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Manette per Leo Sutera, boss agrigentino vicino a Messina Denaro

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Leo Sutera (in foto), anziano boss di Sambuca di Sicilia e fedelissimo di Matteo Messina Denaro, torna in carcere. Il provvedimento di fermo, emesso dalla Dda di Palermo, è stato eseguito questa mattina dagli investigatori dello Sco e della Squadra mobile di Palermo e Agrigento. L'accusa è di associazione a delinquere di stampo mafioso. Gli inquirenti, dopo una complessa attività di indagine, coordinata dal procuratore aggiunto Paolo Guido, hanno individuato in Sutera il capo di Cosa nostra agrigentina, nonostante i lunghi periodi di detenzione.
Il boss, che dal luglio del 2018 era un sorvegliato speciale perché considerato "socialmente pericoloso", continuava a gestire gli affari del mandamento mafioso con il controllo, in particolare, delle attività edili della provincia di Agrigento.
Il provvedimento si è reso necessario nel momento che alcune intercettazioni avevano fatto emergere un pericolo di fuga.
Il ruolo di Sutera emergeva con evidenza anche grazie a quei rapporti personali che intratteneva con i vertici delle famiglie mafiose trapanesi e palermitane.
Secondo gli inquirenti, infatti, è uno degli uomini di fiducia del superlatitante Matteo Messina Denaro al quale è legato da un'antica amicizia. Negli anni passati, del resto, erano emersi contatti diretti attraverso il sistema dei pizzino.
Da un paio di anni Sutera era tornato in libertà dopo che nel 2012 era stato arrestato con diverse polemiche dalla Procura di Palermo. L'allora procuratore aggiunto Teresa Principato aveva contestato quel provvedimento in quanto avrebbe bruciato un'indagine su Matteo Messina Denaro. Sutera al tempo era considerato come il punto di snodo delle comunicazioni tra i boss delle province e la primula rossa.