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| Giustizia

Omicidio Attanasio, la Procura di Roma chiede l'archiviazione

Documenti falsificati, Apple Watch sparito, Ros mai a Goma: c'è ancora molto da scoprire

Giuseppe Cirillo
antimafiaduemila

La Procura di Roma ha ufficialmente chiesto l'archiviazione del secondo filone d'indagine sull'omicidio dell'ambasciatore Luca Attanasio, del carabiniere Vittorio Iacovacci e dell'autista Mustapha Milambo. A giustificare la richiesta sarebbe, secondo la Procura, la "mancata collaborazione dell'autorità giudiziaria di Kinshasa". Se il giudice per le indagini preliminari dovesse accogliere la richiesta, il caso rimarrebbe senza colpevoli, senza mandanti e senza moventi. "Non sono pessimista", ha spiegato il legale della famiglia Attanasio, l'avvocato Rocco Curcio, che aggiunge: "Almeno oggi viene fatta chiarezza su ciò che la Procura ha effettivamente indagato. Analizzeremo ogni atto e, in sede di opposizione, chiederemo approfondimenti".

Di posizione diametralmente opposta, invece, è il fratello del carabiniere Iacovacci, Dario Iacovacci: "Questa archiviazione è l'ennesima conferma del disinteresse dello Stato. La mancata costituzione di parte civile del Ministero della Difesa e dell'Arma dei Carabinieri è stato un segnale chiaro fin dall'inizio. E ora ci viene negato persino il rimborso delle spese legali. Non ci arrenderemo".

Il percorso giudiziario per la morte dell'ambasciatore italiano ucciso durante un agguato il 22 febbraio 2021 nella parte orientale della Repubblica Democratica del Congo non ha avuto vita facile fin dall'inizio. Tre i filoni aperti, ma l'unico che ha portato a sentenze è stato quello della Corte militare di Kinshasa, che nell'aprile 2023 ha condannato a morte sei imputati. Condanna che poi è stata tramutata in ergastolo su richiesta delle famiglie e dello Stato italiano. Tuttavia, proprio quel processo è stato sin da subito criticato: gli imputati hanno parlato di confessioni estorte con violenza e firmate senza averle lette. Addirittura, uno di loro ha persino dichiarato di trovarsi in carcere il giorno dell'agguato, senza che nessuno abbia mai verificato. La sensazione è sempre stata quella che ci fosse l'interesse nel voler trovare dei colpevoli e non i colpevoli.

A Roma, invece, erano stati aperti due fascicoli. Il primo, per omesse cautele e omicidio colposo, era rivolto contro due funzionari del Programma alimentare mondiale (Pam), Rocco Leone e Mansour Rwagaza. Ma il giudice ha accolto l'immunità funzionale dei due dipendenti Onu, sottolineando che solo lo Stato italiano poteva opporsi. La Farnesina, però, ha scelto di non farlo, schierandosi con il Pam. Una scelta che il padre dell'ambasciatore, Salvatore Attanasio, ha commentato con amarezza: "Uno Stato forte con i deboli e debole con i forti".

Rimaneva dunque il secondo filone, quello per terrorismo, ora destinato all'archiviazione. Ma il caso resta avvolto in un fitto intreccio di anomalie. Il convoglio partì da Goma il 22 febbraio 2021 senza scorta armata e con un documento di viaggio falsificato, che ometteva i nomi di Attanasio e Iacovacci. Mezz'ora dopo, l'agguato. Mustapha Milambo fu ucciso subito, gli altri due trascinati nella boscaglia e giustiziati da distanza ravvicinata, come dimostra una perizia balistica indipendente.

Le incongruenze non si fermano qui. Dall'agenda elettronica di Attanasio fu cancellato un appuntamento previsto per quel pomeriggio. Il suo Apple Watch fu riconsegnato alla famiglia solo dopo una settimana. Il contratto telefonico fu disdetto lo stesso giorno, facendo perdere tutti i dati. E le mail istituzionali dell'ambasciatore vennero eliminate. A questo va aggiunto che i Ros dei Carabinieri non si sono mai recati a Goma, non hanno esaminato i veicoli, non hanno interrogato i testimoni né hanno cercato gli autori dei video amatoriali in cui si sente una voce in swahili dire: "Si tolgono le divise e indossano quelle dei poliziotti". La giustificazione ufficiale è stata quella che il governo congolese non garantiva sicurezza sufficiente.

Intanto, mentre la verità giudiziaria si arena, anche quella politica tarda ad arrivare. Infatti, la proposta di legge per istituire una Commissione parlamentare d'inchiesta giace da mesi in Parlamento in attesa di una calendarizzazione che non arriva mai.

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