Stragi '93, Dainelli: "Sappiamo che ancora manca un 10% di verità, i famosi mandanti esterni"
Il presidente dell’associazione dei familiari delle vittime della strage di via dei Georgofili commenta l'archiviazione di Dell’Utri a Firenze
"Sappiamo che manca ancora un 10%, i famosi mandanti a volto coperto. Fin dal 1994, i magistrati che indagavano dichiaravano tranquillamente che non poteva essere stata solo la mafia a fare queste stragi".
Con queste parole Luigi Dainelli, presidente dell'associazione dei familiari delle vittime della strage di via dei Georgofili, commenta su Repubblica l'archiviazione dell'inchiesta della Procura di Firenze sui presunti mandanti occulti delle stragi mafiose del 1993. Una decisione che riguarda Marcello Dell'Utri, figura centrale del procedimento che, fino alla sua morte, aveva coinvolto anche Silvio Berlusconi.
Per Dainelli, il provvedimento rappresenta un ulteriore allontanamento dalla piena ricostruzione di una delle pagine più drammatiche della storia repubblicana. L'inchiesta era nata proprio con l'obiettivo di fare luce sui livelli ancora oscuri della stagione stragista, cercando di accertare eventuali responsabilità esterne a Cosa Nostra che avrebbero accompagnato la campagna di attentati del 1993.
"La magistratura per fare un processo o per portare in giudizio qualcuno ha bisogno di prove ben precise che forse non ci sono. Noi speravamo in un dibattimento", afferma Dainelli. Un auspicio che, almeno per il momento, non si realizzerà. "È sempre più difficile arrivare alla verità e io purtroppo non ce la farò, perché ormai ho un’età. Non è un’archiviazione in più o in meno, ma purtroppo ci si allontana sempre più dalla verità vera".
Nel decreto di archiviazione, il giudice per le indagini preliminari evidenzia l'assenza di elementi sufficienti a dimostrare rapporti diretti tra i vertici di Cosa Nostra e Silvio Berlusconi. Secondo quanto riportato nel provvedimento, infatti, "mancano elementi concreti su contatti/rapporti diretti tra Cosa Nostra e Silvio Berlusconi e quindi Marcello Dell’Utri".
L'ex senatore, già condannato in via definitiva per concorso esterno in associazione mafiosa, era stato al centro delle indagini della Direzione distrettuale antimafia. Gli investigatori avevano effettuato perquisizioni nella sua abitazione e nel suo ufficio di Milano, acquisendo documentazione ritenuta utile agli accertamenti. I pubblici ministeri ipotizzavano che Dell'Utri avesse "istigato l’organizzazione delle stragi per favorire l’affermazione di Forza Italia" e che avesse svolto un ruolo di "indicatore dei luoghi" degli attentati, contribuendo a creare un clima di terrore funzionale a un nuovo progetto politico.
Durante le indagini erano inoltre emersi versamenti economici effettuati da Silvio Berlusconi a favore di Dell'Utri e della moglie Miranda Ratti. Secondo la procura, tali somme avrebbero potuto rappresentare una ricompensa per il silenzio mantenuto negli anni davanti ai magistrati. Questo filone dell'inchiesta, trasferito a Milano, è ancora aperto e ha portato al rinvio a giudizio anche della moglie dell'ex senatore.
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