Criticità dall’Ucciardone di Palermo e negli istituti umbri: tensione e sovraffollamento

La situazione delle carceri italiane continua a presentare gravi criticità strutturali e umanitarie, come emerso da recenti ispezioni e dati aggiornati. A Palermo, l’europarlamentare di Avs Leoluca Orlando, insieme all’europarlamentare del Pd Giuseppe Lupo e all’avvocato Dario Zimmardi, assistente parlamentare al Parlamento europeo, ha visitato il carcere Ucciardone in un incontro organizzato dal Garante dei detenuti del Comune Pino Apprendi. "Nel carcere Ucciardone c’è un forte clima di tensione, di grande mortificazione dei diritti in un contesto nel quale, nonostante l’impegno della polizia penitenziaria e l’estraneità di tanti detenuti da logiche mafiose, si registrano forti infiltrazioni delle cosche come ha denunciato il Procuratore capo di Palermo Maurizio de Lucia" ha dichiarato Orlando, aggiungendo: "Questa ispezione ha confermato le criticità delle condizioni in cui operano gli agenti di polizia penitenziaria e in cui i detenuti scontano le loro pene. Condizioni che registrano atti di autolesionismo, sciopero della fame, soggetti psichiatrici che avrebbero bisogno di un altro tipo di assistenza sono abbandonati in locali soffocanti. Una situazione che lede i diritti umani e sulla quale valuteremo se intraprendere un’iniziativa al Parlamento europeo". Giuseppe Lupo ha sottolineato che “le difficili condizioni della nona sezione del carcere che deve essere chiusa. Si tratta di un luogo per il quale non è possibile rimediare alle carenze igienico-sanitarie e ai gravi deficit strutturali". Il Garante dei detenuti del Comune di Palermo, Pino Apprendi, ha ribadito: “I cittadini devono avere uguali servizi, anche quelli che sono detenuti, al di la della pena che stanno scontando. Non ci stancheremo mai di chiedere la chiusura della nona sezione, invivibile anche per lo stesso personale della polizia penitenziaria. Ci siamo confrontati con diverse persone che hanno rappresentato problemi gravi di salute e l’assenza delle istituzioni che dovrebbero rispondere a importanti istanze". Parallelamente, in Umbria i quattro istituti penitenziari di Perugia, Terni, Spoleto e Orvieto ospitano 1705 detenuti a fronte di posti che sulla carta sarebbero meno di 1300, con un tasso di sovraffollamento del 133%, inferiore alla media nazionale ma particolarmente grave nel capoluogo. L’emergenza risulta acuita dalle ripetute ondate di calore, che rendono ancora meno sopportabili le condizioni di vita in spazi ristretti privi di aria condizionata. In regione sono presenti 108 detenuti in regime di 41 bis, per i quali si valuta un possibile spostamento fuori regione. Una possibile attenuazione potrebbe derivare dall’approvazione della norma sulla detenzione domiciliare per chi ha dipendenze da alcol e sostanze stupefacenti: secondo le prime stime, potrebbe interessare circa 400 persone nelle carceri umbre, circa un terzo dei reclusi a Perugia. Alle dipendenze spesso si affiancano problemi di natura psichiatrica, che andrebbero affrontati in strutture diverse dal carcere, come le Rems; da anni si discute di collocarne una in Umbria, ipotesi oggi prevista anche dal piano di salute mentale regionale. Questi elementi, emersi a distanza di poche ore, delineano un quadro nazionale di criticità strutturali, igienico-sanitarie e di tutela dei diritti che coinvolge tanto le realtà meridionali quanto quelle del Centro Italia.
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