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| Giustizia

Hydra, scontro su competenza territoriale: pm difendono Milano come sede del maxi processo

Luca Grossi

Decideranno il 18 giugno i giudici dell'ottava sezione penale di Milano sulle questioni preliminari sollevate delle difese quali la competenza territoriale e le richieste di costituzione di parti civili nel processo milanese con rito ordinario a carico di 45 imputati nel maxi procedimento "Hydra" sulla presunta alleanza tra esponenti delle tre mafie in Lombardia. Oggi, nella terza udienza sempre nell'aula bunker di piazza Filangieri (presidente Maria Luisa Balzarotti) sono intervenuti i pm Alessandra Cerreti e Rosario Ferracane e i legali delle parti civili sulle questioni preliminari sollevate dalle difese e sulle richieste di esclusione delle costituzioni. 
Il pubblico ministero Cerretti ha innanzitutto lasciato al Tribunale la decisione su eventuali ritardi nelle costituzioni di parte civile, ma ha voluto segnalare una situazione abbastanza strana emersa nell’ultima udienza. L’avvocato Francesco Catania, che difende uno degli imputati, si è opposto alla costituzione come parte civile del Comune di Abbiategrasso, di cui però è anche consigliere di maggioranza. Secondo la PM questo crea un chiaro cortocircuito politico dentro il Comune, e ha ritenuto opportuno sottolinearlo al Tribunale per la sua particolarità.
Poi è passata a rispondere punto per punto alle obiezioni delle difese, lasciando infine la parola al collega Rosario Ferracane. 
Quest’ultimo è passato al tema principale, cioè l’eccezione di incompetenza territoriale sollevata da alcune difese, che sostengono che il processo dovrebbe celebrarsi a Busto Arsizio e non a Milano. 
Ferracane ha chiesto che questa eccezione venga dichiarata inammissibile, perché le difese avrebbero dovuto sollevarla prima, durante l’udienza preliminare. Già nella richiesta di rinvio a giudizio il pubblico ministero aveva indicato chiaramente il Tribunale di Milano come competente. Soprattutto, il giudice dell’udienza preliminare, prima di chiudere quella fase, aveva letto un’ordinanza in cui affermava espressamente che Milano era il giudice giusto. Nonostante questo, nessuna difesa aveva obiettato in quel momento. Secondo il pm, quindi, l’eccezione arriva troppo tardi. Nel merito, ha spiegato che l’idea delle difese – secondo cui il “centro” dell’associazione sarebbe nell’area di Busto Arsizio/Derago – non corrisponde alla realtà dei fatti emersi dalle indagini. Innanzitutto c’è un errore di data: la difesa parla di una prima riunione operativa a Derago il 30 marzo 2020, ma quella riunione in realtà si è tenuta un anno dopo, il 30 marzo 2021. A quella data l’associazione esisteva e operava già da quasi due anni, quindi non può essere considerata il momento di nascita o di prima manifestazione del gruppo.
Le prove mostrano invece che l’associazione è nata nella primavera-estate del 2019. I momenti più importanti sono avvenuti in zone vicine a Milano: a Corsico (presso un capannone) e soprattutto a Cambiago, dove si trovava la sede di una società di Vestiti. È lì che si sono incontrati i vertici delle diverse componenti, si è raggiunto un accordo di tipo mafioso e si è decisa l’unione che ha dato vita al sodalizio. Lo confermano le dichiarazioni di due collaboratori di giustizia (Cerbo e Bellucci) e numerose intercettazioni, in cui Vestiti emerge chiaramente come figura centrale.
Ferracane ha aggiunto che un altro luogo chiave è stato il ristorante Sardinia di Inveruno (sempre nella zona di Milano), dove tra giugno 2020 si sono tenuti tre summit importanti tra i capi dell’associazione per discutere affari e assetti. Anche su questo punto, paradossalmente, una delle stesse difese aveva scritto che quei meeting di Inveruno rappresentavano i primi momenti operativi del gruppo. In pratica, Derago e l’area di Busto Arsizio sono entrati in gioco solo più tardi, quando l’associazione era già pienamente attiva da tempo. Per questo il pm ha chiesto di respingere l’eccezione di incompetenza territoriale e di andare avanti con il processo a Milano.
Alla fine ha annunciato il deposito di una memoria scritta e di tanti documenti per permettere al Tribunale di verificare tutti dati.
Il Tribunale si è riservato la decisione su tutte le questioni e ha rinviato al 18 giugno le decisioni finali. 

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