Cassazione conferma il 41bis per i fratelli Musto di Niscemi
Respinti i ricorsi della difesa. Per i giudici permane il rischio di collegamenti con Cosa nostra e di una ripresa dei contatti con il sodalizio mafioso
La Corte di Cassazione ha confermato il regime del 41 bis per Alberto e Sergio Musto, fratelli di Niscemi rispettivamente di 40 e 38 anni, già condannati nell’ambito del processo nato dall’inchiesta antimafia “Mondo opposto”.
I giudici hanno respinto i ricorsi presentati dal collegio difensivo contro la precedente decisione del Tribunale di sorveglianza di Roma. I legali avevano contestato il mantenimento del carcere duro, insistendo sulla necessità di valutare l’“attualità” della pericolosità dei due detenuti.
Per la Cassazione, tuttavia, gli elementi raccolti giustificano la permanenza del regime previsto dall’articolo 41 bis. In particolare, per quanto riguarda Alberto Musto, i giudici sottolineano che “gli esiti di nuove investigazioni danno contezza dell'attuale operatività del sodalizio di appartenenza”. Secondo la valutazione della Suprema Corte, esisterebbe dunque il rischio che Musto possa riprendere i contatti con il gruppo mafioso di Cosa nostra, all’interno del quale avrebbe avuto “un ruolo apicale”.
Analoga la valutazione sulla posizione del fratello Sergio. Secondo i giudici, “la sentenza di condanna per il reato commesso nel 2023 di partecipazione all'associazione mafiosa, tutt'ora operante gestita con ruolo apicale dal fratello, risulta adeguata e coerente”.
La Cassazione ritiene inoltre che sussistano “in concreto collegamenti con l'associazione di appartenenza”, tali da determinare un “pericolo per l'ordine e la sicurezza pubblica”.
Le argomentazioni avanzate dalla difesa non sono state quindi ritenute sufficienti per modificare la precedente decisione del Tribunale di sorveglianza. Per Alberto e Sergio Musto resta così confermato il regime del carcere duro.














