Mafia a Custonaci, morto Mario Mazzara: era imputato nel processo ''Scialandro''
Aveva 77 anni ed era detenuto a Secondigliano. Con la sua morte il procedimento si chiuderà senza una sentenza di merito.
Mario Mazzara, 77 anni, originario di Custonaci, è morto nel carcere di Secondigliano, a Napoli. Era uno degli imputati del processo “Scialandro”, nato dall’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Palermo sulla presenza di Cosa nostra tra Trapani, Valderice e Custonaci. Mazzara era detenuto dal 2023 e negli ultimi mesi partecipava alle udienze in videocollegamento dal carcere. Secondo la ricostruzione degli investigatori, Mazzara avrebbe avuto un ruolo importante negli equilibri mafiosi di Custonaci e, soprattutto, nei rapporti tra ambienti criminali e politica locale. Nel 1985 era stato consigliere comunale di Custonaci.
Durante il processo “Scialandro”, il vicesindaco Giovanni Noto ha raccontato che Mazzara partecipava alle campagne elettorali e frequentava i Consigli comunali. Anche suo figlio aveva ricoperto incarichi politici, prima come consigliere e poi come assessore.
Nel dicembre 2018 la sua abitazione era stata perquisita nell'ambito dell'operazione “Eris”, che aveva come obiettivo la rete di persone sospettate di favorire la latitanza di Matteo Messina Denaro. Il suo nome era emerso anche in relazione alle indagini “Scrigno”. Tuttavia, è con l’operazione “Scialandro”, scattata nell’ottobre 2023, che la sua posizione giudiziaria diventa più rilevante. Secondo la Dda di Palermo, Cosa nostra a Custonaci avrebbe cercato non soltanto di controllare attività economiche, ma anche di influenzare alcune decisioni dell’amministrazione comunale. L’inchiesta ha riguardato diversi settori: lavori pubblici, forniture, urbanistica, nomine politiche e consenso elettorale.
Mazzara compare anche nella ricostruzione della campagna elettorale del 2018. Durante il processo, Giovanni Noto ha raccontato che frequentava il comitato elettorale della lista di Giuseppe Morfino. Secondo la sua testimonianza, insieme a Mazzara erano presenti anche Giuseppe Costa, Paolo Magro, Roberto Melita e Giovanni Marceca.
Le intercettazioni raccolte dagli investigatori riguardavano anche questioni economiche e urbanistiche. Nel settembre 2021, per esempio, Mazzara discuteva con Guarano e Marceca della possibile realizzazione di un supermercato e della modifica della destinazione urbanistica di alcuni terreni.
Quando nell’ottobre 2023 scattò l’operazione “Scialandro”, Mazzara venne inizialmente posto agli arresti domiciliari. Ma la misura durò però poco. Secondo gli investigatori, Mazzara avrebbe cercato di intervenire sulle dichiarazioni che altri indagati avrebbero dovuto rendere agli inquirenti. Dalle intercettazioni sarebbe emerso, in particolare, il tentativo di concordare una versione comune su alcune vicende riguardanti la nomina di Irene Marceca ad assessore comunale. Per questo motivo, nel dicembre 2023, il gip Alfredo Montalto revocò gli arresti domiciliari e dispose il trasferimento in carcere.
Fonte: TP24
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