Hydra, il pentito Alfonso Cerbo: cinquemila euro per aprire una sede di Fdi elettorale a Milano
Un finanziamento del maggio 2020 presumibilmente legato all’apertura di un ufficio elettorale in Corso Buenos Aires a Milano “dove c’era di mezzo la Santanchè” (mai indagata nell’ambito di questo processo). “Tutto questo era orchestrato dall’avvocato Marino, l’avvocato di Giancarlo Vestiti… che a Milano aveva questi agganci, che questo Ceraolo era personalmente da lui… controllato”. Ma a che scopo? "Stavano cercando loro, specialmente Santo Crea, di formare qualcosa di politico da dominare per fare i loro interessi". Lo ha detto il collaboratore di giustizia William Alfonso Cerbo durante la deposizione al processo Hydra in corso a Milano. Ancora una volta, il pentito, nell'aula bunker di piazza Filangieri davanti al carcere di San Vittore, ha parlato dietro un tendone, rispondendo alle domande dei pm Alessandra Cerreti e Rosario Ferracane alle prese con l’inchiesta sul presunto consorzio che raduna ‘Ndrangheta, Cosa nostra e Camorra a fare affari sul territorio lombardo. All’ombra del Duomo, oltre alle estorsioni, alla droga e ad altre attività ci sarebbero anche collegamenti con ambienti politico-istituzionali milanesi. Ignazio Ceraulo, avrebbe chiesto sostegno elettorale e un contributo economico di 5.000 euro per aprire la sede.
Lo stesso Giancarlo Vestiti, intercettato mentre parla con la sorella, disse che gli era stata offerta "metà dell’appartamento della sede centrale di Fratelli d’Italia, a corso Buenos Aires a Milano" per tenere il club “Italia Doc” (la fazione/circolo che stavano cercando di creare). Cerbo, ha poi raccontato, sarebbe rimasto a disposizione per il contributo, ma dopo l’arresto di giugno 2020 l’iniziativa si è fermata. In seguito, lo stesso Ceraulo non ha più risposto alle sue telefonate.
Il teste è stato esaminato per oltre quattro ore davanti alla presidente della Corte Maria Luisa Balzarotti.
Il racconto è partito da una richiesta di aiuto medico. "Sono stato personalmente convocato in un’occasione… tramite Santocrea un tale Ignazio Ceraolo", ha dichiarato il teste. Era la metà di maggio 2020. "Io c’ho un papilloma e lo racconto a Giancarlo. Giancarlo… mi ha trovato la soluzione”; ha detto “ora glielo diciamo al compare, al compare sarebbe Santo Crea”". L’appuntamento sarebbe avvenuto alla Starline con Antonio Sorrentino, Giancarlo Vestiti e Ignazio Ceraulo. "Giancarlo mi presenta come un boss… come un cugino di primo grado dei Mazzei… di Agrigento". Secondo Cerbo, Ceraulo è andato subito al sodo: "Guarda, dice, io ho bisogno di voti. Dici, tu quante me ne puoi dare?".
Di fronte alla risposta negativa di Cerbo, che non aveva famiglia né residenza a Milano, Vestiti avrebbe proposto un’alternativa economica. "Beh, dice, lui se non ti dà voti, dice, ci può aiutare economicamente… prendi 5.000 euro, dice, e glieli dai, dice, che in questo momento gli servono per la campagna elettorale".
Cerbo si è sottoposto all’intervento nella clinica indicata da Ceraulo, dove gli sarebbe stato riservato un trattamento di favore. Successivamente, però, la sua identità mafiosa – nota per il processo “Scarface” – è emersa. "Poi è successo che giorni a seguire Giancarlo sorridendo mi fa dice ‘m****** mi hai fatto saltare in aria il programma’. Dice abbiamo perso Ignazio Ceraolo… L’abbiamo bruciato".
Processo Hydra, il pentito “Scarface” ricostruisce gli affari nel Novarese prima della nascita del consorzio
Il teste nella scorsa udienza è ripartito dal summit di giugno 2020 a Inveruno, nel Milanese, indicato dalla Procura come momento fondativo della cosiddetta “super mafia”. Cerbo ha fornito una ricostruzione dettagliata del ruolo di Giancarlo Vestiti, descritto come figura chiave per la gestione degli affari, e ha parlato dei legami tra vari esponenti, tra cui lo scomparso Gaetano Cantarella del clan Mazzei di Cosa nostra, Gioacchino Amico del clan Senese e i fratelli Nicastro di Busto Arsizio. Nato a Catania 44 anni fa e noto come "Scarface", Cerbo ha raccontato i suoi traffici tra il 2014 e il 2019 nell’Ovest Ticino, periodo precedente alla formazione del “sistema mafioso lombardo” emerso dall’inchiesta Hydra della Dda milanese nell’ottobre 2023. Il processo, che vede alla sbarra 45 imputati, si svolge nell’aula bunker di piazza Filangieri a Milano dal 19 marzo. "Ho acquistato due società e preso dei capannoni, uno a Trecate e uno a Inveruno". Una delle società gli fu procurata da un referente dei Casamonica di Roma, l’altra da uno dei suoi "fedelissimi del gruppo truffaldino", con il quale avviò anche "un capannone a Romentino" per "operazioni illecito-finanziarie". Già condannato a 5 anni con rito abbreviato lo scorso 12 gennaio, Cerbo ha deposto per oltre sei ore giovedì mattina. Ha poi ripercorso la sua carriera criminale dall’adolescenza fino ai primi vertici del "consorzio" nel 2020. Si è definito "collettore economico del consorzio mafioso" e "alter ego economico del clan Mazzei di Cosa nostra", ritenuto "ala corleonese insieme al clan Nitta-Santapaola" perché "rappresentano da sempre l’ideale corleonese della parte stragista degli anni Novanta". Ha sottolineato che la sua "caratura criminale" era riconosciuta: “Era più forte di un qualunque altro affiliato perché ero di famiglia tra i Mazzei, lo sapeva tutta Catania. Se davano schiaffi a me, succedeva l’inferno". Nel racconto ha spiegato di eccellere nei "fallimenti pilotati", da lui chiamati "sistema a brucio": “Compra società e le rende solide quanto basta per contattare i fornitori, ottenere merce, non pagarla e rivenderla in nero". "Le mie operazioni durano al massimo 5 o 6 mesi, bisogna aprire e chiudere tutto velocemente". Approdato nell’Ovest Ticino nell’estate 2013, Cerbo ha attivato due società per azioni: la Edil Marra, fornitagli da un esponente dei Casamonica, e la Cor Elettrica, procuratagli da un suo uomo di fiducia. "Le ho preparate e ho preso dei capannoni, uno a Trecate e uno a Inveruno - spiega -. Allestisco tutto, siamo quasi pronti a partire". Agiva insieme a Tano "u’ curtu" Cantarella e al figlio Alfio, che partecipavano con il 10% degli affari, salvo quelli di Trecate e Inveruno che non andarono in porto a causa dell’arresto del prima aprile 2014 nell’operazione Scarface. Il soprannome, però, deriva da altro: "Tempo fa comprai un terreno di mille metri quadri con dentro una villa identica a quella del film Scarface". Nel 2018 l’attività riprese a Romentino: "Mi trasferisco qui col mio gruppo, apro un capannone e proseguo con la solita prassi". L’operazione si concluse a febbraio 2019. Successivamente Cerbo si spostò a Corsico, nel Milanese, dove iniziò a osservare i primi segnali della nascita del "consorzio" mafioso al centro del processo Hydra.
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