Non un semplice momento di commemorazione, ma una festa che ogni anno rinnova un impegno collettivo. È iniziato alla Casa di Paolo il percorso di iniziative dedicate al 34° anniversario della strage di via d'Amelio, con la tradizionale festa per l'undicesimo compleanno di un progetto che, nel tempo, è diventato uno dei simboli più autentici dell'antimafia sociale a Palermo.
Dal 17 al 19 luglio il capoluogo siciliano ospiterà incontri, dibattiti, testimonianze e momenti di riflessione promossi dal Movimento delle Agende Rosse di Salvatore Borsellino insieme a Our Voice, Casa di Paolo, Centro Studi Paolo e Rita Borsellino, ANTIMAFIADuemila, Agesci Sicilia e numerose altre realtà della società civile. Il culmine sarà, come ogni anno, il 19 luglio in via d'Amelio, nel luogo in cui nel 1992 furono assassinati il giudice Paolo Borsellino e gli agenti della sua scorta Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina, Emanuela Loi e Claudio Traina.
Salvatore Borsellino
La prima giornata, però, è stata dedicata alla vita. Alla Casa di Paolo, nel cuore della Kalsa, amici e sostenitori arrivati da tutta Italia hanno celebrato undici anni di un'esperienza nata da un'intuizione di Salvatore Borsellino: riportare idealmente il fratello Paolo nel quartiere dove era nato e cresciuto, trasformando la memoria in un'occasione concreta di riscatto sociale.
Tra i presenti anche Antonio Vullo, unico sopravvissuto alla strage di via Mariano D'Amelio, Luciano Traina, fratello dell'agente Claudio Traina, Nino Agostino Moana, nipote del poliziotto Nino Agostino, e Ida Castelluccio, l'imprenditore antiracket e cantastorie Michelangelo Balistreri, insieme ai tanti attivisti del Movimento delle Agende Rosse giunti da ogni parte d'Italia.
Oggi la Casa di Paolo rappresenta la realizzazione di quel sogno coltivato per anni da Salvatore Borsellino. Quella che un tempo era la farmacia del padre del magistrato, nella storica via della Vetriera, è diventata uno spazio aperto ai bambini, ai giovani e alle famiglie del quartiere. Non un museo, né un luogo destinato esclusivamente al ricordo, ma un presidio educativo e culturale capace di incidere quotidianamente sulla realtà della Kalsa.
Lo aveva spiegato con chiarezza lo stesso Salvatore Borsellino alla nascita del progetto: «Non sarà un luogo di memoria e di lapidi, ma abbiamo fatto in modo che qui chi verrà possa incontrare Paolo Borsellino». Un pensiero che riprende l'idea di costruire un luogo dove "i giovani del rione dove è cresciuto mio fratello incontreranno la possibilità di trovare nuova crescita".
Un'intuizione che oggi trova conferma nelle tante attività coordinate da Roberta Gatani, nipote del magistrato e responsabile della struttura, che in questi anni ha trasformato la Casa in un laboratorio permanente di educazione alla legalità, inclusione e solidarietà.
"Dopo undici anni di casa di Paolo possiamo fare un bilancio e tirare le somme - dice Roberta Gatani, - Credo che possiamo ritenerci soddisfatti. I primi traguardi sono stati raggiunti e possiamo vedere anche i primi successi. Ciò significa che quando ci si impegna il cambiamento è possibile".
Per raccontare questa splendida storia ha anche realizzato un libro che sarà presentato questa sera: "La Casa di Paolo. I picciriddi della Kalsa e l’amore che cambia i destini" (Edizioni Iod). "Dopo il libro scritto per portare alla casa di Paolo la storia di mio zio abbiamo voluto parlare della storia dei bambini. Quella di Mimmo, in particolare. Che rappresenta tutti coloro che hanno trovato posto in questo luogo per fiorire ed essere sé stessi. Una rinascita per chi è costretto a crescere troppo in fretta". 
Antonio Vullo, unico sopravvissuto alla strage di via D'Amelio, e Luciano Traina, fratello dell'agente Claudio Traina
Un percorso che si accompagna alla ricerca della verità sulle stragi e che va oltre alla memoria. Perché, come dimostrano questi undici anni di attività, il modo più autentico per ricordare Paolo Borsellino è offrire ai bambini della Kalsa ciò in cui lui ha sempre creduto: opportunità, cultura e speranza.
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