Chat Delmastro sotto chiave: la Giunta rinvia e le opposizioni protestano in Aula

La Giunta per il Regolamento della Camera ha rinviato la decisione sull’accesso alle chat di Andrea Delmastro, contenute in un cd inviato dalla procura di Roma e tenuto sotto chiave. Il voto, registrato il 4 agosto 2026, è finito 7 a 6 a favore della maggioranza. Le chat al centro della vicenda contengono gli scambi di messaggi Whatsapp e SMS tra l’allora sottosegretario alla Giustizia e l’imprenditore romano nonché prestanome del clan Senese Mauro Carroccia. I contenuti riguardano i rapporti personali e di frequentazione tra i due, eventuali intercessioni, favori e gestione delle nomine, nonché i contatti legati alle vicende giudiziarie di Caroccia. Gli inquirenti vogliono verificare se e quanto Delmastro fosse a conoscenza dello spessore o delle frequentazioni pericolose di Caroccia, indagato e poi condannato in primo grado nell’ambito di un’inchiesta antimafia riguardante il clan camorristico Senese a Roma, legata anche alla Bisteccheria d’Italia.
L’esponente di Azione Antonio D’Alessio ha lasciato la riunione prima del voto finale. La questione è stata demandata alla Giunta per le Autorizzazioni, convocata alle 13 dello stesso giorno, che dovrà decidere se procedere con un’integrazione istruttoria o se inviare il dossier direttamente all’Aula. Il presidente della Giunta per le Autorizzazioni, Devis Dori (Avs), ha criticato la scelta: "Rimettendo il voto sull’acceso ai documenti ad un voto in maggioranza è chiaro che viene meno la natura di garanzia dell’organismo che presiedo". Dori ha aggiunto di aver chiesto di visionare personalmente il cd, ma di aver ricevuto risposta che "la decisione del presidente Fontana coinvolge non solo i membri, ma lo stesso presidente a cui è stato inviato il cd ai fini delle decisioni. Si profila una situazione inedita di conflitto istituzionale". Il Movimento 5 Stelle ha portato la protesta nell’Emiciclo di Montecitorio, trasportando simbolicamente una piccola cassaforte e esponendo due lunghi striscioni con scritto "Fuori le chat!" e "Aprite la cassaforte!". Il capogruppo Riccardo Ricciardi si è rivolto alla maggioranza: "Ma cosa c’è scritto in quelle chat? È incredibile quello che state facendo per coprire quello che Delmastro ha detto e scritto con Caroccia", un uomo "condannato per essere il prestanome dei Senese, la famiglia camorristica che controlla il traffico di droga". "E voi parlate di legalità?". Il Pd ha incalzato con Federico Gianassi: "Se la destra, FdI e Meloni decidono che bisogna tutelare la segretezza di quella conversazione a costo di sacrificare un procedimento contro la mafia, almeno non andassero più a celebrare Borsellino e i caduti per la mafia". La capogruppo di Avs Luana Zanella ha chiesto al presidente della Camera Lorenzo Fontana "di rendere conto della decisione tutta politica" di bloccare l’accesso al materiale dei pm. La Lega ha replicato per bocca di Laura Cavandoli, parlando di "una polemica politica pretestuosa e priva di fondamento. La tutela delle prerogative parlamentari passa dal rispetto delle procedure e delle competenze, non da iniziative personali o da polemiche che finiscono solo per indebolire il ruolo delle istituzioni".
Il 22 luglio la Giunta per le Autorizzazioni aveva già negato ai magistrati di Roma l’utilizzo delle chat. Successivamente il procuratore Francesco Lo Voi ha inviato nuovo materiale depositato dall’avvocato di Caroccia. Il presidente Dori aveva disposto la visione a partire da venerdì, ma Fontana ha bloccato tutto, chiudendo il dischetto in una cassaforte. Resta l’incognita sui tempi: una parte del centrodestra, in particolare di Fratelli d’Italia, spinge per il voto già il 6 agosto, mentre un’altra preferirebbe slittare a settembre per il "rischio numeri" prima della pausa estiva. Si aggiunge l’incertezza di un possibile voto segreto.
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