Alfredo Cospito resta al 41 bis: il Tribunale di Sorveglianza respinge il ricorso della difesa
Il Tribunale di Sorveglianza di Roma ha confermato il regime di 41 bis per Alfredo Cospito, respingendo il ricorso presentato dalla difesa contro la proroga del carcere duro disposta dal Ministero della Giustizia. L'anarchico, detenuto nel carcere di Sassari e sottoposto al regime speciale dal 2022, resterà quindi al 41 bis per altri due anni.
La decisione è contenuta in un provvedimento di 75 pagine, nel quale vengono richiamati i pareri della Direzione nazionale antimafia, della Direzione distrettuale antimafia di Torino e della Direzione centrale della Polizia di prevenzione del Ministero dell'Interno. Secondo gli organismi investigativi, Cospito continuerebbe a rappresentare un punto di riferimento per l'area anarchica insurrezionalista, con il concreto rischio che un alleggerimento del regime detentivo possa favorire la ripresa di collegamenti e lo scambio di informazioni con ambienti ritenuti di matrice eversiva.
Tra gli elementi valorizzati dal decreto figura anche l'esplosione avvenuta il 19 marzo scorso nel Parco degli Acquedotti, a Roma, dove morirono Sandro Mercogliano e Sara Ardizzone mentre stavano maneggiando un ordigno all'interno di un edificio abbandonato. Per gli investigatori, l'episodio rappresenterebbe un'ulteriore conferma dell'esistenza di nuclei anarchici ancora attivi e radicalizzati sul territorio nazionale.
Di diverso avviso la difesa di Cospito. L'avvocato Flavio Rossi Albertini ha contestato le motivazioni del rinnovo del 41 bis, sostenendo che gli ultimi attentati rivendicati dalla Federazione anarchica informale risalgono al biennio 2022-2023 e che, successivamente, non sarebbero emersi episodi riconducibili alla stessa organizzazione.
Il legale ha inoltre evidenziato come né Mercogliano né Ardizzone avessero legami con la Fai. Il primo era stato assolto dall'accusa di appartenenza all'organizzazione nel processo "Scripta Manent" della Procura di Torino, mentre la seconda era stata assolta nell'ambito dell'inchiesta "Sibilla" della Procura di Perugia sulla rivista anarchica "Vetriolo".
Tra le contestazioni della difesa vi è anche il riferimento, contenuto nel decreto ministeriale, a procedimenti penali nei quali l'ipotesi di associazione con finalità di terrorismo è stata successivamente esclusa dai giudici, come nelle inchieste "Vetriolo" e "Byalistok", quest'ultima relativa all'operazione del 2020 che coinvolse alcuni frequentatori del centro sociale Bencivenga di Roma.
Nonostante le obiezioni difensive, il Tribunale ha ritenuto prevalenti le valutazioni degli investigatori, secondo cui Cospito manterrebbe ancora oggi un ruolo di leadership nella galassia anarchica. Nelle motivazioni viene inoltre evidenziato il rischio che il detenuto possa continuare a trasmettere informazioni all'esterno, anche attraverso i colloqui autorizzati con la sorella.
La decisione conferma quindi la permanenza del regime di carcere duro, ritenuto ancora necessario per impedire eventuali contatti tra il detenuto e l'ambiente anarchico di riferimento.

















