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Caso Equalize, la gip: ''prove granitiche'' su un sistema di accesso a dati illegali

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Nelle motivazioni della prima sentenza sul caso dell’agenzia investigativa Equalize, la gip di Milano Fiammetta Modica ha definito "granitica" la prova raccolta dalle indagini sugli accessi abusivi alle banche dati. Il provvedimento, risalente ai mesi scorsi, ha ratificato il patteggiamento a 3 anni e 10 mesi per Giulio Cornelli, tecnico informatico di 40 anni difeso dagli avvocati Giovanni Tarquini e Pierpaolo Astorina. Cornelli, finito agli arresti domiciliari nell’ottobre 2024, aveva collaborato mostrando "resipiscenza", ossia di essersi "dissociato". La giudice lo ha qualificato come "mero partecipe" dell’associazione per delinquere finalizzata, tra gli altri reati, alla corruzione di appartenenti alle forze dell’ordine e agli accessi abusivi. Gli sono state riconosciute le attenuanti generiche per il suo "atteggiamento collaborativo": aveva riconosciuto "sin da subito il carattere illecito dell’attività svolta", "i rapporti avuti dal gruppo con i clienti" e "l’impiego dei dati esfiltrati". Ha anche offerto un risarcimento da oltre 100 mila euro.

Il sistema di via Pattari

Quello che ruotava attorno all’agenzia di via Pattari, a due passi dal Duomo e guidata dall’ex manager pubblico Enrico Pazzali, era un "sistema rodato di acquisizione e gestione di dati sensibili, carpiti anche in modo illecito". Dagli elementi di prova raccolti "risulta provata l’esistenza di un’associazione per delinquere" che aveva lo "scopo di commettere in forma imprenditoriale una serie indeterminata" di accessi abusivi alle banche dati strategiche, al fine di ottenere "dati, notizie, informazioni, anche pregiudizievoli, sul conto di centinaia di persone" attraverso un’attività di "profilazione illegale attuata in modo spregiudicato e disinvolto messa a disposizione di una larga cerchia di committenti". La struttura organizzativa, "estremamente sofisticata", era costituita da tre società, tra cui Equalize. L’inchiesta, coordinata dalla Procura di Milano diretta da Marcello Viola con i pm Francesco De Tommasi e Eugenio Fusco e condotta dai carabinieri del Ros, ha documentato tramite intercettazioni telefoniche, ambientali e telematiche "centinaia di accessi abusivi". Nella sentenza vengono descritti l’uso di "captatori informatici per le intercettazioni illegali" e l’organizzazione dei servizi "in forma commerciale" attraverso la piattaforma Beyond, che aggregava i dati raccolti con il trasferimento non autorizzato di informazioni sensibili o riservati. Oltre a questo si parla di una "fitta rete di relazioni e di clientela" a cui venivano proposti i report illeciti. Pazzali figura tra le decine di imputati insieme all’esperto informatico Nunzio Samuele Calamucci, che ha collaborato alle indagini. È invece morto, mentre si trovava agli arresti domiciliari, l’ex superpoliziotto Carmine Gallo. Sui filoni principali del caso – per i quali sono arrivate due richieste di rinvio a giudizio, una per 74 imputati e con oltre 800 "spiati" tra cui anche alcuni vip – è fissata una maxi udienza preliminare per il 13 ottobre davanti alla gup Tiziana Landoni. Il filone sui cosiddetti "clienti", depositato a luglio dalla Procura, include tra gli imputati anche Giacomo Tortu, fratello del velocista Filippo, il banchiere Matteo Arpe e Stefano Speroni, direttore affari legali Eni. Le presunte vittime di spionaggi sono 832 e comprendono, tra gli altri, Ricky Tognazzi, Alex Britti, Selvaggia Lucarelli, Fabrizio Corona, Marcell Jacobs, Stefano Boeri e Paolo Scaroni. Il caso dei dossieraggi era scoppiato quasi due anni fa.

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