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Nordio ripristina il codice fascista: via il controllo delle indagini ai pm

Luca Grossi

Il codice di procedura penale stabilisce in modo perentorio (art. 327) che “il pubblico ministero dirige le indagini e dispone direttamente della Polizia giudiziaria”.
Si tratta di un ruolo connotato da un peculiare carattere garantista: il magistrato dirigendo le indagini è in grado di evitare effetti distorsivi che potrebbero derivare dalla dipendenza degli organi di Polizia giudiziaria dal potere esecutivo.
Ma con la nuova trovata di Nordio cambia tutto: al pm verrà tolta la direzione delle indagini e non potrà più disporre della polizia giudiziaria; verrà, in altre parole, relegato al semplice ruolo di passacarte con tanta gioia di chi ad esempio specula sul denaro pubblico o su chi fa accordi con le mafie in campagna elettorale. Esattamente quello che prevedeva il vecchio codice Rocco, con buona pace dei propositi espressi dal ministro della giustizia all’inizio del suo mandato, quando esaltava il codice Vassalli.
Sarebbe come se l’allenatore di una squadra di calcio non potesse più disporre direttamente dei suoi giocatori. Sarebbe come se un’auto rimanesse senza benzina. Come se una barca a vela pretendesse di andare avanti senza vento. Roba da commedia dell’assurdo” ha detto l’ex magistrato Gian Carlo Caselli in un’intervista al ‘Fatto Quotidiano’.
Con l’art 327 quindi si era cercato di dare alla pubblica accusa un certo spazio di manovra proprio per evitare una concentrazione di potere troppo elevata nelle mani delle Forze dell’Ordine, quindi anche del ministero dell’Interno, della Difesa e dell’Economia/Finanze; da cui dipendono rispettivamente Polizia di Stato e Penitenziaria, Carabinieri e Guardia di Finanza.
Ma nelle menti del governo patriota, secondo quanto riportato dal ‘Fatto’, non basta la separazione delle carriere, ora si dovrà privare il pubblico ministero anche del controllo sulla Polizia Giudiziaria.
Un testo ufficiale ancora non esiste ma alcune fonti fanno sapere che questo punto verrà inserito nel progetto di riforma costituzionale.
Una riforma ridicola, come ridicole sono le motivazioni a suo sostegno, in primis quella economica.
Almeno a parole il ministro Nordio voleva diminuire i costi della giustizia, peccato che triplicheranno poiché la riforma attuativa prevede la creazione di due Csm e di un’Alta Corte.
Inoltre da ostacolo viene anche il granitico articolo 109 della Costituzione secondo cui “l’autorità giudiziaria dispone direttamente della polizia giudiziaria”.
Per aggirarlo si dovrebbe prima separare il pm dall’autorità giudiziaria, lasciarlo in balia del potere esecutivo e trasformarlo in una sorta di Funzionario Governativo che godrebbe di immunità totale del proprio operato poiché agirebbe sotto il diretto mandato della politica.
Il pm finirebbe per essere nelle mani di chi comanda la Polizia giudiziaria, e quindi del potere esecutivo. Un’anticipazione di quello che sarebbe l’esito inesorabile della separazione delle carriere. Fine delle complicazioni. Un colpo di genio per chi voglia realizzare senza troppi ostacoli una torsione in senso autoritario del nostro sistema democratico” ha commentato Caselli.
Su questo ricordiamo che già la riforma Cartabia aveva previsto di produrre un atto di indirizzo (o al massimo un disegno di legge) per stabilire quali saranno le priorità dei reati che le procure dovranno perseguire.


I veri problemi della giustizia

Ovviamente dei veri problemi della giustizia non se ne accorge nessuno dei grandi capoccioni: scoperture negli organici impressionanti: Trapani 64%, Varese 50%, Bolzano e Pesaro 40%, Trieste 36%. In uffici più grandi come Milano (18%) o Napoli (15,4%).
In Sicilia manca inoltre il 71,6% dei giudici di pace, ovvero solo 48 a fronte dei 169 previsti in pianta organica. A Corleone, per dire, dovrebbero essercene tre. Non ce n’è neanche uno.
E poi: carenze croniche del personale amministrativo, i tribunali che soffocano sotto il peso degli arretrati di cui per il civile nel 2024 è tornato a crescere mentre le assunzioni destinate all’ufficio del processo restano precarie; dei 12.103 laureati reclutati, ben 3.299, più di uno su quattro, si sono dimessi in anticipo rispetto alla scadenza del contratto.
E mettiamoci anche la famigerata ‘App’ (farlocca) per il processo telematico che non funziona. La relazione della Settima commissione del Csm è molto chiara: 87 tribunali ne hanno sospeso immediatamente il funzionamento, che sarebbe dovuto partire il primo gennaio del 2025.
“Allo stato attuale – scrivono gli autori della relazione, i consiglieri Marco Bisogni e Maria Vittoria Marchianò – è di fatto impossibile lo svolgimento dei giudizi secondo la modalità telematica in assenza di un’idonea infrastruttura tecnologica”.
Ma Nordio anche in questo caso è andato avanti come se nulla fosse.
Anche la questione dei magistrati onorari non è certo migliorata: sono circa 4500 e svolgono un ruolo fondamentale nella giustizia italiana, gestendo fino al 90% dei dibattimenti penali e circa la metà del contenzioso civile sotto i 50 mila euro. Nonostante ciò, per anni sono stati precari senza diritti contrattuali né selezione tramite concorso. Il governo Draghi aveva avviato una stabilizzazione tramite concorsi con retribuzioni basate sull’anzianità, ma ora il ddl Nordio, in discussione al Senato, rivede la disciplina, creando due categorie: gli esclusivisti, con stipendio di 58 mila euro annui, e i non esclusivisti, con un massimo di 25 mila euro. Quest'ultima categoria, che comprende la maggioranza, denuncia una penalizzazione ingiusta e minaccia nuove azioni legali contro lo Stato.

Foto © Imagoeconomica

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