscì a reagire per anni. Ciotti e l’associazione ricordano: "Ieri è morta una giovane donna coraggiosa e sofferente. Qualcosa si è spezzato dentro la sua anima inquieta e sensibile. E qualcosa si sta spezzando anche dentro di noi, nel corpo vivo delle nostre realtà che hanno provato ad accoglierla e accompagnarla: sentiamo il dolore di una frattura che non si salderà mai del tutto. Vogliamo adesso immaginarla in una foto, riunita in un grande abbraccio con la sua mamma. Nella sua breve esistenza, Denise ha attraversato di tutto: la violenza patriarcale e mafiosa, il peso dell’abbandono, la tenerezza dell’accoglienza, la rigidità di certe regole che comunque volevano proteggerla, la gioia di diventare a sua volta mamma e la fatica di nuove responsabilità. Questo tutto, a un certo punto, è diventato troppo. Non giudichiamo la sua storia, non innalziamola e non compatiamola. Lei non lo vorrebbe". E aggiungono: "Denise, resterai per sempre dentro al nostro cuore e al nostro impegno. E già lo sai che scriveremo il tuo nome, accanto a quello della tua mamma, nel lungo elenco del 21 marzo: perché non c’è dubbio che siete state entrambe vittime della stessa violenza, ma anche protagoniste della stessa ribellione. Insieme, vi ricorderemo vive". In un altro messaggio il sacerdote ha detto: "Oggi è morta una giovane donna coraggiosa e sofferente. Il coraggio e la sofferenza hanno rappresentato i due estremi dentro ai quali si è mossa l’intera vita di Denise, i due piani della bilancia che a lungo ha provato, con tutte le sue forze, a tenere in equilibrio. Oggi però qualcosa, in quel fragilissimo equilibrio, si è spezzato per sempre". E ancora: “Nel restare fedele al percorso di riscatto iniziato da Lea, la sua adorata mamma, Denise ha dovuto vivere per anni nascosta, senza però mai rassegnarsi davvero, perché il suo sogno era sentirsi finalmente libera e autonoma". "Proprio come Lea, Denise aveva infatti una grande sete di vita, di libertà e di amore. Vogliamo adesso immaginarla riunita in un grande abbraccio con la sua mamma. Vorremmo dirle ‘Scusa! Perdonaci per non essere riusciti a tenerti qui con noi’, ma anche ‘Grazie del tempo che abbiamo passato insieme’. Non giudichiamo la sua storia, non innalziamola e non compatiamola". 

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