Strumenti di accessibilità
Skip to main content
| Giustizia

Csm, stretta sulla comunicazione delle procure. Coppi: ''Ostacolo grosso al diritto d’informazione''

AMDuemila

Il Consiglio Superiore della Magistratura prende tempo sulle nuove linee guida destinate a ridefinire i rapporti tra magistrati e stampa. Il plenum ha infatti rinviato alla prossima settimana la decisione sul testo elaborato dalla consigliera laica Claudia Eccher e dal togato Michele Forziati, già approvato all'unanimità in VII Commissione. A suggerire il rinvio è stata la presentazione di alcuni emendamenti che, pur senza modificare in maniera sostanziale l'impianto della riforma, puntano a rendere più flessibili soprattutto gli obblighi di aggiornamento e rettifica posti a carico degli uffici giudiziari. 

La scelta del Consiglio evidenzia la ricerca di un nuovo punto di equilibrio su una materia che ha già suscitato forti polemiche dentro e fuori la magistratura. Le linee guida prevedono infatti una profonda revisione delle modalità con cui procure e uffici giudiziari comunicano con l'opinione pubblica, introducendo nuovi vincoli e procedure finalizzati, secondo i promotori, a rafforzare la tutela della presunzione d'innocenza e della reputazione delle persone coinvolte nei procedimenti penali. 

Tra le novità più discusse figura il ridimensionamento delle conferenze stampa, che diventerebbero uno strumento eccezionale, consentito solo in presenza di uno "specifico concreto interesse pubblico da motivare preventivamente con un atto". La regola generale sarebbe invece quella del comunicato scritto. Inoltre, a parlare pubblicamente di un procedimento non potrebbe essere il magistrato titolare dell'indagine, la cui presenza a conferenze stampa "può avvenire solo in casi specificamente motivati".

Le nuove linee guida aggiornano quelle già adottate dal Csm nel 2018 e stabiliscono che ogni comunicazione istituzionale debba essere "vera necessaria, proporzionata, riparabile e aggiornata", evitando che la natura necessariamente provvisoria delle indagini si trasformi in una "compromissione irreversibile della dignità professionale e personale" degli interessati.

Proprio l'obbligo di aggiornare e rettificare costantemente le informazioni diffuse è uno dei punti sui quali si concentra il confronto emerso in plenum. Il testo prevede che, qualora l'evoluzione delle indagini modifichi il significato di una notizia già comunicata, la procura debba intervenire seguendo criteri di "tempestività, visibilità e simmetria". Un meccanismo che alcuni consiglieri vorrebbero rendere meno rigido.

La delibera recepisce inoltre il decreto legislativo 198 del 2024, che vieta la diffusione di estratti o riproduzioni di atti la cui pubblicazione sia proibita dalla legge, comprese le ordinanze che dispongono misure cautelari personali. Una previsione contestata dalla Federazione Nazionale della Stampa Italiana, secondo cui "Il divieto di fornire ai giornalisti copia delle ordinanze di custodia cautelare, che non essendo atti coperti da segreto possono essere legittimamente riassunte, impedisce cronache complete e corrette a vantaggio del “mercato nero” delle informazioni".

Le nuove regole introducono anche un sistema di tracciabilità delle decisioni relative alla comunicazione istituzionale, finalizzato a consentire verifiche successive sul "corretto esercizio del potere comunicativo" e sull'eventuale necessità di rettifiche e aggiornamenti. Non più dunque una comunicazione "informale ed estemporanea" tra magistrato e cronista, ma un sistema fondato su "regole responsabilità, controllo e memoria organizzativa". Anche la permanenza online delle notizie viene presa in considerazione, prevedendo che rettifiche e aggiornamenti restino facilmente reperibili sui siti istituzionali. Per i magistrati è inoltre previsto un richiamo alla "sobrietà digitale", con l'invito a evitare sovrapposizioni tra la comunicazione personale sui social e quella degli uffici giudiziari.

Un'impostazione che il professor Franco Coppi, intervistato dal Fatto Quotidiano, giudica con estrema severità. Dopo aver esaminato il testo, il celebre penalista afferma: "Mi pare un sistema burocratico complicatissimo che, indipendentemente dalle intenzioni, non può che costituire un ostacolo davvero grosso al diritto d’informazione".

