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Accessi abusivi nei computer dei magistrati, spiato anche il procuratore Bombardieri

AMDuemila

Nel mirino le intrusioni informatiche attraverso il sistema Ecm, installato sui dispositivi del Ministero della Giustizia

Tre casi di sospetti accessi informatici abusivi nei computer di due magistrati, tra cui quello del procuratore di Torino Giovanni Bombardieri. L’indagine, per competenza, è in mano alla Procura di Milano diretta da Marcello Viola che, in un fascicolo aperto da qualche mese dai pm Enrico Pavone e Francesca Celle e su denuncia dello stesso Ministero, oggi ha dato conto di aver eseguito lo scorso marzo, d'intesa con il Procuratore Nazionale Antimafia Giovanni Melillo, una serie di perquisizioni domiciliari e informatiche. Nel mirino ci sono intrusioni informatiche attraverso l'ormai noto sistema Ecm, installato sui dispositivi del Ministero della Giustizia e di cui via Arenula nei giorni scorsi ha annunciato la dismissione, dopo che era finito al centro di polemiche per un'inchiesta giornalistica di Report. Gli accertamenti investigativi, scrivono i pm, "si sono resi necessari poiché, dai primi riscontri, è emerso che le intrusioni informatiche sono avvenute attraverso la forzatura del sistema resa possibile dal possesso delle credenziali di amministratore". Gli indagati, infatti, sono tre tecnici della società "convenzionata" per i servizi di manutenzione e che avevano la "disponibilità di tali credenziali in virtù di contratti di assistenza informatica stipulati dal Ministero con ditte terze". Dalla Procura, dunque, è stato precisato che gli elementi finora raccolti nelle indagini della Polizia Postale non portano ad ipotizzare "alcuna intrusione" da parte di funzionari di via Arenula. Per quanto riguarda il primo caso che era venuto fuori già nei mesi scorsi, si sarebbe trattato di un "test" sul pc di un gip di Alessandria, Aldo Tirone, attraverso un tecnico. E i pm stanno verificando se anche negli altri, quelli che hanno visto come obiettivo il pc di Bombardieri, si sia trattato di prove di vulnerabilità del sistema o di veri e propri ingressi per "spiare" personal computer che hanno dentro ovviamente dati e informazioni sensibili e coperte da segreto istruttorio. Di uno dei due fatti che vedono come "vittima" il capo della Procura torinese si è parlato nell'ultima puntata del programma di Sigfrido Ranucci, in cui è stato intervistato - come già accaduto in precedenza per la vicenda Tirone - quell'ormai ex tecnico (licenziato), tale "Stefano", della ditta che svolgeva la manutenzione. Sarebbe accusato di aver "bucato" il pc e di aver mandato, poi, una mail a nome di Bombardieri. Alla trasmissione l'indagato ha dato, però, un'altra versione: "Il procuratore aveva chiesto l'installazione di una stampante a colori sul suo computer, con tanto di ticket d'intervento. Che io eseguo come da prassi. A fine installazione - ha detto ancora - è partita questa mail. Mai entrato nella sua casella di posta. Un clamoroso equivoco, spero che il procuratore ne venga messo a conoscenza". Da quanto si è saputo, sarebbe stato lo stesso procuratore ad accorgersi delle violazioni nel suo pc e a segnalarle. E mentre "le analisi forensi sui dispositivi sequestrati" nelle perquisizioni di due mesi fa sono ancora "in corso", le verifiche più ampie a livello nazionale sono coordinate dalla Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo. Il focus è sulle falle di quel software adottato nel 2019 dal Ministero e installato su circa 40mila computer di magistrati e cancellieri per effettuare da remoto gli aggiornamenti e la manutenzione dei dispositivi. Al momento, pare, da quanto riferito dai magistrati di Milano, non ci sarebbero stati magistrati "colpiti" nel distretto milanese e né in altri distretti giudiziari.

Fonte: Ansa

Foto © Imagoeconomica 

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