Intercettazioni, Patronaggio: “Persa un'occasione per colpire la criminalità dei colletti bianchi”
L'intervista del procuratore generale di Cagliari ai microfoni de Il Fatto Quotidiano
La mancata approvazione dell'emendamento, sostenuto dal procuratore nazionale antimafia Giovanni Melillo, che avrebbe ampliato l'utilizzabilità delle intercettazioni tra procedimenti diversi rappresenta, secondo il procuratore generale di Cagliari Luigi Patronaggio, un'occasione persa per rafforzare il contrasto alla criminalità economica e ai cosiddetti "colletti bianchi". In un'intervista rilasciata a Il Fatto Quotidiano, l'ex procuratore di Agrigento legge la scelta del Parlamento come il segnale di un orientamento politico che privilegia le garanzie processuali rispetto all'efficacia delle indagini contro la criminalità organizzata e le sue reti di relazioni.
Patronaggio osserva che esiste "una parte rilevante della classe dirigente del Paese" che manifesta "una sensibilità più accentuata verso il tema delle garanzie processuali" rispetto a quella mostrata per il "contrasto alla criminalità organizzata e alle sue ramificazioni collaterali". Un giudizio che arriva dopo il definitivo tramonto dell'emendamento presentato da Fratelli d'Italia al decreto Giustizia-Migranti, già decaduto al Senato e non riproposto durante l'approvazione definitiva del provvedimento alla Camera.
Secondo il magistrato, la mancata riforma impedirà un salto di qualità nelle indagini più complesse. "A mio avviso, si è persa un’occasione significativa per imprimere un salto di qualità al contrasto del crimine dei 'colletti bianchi' e di quella vasta area grigia che ne costituisce spesso il necessario terreno di relazione, protezione e alimentazione". Patronaggio sottolinea inoltre che, se il procuratore nazionale antimafia Giovanni Melillo aveva ritenuto necessario intervenire sul tema, è perché disponeva di elementi concreti: "Del resto, se il procuratore nazionale ha ritenuto di sollecitare un intervento su un tema così delicato, evidentemente dispone di evidenze investigative idonee a dimostrare che, occorreva – pur con tutte le cautele – intervenire sull’articolo 270 del codice di procedura nel senso dell’emendamento non approvato".
Il nodo riguarda l'attuale disciplina dell'articolo 270 del codice di procedura penale. Come spiega Patronaggio, "i risultati delle intercettazioni disposte in un determinato procedimento non possono essere utilizzati in procedimenti diversi, salvo che siano rilevanti e indispensabili per l’accertamento di delitti per i quali è obbligatorio l’arresto in flagranza". Rimangono così escluse conversazioni relative a reati come "corruzione, concussione, turbata libertà degli incanti, peculato, traffico di influenze illecite, reati elettorali".
Il procuratore generale richiama anche un'esperienza diretta maturata quando era alla guida della Procura di Agrigento. "Da procuratore di Agrigento ricevetti intercettazioni inizialmente autorizzate per associazione mafiosa, che consentirono di far emergere condotte di corruzione, falsità, inquinamento ambientale e turbative d’asta di particolare gravità, relative a un settore essenziale come quello della distribuzione delle acque. Il successivo mutamento del titolo di reato determinò l’inutilizzabilità delle captazioni e, in definitiva, l’assoluzione di parte significativa degli imputati". Il riferimento è al processo Girgenti Acque, che Patronaggio definisce "un esempio paradigmatico delle conseguenze che derivano da una disciplina troppo rigida dell’utilizzazione delle intercettazioni in procedimenti diversi".
Alla domanda su chi trarrà vantaggio dall'attuale scelta legislativa, il magistrato evidenzia uno squilibrio già presente nel sistema penale italiano. "Le carceri italiane sono affollate in larga parte da persone provenienti da condizioni di marginalità sociale, spesso autori di reati espressione di disagio e povertà. Di converso, la popolazione detenuta per delitti contro la pubblica amministrazione rappresenta una quota del tutto marginale, fra il 6 e l’8% del totale. Questo dato, da solo, restituisce la sproporzione tra la pericolosità dei fenomeni corruttivi e la loro effettiva emersione sul piano sanzionatorio".
Infine, Patronaggio commenta anche le parole del senatore del Movimento 5 Stelle Roberto Scarpinato, secondo cui esisterebbero "forze politiche la cui missione è garantire i protagonisti della corruzione e della mafia dei colletti bianchi". Pur scegliendo un registro più misurato, il procuratore generale ne condivide l'impostazione: "Le affermazioni del senatore Scarpinato colgono, come spesso accade, il cuore del problema con franchezza". E conclude osservando come oggi il bilanciamento tra garanzie processuali ed efficacia dell'azione penale sembri essersi spostato in una direzione precisa: "Per parte mia, mi limito a osservare che la fisiologica tensione tra garantismo e contrasto alla criminalità organizzata, nonché alle forme criminali dei ‘colletti bianchi’, sembra oggi pendere in modo netto a favore del primo termine del bilanciamento. Dopo l’attenuarsi delle tensioni morali generate dalle stragi del 1992 e 1993 il garantismo rischia talvolta di essere invocato come schermo per oscurare verità scomode e a indebolire la capacità dello Stato di accertare fenomeni criminali complessi".
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