Pur riconoscendo formalmente la volontà del Csm di garantire il diritto dei cittadini a essere informati, Coppi ritiene che l'impianto della riforma finisca per produrre l'effetto opposto. "Ufficialmente no, perché creano uffici deputati proprio per fornire le informazioni, quindi possono dire che il diritto all’informazione viene rispettato. Ma creano un sistema tale di obblighi e di condizionamenti, anche di natura stilistica, nonché l’accentramento nelle mani di un’unica fonte d’informazione che non sempre può essere informata come lo è il magistrato che conduce l’inchiesta".

Particolarmente criticata è la scelta di escludere il pubblico ministero titolare dell'indagine dalla comunicazione con i giornalisti. "Questa è davvero un’esagerazione, perché dovremmo partire dal principio dell’onestà intellettuale del singolo magistrato che dovrebbe sapere bene quali notizie può dare nel rispetto delle necessità dell’inchiesta. Sicuramente nelle procure non abbiamo a che fare con dei ‘minus habentes’, che aprono bocca e danno fiato per dire tutto quello che gli passa per la mente".

Per il professore, il sistema sembra fondato su un'eccessiva sfiducia nei confronti dei magistrati stessi. Una logica che, a suo giudizio, avrebbe limitato persino figure come Giovanni Falcone. Alla domanda se con queste norme il magistrato simbolo della lotta a Cosa Nostra sarebbe diventato “muto”, Coppi risponde senza esitazioni: "Il risultato, alla fine, sarebbe stato proprio questo".

Secondo il penalista, il corretto equilibrio tra diritto di cronaca e presunzione d'innocenza non richiede nuovi vincoli burocratici, ma il rispetto delle regole già esistenti. "Ma per presunzione d’innocenza s’intende che le notizie in fase istruttoria non possono essere presentate come prova di colpevolezza, ma rappresentate come prova della ricerca della verità, senza formulare, per il momento, giudizi definitivi di colpevolezza anticipata".

Dubbi emergono anche sull'obbligo di aggiornare e rettificare costantemente le informazioni diffuse. "Andiamo a complicarci veramente la vita, avremo un ufficio costretto a seguire punto per punto tutte le indagini più complesse, attento a verificare se si modifica qualche cosa e se scatta un obbligo d’informazione. Ma tutto questo può essere fatto dal magistrato stesso che segue la sua indagine".

Per Coppi il rischio è sottrarre ulteriori risorse all'attività giudiziaria in un momento in cui gli uffici soffrono già di carenza di personale. E dietro questa scelta vede soprattutto una forma di autodifesa della magistratura. "Certo è difficile da comprendere, ma penso che sia una forma di difesa, della serie ‘più creiamo degli autobavagli, meno ci censurano’. Ma alla fine il risultato è proprio questo".

La conclusione del giurista è netta. Alla domanda su quale consiglio darebbe al plenum del Csm chiamato a pronunciarsi sulla delibera, risponde: "Di metterla nel cassetto. Tenendo conto che ci sono cassetti che possono rimanere chiusi per l’eternità”.

ARTICOLI CORRELATI

Taglio alle intercettazioni: il governo di destra fascista non accetta la sconfitta al referendum

Intercettazioni, allarme dei magistrati: ''Limite di 45 giorni è un regalo alla criminalità'' 

È legge: intercettazioni ‘tagliate’ a 45 giorni. Pedofili, stragisti e assassini gioiscono 

Perché boicottano le intercettazioni 

Stretta sulle intercettazioni, Scarpinato: ''Peggiori ricadute sui cittadini, non sulla magistratura''

Tescaroli: limite intercettazioni? Altra riforma che comprime strumenti dei magistrati

Patronaggio: ''Termine di 45 giorni per intercettazioni è incompatibile con le indagini''

Taglio 45 giorni a intercettazioni, Sabella: con questa norma non avrei preso boss Aglieri

Gratteri contro Nordio: ''Limite a intercettazioni è riforma incomprensibile''

Melillo al governo: ''Legge su intercettazioni frena indagini sulla mafia'' 

Foto © Imagoeconomica