Stragi di mafia. Cosa c'è dietro la richiesta di audizione di Giuseppe Graviano?
A quasi trentacinque anni dalle stragi di Capaci e di via d’Amelio, le dichiarazioni attribuite a Giuseppe Graviano continuano a proiettare un’ombra inquietante sulle vicende del periodo stragista. La richiesta presentata al Gip di Caltanissetta dal boss mafioso, che ha manifestato l’intenzione di rendere dichiarazioni dinanzi all’autorità giudiziaria nissena prima dell’eventuale decisione di archiviazione, riapre interrogativi rimasti a lungo irrisolti.
La difesa di Graviano ha già chiarito che l’istanza mira a precisare elementi emersi in passato, escludendo l’invio di presunti “messaggi criptati”. Tuttavia, il ruolo e il peso di uno dei vertici operativi di Cosa nostra impongono cautela nel distinguere con nettezza i profili processuali dalle possibili strategie comunicative. Qualora la richiesta fosse accolta e disposto un incidente probatorio, i temi che Graviano potrebbe affrontare ricalcherebbero con elevata probabilità quelli già emersi nelle precedenti audizioni. Nel 2020, ad esempio, a Reggio Calabria, Graviano ha sostenuto la tesi secondo cui vi sarebbero stati antichi investimenti societari avviati dalla sua famiglia, per il tramite del nonno Filippo Quartararo, nel settore immobiliare e finanziario milanese, lamentando presunti mancati adempimenti degli impegni assunti. In passato, inoltre, ha richiamato presunti rapporti con Silvio Berlusconi e con Marcello Dell’Utri, ipotizzando che possano essere stati oggetto di ulteriore ricostruzione eventuali contatti intervenuti tra il 1992 e l’inizio del 1994, ossia in un periodo precedente e parallelo alla discesa in campo di Forza Italia.
Considerata la conoscenza diretta che il boss avrebbe della dinamica degli attentati del periodo 1992-1994, egli potrebbe ripercorrere anche i giorni antecedenti all’attentato di Paolo Borsellino, intrecciando tale ricostruzione con la propria lettura del regime di carcere duro (41-bis) e con le conversazioni intercettate durante la detenzione. Va comunque precisato che, nei precedenti passaggi giudiziari, le ricostruzioni fornite da Giuseppe Graviano sono state valutate con severità dai magistrati: numerose sue affermazioni relative a presunti patti finanziari e a presunti incontri sono state ritenute prive di riscontri oggettivi oppure considerate inattendibili. Marcello Dell’Utri è stato condannato in via definitiva per concorso esterno in associazione mafiosa per condotte fino al 1992. Per il periodo successivo, e per le vicende connesse alle stragi, invece, le ricostruzioni prospettate dall’accusa non hanno trovato conferme in sede giudiziaria per gli anni 1993-1994.
La decisione spetta ora al Gip di Caltanissetta, chiamato a valutare nell’udienza del 14 settembre prossimo se la deposizione di Graviano possa offrire un ulteriore contributo conoscitivo effettivamente concreto, oppure se si configuri come un’ulteriore iniziativa volta a condizionare l’agenda giudiziaria, senza però fornire elementi di prova realmente verificabili.
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