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VIDEO - Gratteri: ''Governo? Sulla giustizia una sola legge utile, il resto è tutto dannoso''

Il procuratore di Napoli ai “Dialoghi di Trani”: dalle carenze degli uffici al flop del processo telematico

Jamil El Sadi

“Le intercettazioni per gli hacker è l'unica legge utile fatta da questo Governo sulla giustizia. Il resto è tutto dannoso”. Nicola Gratteri non usa mezzi termini nel giudicare le riforme della giustizia varate negli ultimi anni. Il procuratore capo di Napoli ne ha parlato durante l’incontro con il giornalista Giuliano Foschini nell’ambito della rassegna “I Dialoghi di Trani”, affrontando nella parte conclusiva del confronto le carenze degli uffici giudiziari, la distribuzione dei magistrati, il processo penale telematico e la recente battaglia referendaria. 
A fotografare le difficoltà del sistema è anzitutto la situazione di Napoli. Alla domanda di Foschini sulle richieste di misure cautelari ancora in attesa, Gratteri ha risposto che fino alla settimana precedente erano “1.300 circa”. Alcune, ha aggiunto, sono ferme “anche da un paio d'anni” e “1.150 sono solo di mafia”.
Per Gratteri la risposta non può limitarsi alla richiesta di nuove assunzioni. “Intanto bisognerebbe razionalizzare le risorse”, ha spiegato. “Cioè io da anni che dico I magistrati sono insufficienti, le forze dell'ordine sono insufficienti, però intanto cerchiamo quelli che abbiamo di farli lavorare a regime, di utilizzarli bene”. Il procuratore ha quindi messo in discussione l’attuale geografia giudiziaria, citando la vicinanza tra alcuni tribunali e Corti d’Appello e sostenendo la necessità di accorpare uffici e creare maggiori sinergie. 
Un altro nodo riguarda i magistrati fuori ruolo. “E poi ci sono 250 magistrati fuori ruolo”, ha sottolineato Gratteri, proponendo di farne rientrare almeno 200: “Facciamoli tornare a scrivere sentenze o a fare i pubblici ministeri. Cioè, quello per cui hanno vinto il concorso”. Pur riconoscendo la necessità di magistrati in alcuni incarichi ministeriali, secondo il procuratore molte altre funzioni potrebbero essere svolte diversamente, anche ricorrendo a magistrati in pensione per determinate commissioni. 
La revisione della geografia giudiziaria sarebbe, infatti, uno dei primi interventi che Gratteri realizzerebbe: “La prima cosa da fare da sempre è rivedere la geografia giudiziaria, cioè tagliare i rami secchi, fare sinergia, informatizzare il sistema perché l'informatizzazione abbatti i tempi, abbatti i costi e fa diminuire il potere discrezionale dell'uomo, quindi l'abuso”. 
Ed è proprio sulla digitalizzazione della giustizia che arriva uno degli affondi più pesanti. Parlando di APP e APP2, Gratteri ha definito il processo penale telematico “un disastro”. A suo giudizio si sarebbe dovuto intervenire prima sull’infrastruttura informatica, acquistare computer più performanti e costruire il sistema affidandosi a professionisti che avessero già dimostrato sul campo le proprie capacità. “Noi dovevamo percorrere 1 km e finora abbiamo percorso 100 metri. E però i soldi del PNRR già li abbiamo incassati”, ha detto. 
Il problema, secondo il procuratore, emerge soprattutto quando gli uffici entrano a pieno regime: “Quando alle 10 di mattina gli uffici lavorano a pieno regime e la rete si imballa, il sistema non funziona”. Una situazione che, nella sua ricostruzione, può costringere un pubblico ministero ad aspettare dieci o quindici minuti davanti al computer. Da qui il giudizio: “Non possiamo accettare nel 2026 di dire, affermare che il processo telematico funziona, che va avanti. Non è assolutamente vero, purtroppo è una pietosa bugia”. 
Gratteri ha quindi chiesto una revisione più ampia del codice penale, del codice di procedura penale e dell’ordinamento penitenziario. E nel tracciare un bilancio delle riforme degli ultimi anni ha indicato una sola misura che considera positiva: la legge del luglio 2024 che, secondo quanto spiegato dal procuratore, consente di arrestare un hacker e di farlo diventare collaboratore di giustizia.
“Questa è l'unica legge utile fatta da questo Governo sulla giustizia. Il resto è tutto dannoso”, ha affermato. Gratteri ha poi ricordato che alcune delle riforme attuali affondano le proprie radici nelle scelte compiute durante il governo Draghi, quando ministra della Giustizia era Marta Cartabia, sottolineando quindi come la responsabilità politica delle scelte sulla giustizia, nella sua lettura, attraversi schieramenti diversi. 
Nella parte finale dell’incontro, Foschini gli ha chiesto se, dopo tanti anni trascorsi in magistratura, ci fosse ancora qualcosa capace di sorprenderlo. Gratteri ha risposto tornando alla campagna per il referendum sulla giustizia. “Sì, io con questo referendum ho imparato tante cose. Diciamo che mi sento diverso dal punto di vista del carattere. Pensavo di aver visto tutto, di aver visto tanto. Diciamo che ho sofferto Ma ho imparato e sono cresciuto”. 
Gratteri ha ricordato di essersi schierato contro la riforma già dal 2025, sostenendo che le priorità dei cittadini fossero altre: “La gente ha bisogno di avere una sentenza dopo un anno. Alla gente non gli interessa se la separazione del pubblico ministero, l'Alta Corte, sono cose che alla gente non interessano”. Ha quindi raccontato di aver partecipato per mesi a trasmissioni televisive e incontri pubblici per spiegare le ragioni del No, ricordando come inizialmente i sondaggi indicassero il Sì avanti di 25 punti. 
Lo spartiacque, secondo il suo racconto, arrivò quando in una televisione locale calabrese disse che “la 'Ndrangheta, la massoneria deviata voterà sì”. Gratteri sostiene che quella dichiarazione venne trasformata mediaticamente nell’affermazione secondo cui chi votava Sì fosse mafioso. Da quel momento, ha raccontato, arrivarono numerosi attacchi politici, compresi quelli provenienti da esponenti del governo. Ma proprio quella reazione, secondo il procuratore, avrebbe prodotto l’effetto contrario: “Tutti questi attacchi contro paradossalmente sono diventati un boomerang. Perché la gente è stata costretta ad informarsi”. 
Una campagna durante la quale, ha aggiunto, “Tutti i siti dei partiti di governo mi attaccavano, soprattutto quello di Fratelli d'Italia. Ogni giorno c'era un post diffamatorio contro di me”. Gratteri ha raccontato di aver conservato una cinquantina di quei contenuti e di aver pensato alla possibilità di intraprendere azioni civili. Poi, il giorno dello spoglio, vedendo in televisione uno dei suoi critici in difficoltà davanti al risultato, decise diversamente. “Lì ho goduto. E ho detto, non denuncio nessuno, non faccio nessuna causa, non faccio niente”.

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