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| Giustizia

Caso Cospito, Andrea Delmastro ''ha usato notizie segrete per scopi politici''

Depositate le motivazioni della sentenza a otto mesi per rivelazione di segreto: privilegiò “la finalità politica” delle informazioni trasmesse a Donzelli

AMDuemila

“Ha usato notizie segrete per scopi politici”. È uno dei passaggi centrali delle motivazioni con cui i giudici della terza sezione penale della Corte d’Appello di Roma hanno confermato la condanna a otto mesi di reclusione nei confronti di Andrea Delmastro Delle Vedove per rivelazione di segreto. Al centro della vicenda ci sono le informazioni sulle conversazioni tra l’anarchico Alfredo Cospito e alcuni detenuti mafiosi sottoposti al 41 bis, successivamente utilizzate alla Camera da Giovanni Donzelli.  
Secondo i giudici, Delmastro, all’epoca sottosegretario alla Giustizia con delega alle strutture penitenziarie, avrebbe dovuto opporre un “diniego” alla richiesta avanzata dal suo compagno di partito e amico fraterno Donzelli. Invece decise di comunicargli quelle informazioni, pur essendo consapevole della loro natura. 
Nelle 24 pagine di motivazioni, la Corte scrive che “l'imputato” ha “ritenuto prevalente la finalità politica dell'uso di quelle informazioni, confidando sul fatto che Donzelli le avrebbe riportate in aula” nonostante “il pregiudizio concreto che dalla rivelazione di quelle informazioni sarebbe potuta derivare”.
Secondo la ricostruzione dei giudici, la condotta avrebbe potuto produrre conseguenze sullo stesso Cospito, che in quel momento era in attesa della decisione del ministro della Giustizia Carlo Nordio sull'eventuale revoca del regime di carcere duro. Le informazioni passarono invece a Donzelli, che le utilizzò politicamente per attaccare alcuni esponenti dell’opposizione che avevano fatto visita all’anarchico nel carcere di Sassari, accusandoli di vicinanza ai clan.
La Corte esclude inoltre che Delmastro potesse ignorare la riservatezza di quelle informazioni. “La sentenza di primo grado sottolinea — si legge nelle motivazioni dell'appello - che nessuno rassicurò all'imputato che le informazioni potevano essere divulgate e che, al contrario, egli ebbe chiari segnali che ne indicavano la riservatezza”.
A pesare nella valutazione dei giudici è anche “il profilo personale dell'imputato”. La sentenza di primo grado, richiamata nelle motivazioni d’appello, lo descrive come “Laureato in legge, penalista, sottosegretario con delega agli istituti di pena — il settore che attua il regime previsto dall'articolo 41 bis — parlamentare di lungo corso, sensibile ai profili della sicurezza, chiamato a ricoprire ruoli apicali nell'amministrazione della giustizia e nella gestione della polizia penitenziaria”.
Anche la posizione assunta dallo stesso Guardasigilli nel 2023 viene richiamata dalla Corte: Nordio, “nel suo intervento alla Camera del 2023, ha confermato la natura riservata di quelle informazioni anche se, essendo chiamato a riferire sull'operato del suo dicastero, ha fatto riferimento alla opportunità di verificare il contenuto dei documenti rinviando ad ulteriori approfondimenti”.
Un ulteriore elemento riguarda le modalità con cui le informazioni sarebbero state comunicate a Donzelli. Per i giudici risulta “inverosimile che, dopo una conversazione telefonica generica del 30 gennaio, incontrando casualmente Donzelli e in vista dell'intervento in aula che era in procinto di fare, Delmastro fosse in grado di sciorinare a memoria il contenuto del documento nella parte che interessava” all’esponente di Fratelli d’Italia.
Per la Corte emerge quindi “che l'imputato rivelò a Donzelli le esatte informazioni annotate nella relazione circa i colloqui captati tra Cospito e i detenuti al 41 bis, anche per la coincidenza testuale delle frasi utilizzate rispetto a quelle annotate”. 
La vicenda giudiziaria, tuttavia, non è conclusa. Gli avvocati di Delmastro hanno già annunciato il ricorso in Cassazione. Resta inoltre aperto un altro procedimento, nel quale l’esponente di Fratelli d’Italia non risulta indagato, relativo ai soci della Bisteccheria d’Italia, i Caroccia. I pm di Roma sarebbero pronti a rivolgersi alla Corte costituzionale dopo il diniego della Camera, con l’obiettivo di poter esaminare le conversazioni tra Delmastro e il socio indicato come prestanome dei Senese. 

Fonte: Domani

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