Carceri toscane in difficoltà: da Pisa a Prato, cresce l’emergenza
A Lucca il tasso di occupazione arriva al 256,8%, mentre a Sollicciano sono state sequestrate sette sezioni

La situazione delle carceri toscane continua a mostrare forti criticità. L’ultimo episodio che dimostra questo dato è accaduto nel carcere Don Bosco di Pisa ed è soltanto l’ultimo episodio di un problema che riguarda, appunto, diversi istituti della regione.
Proprio a Pisa - come ha ricordato il quotidiano “la Repubblica” - lo scorso 9 settembre l’associazione Antigone aveva effettuato una visita all’interno del penitenziario, denunciando una situazione particolarmente grave. Secondo quanto riportato dall’associazione, erano presenti 279 detenuti nonostante una capienza regolamentare di 190 posti. Ai problemi legati al sovraffollamento si aggiungevano quelli delle condizioni delle strutture. Antigone aveva segnalato caldo intenso, servizi igienici privi di adeguata privacy, infiltrazioni, sporcizia e la presenza di cimici da letto.
Ancora più delicata la situazione nel carcere fiorentino di Sollicciano. Nei mesi scorsi la Procura ha disposto il sequestro di sette sezioni dell’istituto a causa delle condizioni igieniche e sanitarie riscontrate. Un provvedimento che ha portato al trasferimento di circa 200 detenuti verso altre strutture penitenziarie.
Ma ad entrare nell’elenco degli istituti penitenziari che si trovano a dover affrontare le situazioni più difficili c’è anche il carcere di Lucca. Secondo i dati riportati da Antigone, l’istituto raggiunge un tasso di occupazione del 256,8%, il più alto d’Italia. Tutto questo, a fronte di una capienza di appena 37 posti: i detenuti sarebbero circa 90.
L’altro punto critico riguarda invece il carcere La Dogaia di Prato. Al suo interno, negli ultimi due anni, sono stati intercettati telefoni cellulari e quantità rilevante di droga. A questo si aggiungono suicidi, episodi di violenza e casi di overdose. Una situazione aggravata dal sovraffollamento e che ha portato il procuratore di Prato, Luca Tescaroli, a chiedere più volte interventi straordinari. La dimensione del problema che riguarda il carcere pratese era emersa molto chiaramente nel novembre 2025. In quell’occasione circa 800 uomini tra Polizia, Polizia penitenziaria, Carabinieri e Guardia di Finanza erano entrati nel carcere per effettuare una vasta perquisizione, cella per cella, per individuare e contrastare la presenza di telefoni, armi e sostanze stupefacenti all’interno dell’istituto. L’indagine aveva portato a decine di persone indagate, a vario titolo, per ipotesi di reato che comprendevano estorsione, violenza privata, acquisto e vendita di droga, accesso illecito a dispositivi di comunicazione da parte dei detenuti e possesso di armi.
Infine, oltre a quello di Prato, anche il penitenziario di Pistoia sembra essere in difficoltà: 81 detenuti sono ospitati in una struttura con una capienza prevista di 53 posti.
Fonte: la Repubblica
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