Omicidio Daphne Caruana: respinto ricorso di Yorgen Fenech, più vicino il processo ai mandanti
A quasi nove anni dall’attentato che il 16 ottobre 2017 costò la vita alla giornalista maltese Daphne Caruana Galizia, uccisa dall’esplosione di una bomba telecomandata piazzata sotto la sua auto, la Corte costituzionale di Malta ha respinto il principale ricorso presentato dal principale accusato di essere il mandante dell’omicidio.
La decisione, presa lunedì dal collegio presieduto dal giudice Anthony Ellul insieme ai giudici Robert G. Mangion e Josette Demicoli, chiude una delle strade più importanti tentate dalla difesa di Yorgen Fenech. La Corte ha rigettato la richiesta del tycoon di impedire l’utilizzo come prove delle dichiarazioni rese alla polizia subito dopo il suo arresto, condannandolo inoltre al pagamento delle spese processuali. Fenech, arrestato nel novembre 2019 mentre tentava di fuggire a bordo di uno yacht di famiglia, si trova in libertà vigilata dal 7 febbraio 2025 dopo aver trascorso oltre cinque anni in carcere. Mentre tutti gli esecutori materiali dell’omicidio sono stati già giudicati e stanno scontando le rispettive condanne (o hanno beneficiato di condoni, come l’intermediario Melvin Theuma), il processo nei confronti del presunto mandante è rimasto a lungo bloccato da una raffica di ricorsi.
Il nucleo della battaglia legale riguardava gli interrogatori del 29 e 30 novembre 2019. La difesa aveva sostenuto che in quei giorni Fenech, cocainomane dichiarato, fosse in uno stato di forte vulnerabilità e privo del pieno controllo del proprio libero arbitrio a causa dell’influenza della cocaina. Secondo i suoi avvocati, l’utilizzo di quelle dichiarazioni violerebbe il diritto fondamentale a un processo equo. La Corte costituzionale ha confermato la decisione della Prima Sezione del Tribunale Civile del settembre 2025, ribadendo che i ricorsi costituzionali non possono essere impiegati come un ulteriore grado di appello per questioni già esaminate in sede penale. I giudici hanno sottolineato che Fenech aveva già potuto produrre prove sul suo stato mentale durante il procedimento penale. I referti medici esaminati dal Tribunale penale nel 2022 avevano infatti stabilito che l’imputato era “medically composed” durante gli interrogatori, senza sintomi da astinenza né segni di sofferenza. Inoltre, Fenech appariva coerente, comprendeva perfettamente l’ambiente circostante e aveva addirittura diretto il flusso delle domande degli investigatori. Era assistito da due avvocati per tutta la durata degli interrogatori e in nessun momento i legali avevano chiesto di interrompere l’audizione sostenendo uno stato di incapacità del loro assistito. Lo stesso Fenech aveva dichiarato agli inquirenti che la sua dipendenza dalle droghe apparteneva al passato. Subito dopo l’arresto, secondo quanto emerso, Fenech aveva sostanzialmente ammesso di aver dato l’ordine di uccidere, sostenendo di averlo fatto d’accordo con membri del gabinetto di Joseph Muscat: versione poi parzialmente ritrattata. La Corte ha ritenuto prematuro qualsiasi intervento in questa fase preliminare, ricordando che le questioni sul rispetto del giusto processo devono essere valutate considerando il dibattimento “nel suo complesso” una volta concluso.
I diritti di Fenech, hanno assicurato i giudici, restano pienamente tutelati all’interno del normale iter della giustizia penale. Con questa decisione, uno degli ultimi ostacoli significativi al processo sembra rimosso.
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