Si avvia verso il processo la gran parte degli imputati coinvolti nel filone dell’inchiesta sul presunto voto di scambio legato alle elezioni regionali liguri del 2020, vinte dal centrodestra guidato da Giovanni Toti. Il prossimo 16 settembre saranno dodici le persone che compariranno davanti al tribunale per rispondere delle accuse formulate dalla Procura. Per quattro di loro è contestata anche l’aggravante di aver favorito il clan mafioso dei Cammarata.
Della maxi-indagine che coinvolgeva Matteo Cozzani e altre diciassette persone, resta ora questo troncone processuale. Si è infatti già conclusa la parte che riguardava l’ex governatore Giovanni Toti, l’imprenditore Aldo Spinelli e l’ex presidente dell’Autorità portuale Paolo Emilio Signorini, definita attraverso i patteggiamenti. Nel frattempo, il giudice per l’udienza preliminare Giorgio Morando ha accolto sei richieste di messa alla prova (Map), misura che prevede lo svolgimento di lavori socialmente utili.
Tra gli imputati rinviati a giudizio figura Matteo Cozzani, già capo di gabinetto di Toti, accusato di corruzione, finanziamento illecito e procacciamento illecito di voti con l’aggravante mafiosa. La stessa contestazione aggravata riguarda anche i gemelli Arturo Angelo e Italo Maurizio Testa e l’ex sindacalista della Cgil Venanzio Maurici, ritenuto dagli inquirenti un referente della comunità siciliana.
Andranno a processo, ma senza l’aggravante mafiosa, anche gli ex consiglieri regionali Stefano Anzalone e Domenico Cianci, l’imprenditore Carmelo Griffo, Francesco Cornicelli, Alessandro Cartosio, Francesco e Filippo Ania ed Elisabetta Pinna.
Per sei persone, invece, il giudice ha disposto l’ammissione alla messa alla prova. Si tratta dell’ex consigliere comunale della Lista Toti Umberto Lo Grasso, accusato di favoreggiamento, e di cinque elettori ai quali viene contestato il voto di scambio: Santo Inturri, Ivana Catarinolo, Giovanni Di Carlo, Biagio Zambitto e Giovanni Ferroni.
Diversa la situazione dell’ex segretario generale dell’Autorità portuale Paolo Piacenza, oggi presidente dell’Autorità di Gioia Tauro. La sua posizione è stata stralciata. Piacenza è accusato di omessa denuncia in relazione all’occupazione abusiva di alcune aree portuali da parte dell’imprenditore Aldo Spinelli. Il giudice ha disposto il rinvio degli atti alla Procura, che dovrà procedere con una citazione diretta a giudizio “ad hoc”.
Sul fronte spezzino, intanto, prosegue il filone parallelo dell’inchiesta. La Procura della Spezia ha chiesto il rinvio a giudizio per lo stesso Cozzani, altre dieci persone e sette società. L’udienza preliminare è stata fissata per il 15 giugno. Le ipotesi di reato contestate, a vario titolo, comprendono corruzione, turbativa d’asta e falso.
Tra gli indagati figurano anche l’ex presidente di Confindustria Nautica Saverio Cecchi e il direttore commerciale del Salone Nautico Alessandro Campagna. Secondo l’accusa, avrebbero ottenuto finanziamenti regionali superiori a quelli previsti in cambio dell’assegnazione di un appalto per la distribuzione di acqua potabile alla società riconducibile a Filippo Cozzani, fratello di Matteo. Nonostante in passato la Corte di Cassazione, pronunciandosi sulle misure interdittive, si fosse espressa favorevolmente nei confronti di Cecchi e Campagna, i loro nomi restano inclusi nella richiesta di rinvio a giudizio.
Nello stesso procedimento risultano imputati anche gli imprenditori spezzini Raffaele e Mirko Paletti. Secondo la ricostruzione della Procura, avrebbero corrotto Matteo Cozzani fin dai tempi in cui ricopriva la carica di sindaco di Portovenere.


















